Nate dalla costola di Adamo, secondo l’Antico Testamento, ma preistorico simbolo di fertilità; emblema della famiglia ma anche del peccato originale; lodate dall’Amor Cortese nel Dolce Stil Novo, ma tacciate di stregoneria dopo neanche un secolo.

Ancora vittime di pregiudizi tutti racchiusi nell’epiteto “il sesso debole”, ma alle volte troppo emancipate da aver quasi perso il fascino del mistero. Come diceva Oriana Fallaci “Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai”.

Eleonora Duse

Il suo nome viene accostato ad una sola definizione: la più grande attrice teatrale di tutti i tempi. La sua sensibilità innata e la sua straordinaria naturalezza protesa verso una lettura mai banale delle pièce ma piuttosto provocatoria, dissacrante ma anche poetica ne hanno fatto un mito, una vera e propria leggenda che si tramanda dalla seconda metà dell’Ottocento.
Donna controcorrente, attrice sopra le righe che non ha mai avuto paura del giudizio del pubblico, che inizialmente ha fatto fatica ad accettare il suo essere clamorosamente diversa dalle altre, e anche per questo memorabile.

Eleonora Duse nasce nel 1858 a Vigevano, figlia d’arte di due comici itineranti, si avvicina al mondo della recitazione sin da ragazzina, esordendo a soli 4 anni come Cosette de “I Miserabili”. La prima vera prova di bravura superata egregiamente arriva nel maggio del 1873: la Duse, a Verona, nei panni di Giulietta propone un tipo di recitazione innovativo, non al passo con i suoi tempi e per questo non compreso dal pubblico veronese, così come anche da quello triestino dove subì addirittura l’umiliazione di essere tolta dal cartellone.

La svolta inizia a Napoli, dove vestirà i panni di Elettra dell’ “Oreste” di Alfieri e poi di Teresa Roquin di Zola, ma la vera e propria ascesa partirà a Torino, arrivata nella compagnia “Città di Torino” come “seconda donna”, in benché non si dica diverrà la prima attrice, e partirà alla volta del Sud America.

Le sue scelte di repertorio, che poi in seguito all’incontro con Gabriele D’Annunzio rigetterà, hanno influenzato moltissimo la sua splendida carriera: la Duse attingeva dalla drammaturgia francese di Alexandre Dumas figlio, di Victorien Sardou, e alle volte dal verismo di Verga, ma non si limitava a proporre una visione acritica della società fortemente perbenista in cui viveva, anzi dava ad ogni testo un’interpretazione dissacrante della realtà borghese dell’epoca, strettamente legata al mito dell’apparire, ma povera di emozioni.

La sua vita sentimentale fu sicuramente molto burrascosa a maggior ragione per rapporto all’epoca in cui viveva: un matrimonio con un attore che finì in men ché non si dica dal quale ebbe, però una figlia, poi una lunga relazione segreta con lo scapigliato Arrigo Boito, e ancora una relazione lesbo con Lina Poletti e diverse altre amicizie ambigue, per poi giungere alla tormentata quanto forte liaison con Gabriele D’annunzio.

Il primo incontro tra i due avvenne a Roma, e D’Annunzio, che certamente non è passato alla storia come un artista timido e chiuso nel suo mondo, non esitò a chiederle di appartarsi con lui; Eleonora ovviamente non accettò, ma accanto allo sdegno per i modi non certamente signorili dello scrittore, ne rimase segretamente compiaciuta. L’incontro definitivo giunse a Venezia nel 1894, lo scrittore le aveva persino dedicato un esemplare delle sue “Elegie Romane”; ne nacque una storia d’amore che durò per circa dieci anni. Fu un momento fondamentale nella vita dell’attrice, che in quegli anni recitò pochi testi, per lo più tratti dalle opere dannunziane, proprio per dedicarsi anima e corpo ad ognuno di essi, cercando si scoprire una chiave di lettura via via più poetica e simbolista, fino ad arrivare nel 1909 ad abbandonare il teatro per poi tornare a recitare nel 1916 nel suo unico film, “Cenere”, tratto dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda, e in tournée nei maggiori teatri del mondo nel 1921.
Ma lontana dal palco, dalle luci, dal suo pubblico proprio non sapeva stare, e infatti, morì proprio durante una tournée nel 1924 a Pittsburgh.

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