L’Università del Salento e il Comune di Otranto organizzano il Convegno “Il sogno italiano”. Albania-Puglia: vent’anni dopo (1991-2011) per celebrare appunto il ventennale dello sbarco di migliaia di albanesi sulle coste pugliesi.
Il titolo del Concerto “Le memorie nel petto raccendi” è mutuato dal celeberrimo brano “Va’ pensiero”.

Tratto dal “Nabucco” di G. Verdi, il brano divenne, simbolo del sentimento nazionale italiano e lo stesso Verdi fu il più grande interprete di quel sentimento di unità nazionale. La lotta risorgimentale fu per il grande compositore di Busseto tema centrale di ispirazione e nel contempo materia di arte e  musica.
In epoca risorgimentale, la musica e, soprattutto, l’opera lirica svolsero un ruolo determinante per la veicolazione delle aspirazioni patriottiche e gli aneliti libertari e i teatri divennero luoghi in cui incontrarsi, dibattere, scambiarsi opinioni, recepire messaggi. Gli Ebrei in schiavitù in Babilonia rappresentano gli Italiani oppressi dallo straniero e tutti quei popoli che ardono e combattono per la dignità della propria identità nazionale.
Il Concerto, dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia, apre con Il canto degli Italiani musicato da Novaro con testo di Mameli. L’Italia finalmente “s’è desta”, le coscienze risvegliate anelano all’unità: un unico popolo, un’unica bandiera, un’unica speranza di libertà “dall’Alpe alla Sicilia”. E per siffatta impresa è necessario l’intervento divino: un Dio potente che guarda Dal [suo] stellato soglio (dal “Mosè”di Gioacchino Rossini) il popolo implorante pietà. E ancora, di Rossini, il Guglielmo Tell, eloquente testimonianza di impegno civile e politico dell’altro grande compositore ottocentesco.
Anche Bellini prima, con il Coro di Druidi e di Sacerdotesse (da “Norma”) e Donizetti poi con il Coro d’Introduzione a “La Figlia del Reggimento” testimoniano un accorato slancio patriottico.
Sempre osservando un ordine cronologico, quasi a tracciare i momenti di crescita e di radicamento nelle coscienze dell’idea unitaria, il Concerto si snoda in tre momenti molto efficaci ed intensi delle opere di Giuseppe Verdi, cosciente più che mai della nascita di una nuova entità politica finalmente “una dall’Alpi al mar”: La Patria, inno nato per Re Ferdinando di Borbone inizialmente vagheggiato come monarca illuminato e unificatore ma rivelatosi poi fortemente illiberale, l’Inno popolare (‘Suona la tromba’), il Coro d’Introduzione e lo struggente Coro di schiavi ebrei da “Il Nabucc”o, evocazione della patria “sì bella e perduta”.
L’excursus risorgimentale cede il posto ai grandi conflitti mondiali che videro sì un’Italia unificata, ma sempre impegnata a fronteggiare invasori e a custodire, mantenendolo vivo, il proprio orgoglio nazionale.
Fulcro centrale della Fantasia sinfonico-corale è il “trittico” alpino,  scelto e rivisitato dal Maestro concertatore e direttore Luigi De Luca: Montecanino, nostalgia struggente della partenza, Valsugana, canto di speranza nel ritorno e La leggenda del Piave, inno della vittoria.
Il Coro esegue poi Bella ciao canto popolare ottocentesco idealmente associato al Movimento partigiano italiano e diventato celeberrimo durante la Resistenza.
Vecchio Scarpone invece, rievoca il dopoguerra quando contribuiva a ravvivare il sentimento patriottico di chi aveva compiuto il suo dovere di soldato ed era forse disponibile a rivestire la divisa e  impugnare ancora le armi  pur di  riscattare l’onore dell’Italia.
Modugno, con la sua dolente e bellissima canzone Amara terra mia, denuncia lo stato di differenziazione sociale ed economica di quel Meridione che tanto si prodigò per l’unificazione della nazione ma poco è stato fatto per chi, figlio di quel Sud, con struggente nostalgia,  è costretto ad andare via con il proprio bagaglio di speranze e delusioni.
Altro momento forte del Concerto è l’esecuzione dell’Inno delle Nazioni. Il grande Verdi affidò al Canto degli Italiani  il compito di simboleggiare l’Italia, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese: tre inni eseguiti in simultanea.
Conclude il Concerto l’esecuzione dell’Inno alla goia di L.van Beethoven, inno d’Europa. Adottato dal Consiglio d’Europa nel 1972 e  utilizzato dall’Unione europea dal 1986, vuole essere auspice del  rispetto della propria e dell’altrui dignità.
concerto sinfonico-corale per i 150 anni dell’Unità d’Italia

Dirige il Maestro Luigi De Luca

Istituto Paritario “Maestre Pie Filippini”
Piazza Castello, 4 – Otranto
19 maggio 2011 – ore 21,00
ingresso libero

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