Non è un romanzo di primo pelo, essendo uscito ad aprile 2010, l’ultimo lavoro di Michele Vaccari dal titolo forte e provocatorio “Giovani, nazisti e disoccupati”.

Ambientato nella Bologna del “fancazzismo”, tra punkabbestia ricchi che fanno l’elemosina e giovani svuotati dagli agi concessi dalle famiglie di origine e dall’uso di droghe che “fanno figo”, tra aspiranti politicanti troppo concentrati su se stessi e falsi demagoghi che istigano alla violenza nei comportamenti, salvo poi sconfessarla a parole.
Anarchico e devoto di Errico Malatesta, suo personalissimo consigliere fantasma, l’anonimo protagonista del romanzo è il “giovane-non giovane” di questi tempi: abituato a pensare al sodo, disgustato da chi cerca di essere alternativo a tutti i costi per essere notato, schifato dai fattoni sempre e comunque eppure anche lui dipendente dall’uso della trielina e vittima di uno squilibrio che lo rende quasi sociopatico. Innamorato di una ragazza che oscilla tra la tossicodipendenza e l’attivismo politico estremista, il giovane ragazzo, per realizzare il folle piano di dare una lezione ai parassiti che condividono con lui la casa, finirà a scontrarsi con la demenza delle follie del nazismo contemporaneo, che è solo un rigurgito di retorica violenta, e le ipocrisie di un certo modo di essere di sinistra dei nostri giorni.
Un grido contro tutte le ipocrisie, contro i poteri forti attuali, contro chi denigra i giovani come praticanti del culto dell’ozio ma anche contro chi non fa nulla per migliorare se stesso e il nostro paese. Con un linguaggio sempre molto energico con ampi tratti tipici del pulp, Vaccari si scaglia contro le ipocrisie della nostra piccola Italia, con riferimenti non tanto velati alla società e alla politica dei nostri giorni, e denuncia il vuoto contemporaneo ideologico e politico che sforna certi caratteri da teatro dell’assurdo anche se tristemente reali.

Giovani, nazisti e disoccupati di Michele Vaccari
Castelvecchi Editore, 131 pag, 14€