Nate dalla costola di Adamo, secondo l’Antico Testamento, ma preistorico simbolo di fertilità; emblema della famiglia ma anche del peccato originale; lodate dall’Amor Cortese nel Dolce Stil Novo, ma tacciate di stregoneria dopo neanche un secolo.

Ancora vittime di pregiudizi tutti racchiusi nell’epiteto “il sesso debole”, ma alle volte troppo emancipate da aver quasi perso il fascino del mistero. Come diceva Oriana Fallaci “Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai”.

Mia Martini

È considerata, e a ragione, una delle più grandi della musica italiana, ma non è mai divenuta una diva: amava solo cantare, e poco di tutto lo show business che c’era e c’è attorno alla musica, proprio quella musica che non ha mai voluto tradire, preservando in tutta la sua carriera l’anima introspettiva e impegnata in ogni sua canzone. È riuscita a entrare non solo nella storia, ma nel cuore degli italiani; una voce, la sua, potente e struggente, ma fragile e ricca di molteplici sfumature che emozionano, coinvolgono e restano sempre lì impresse nella memoria, quasi a darle una nuova vita nei nostri pensieri.

Domenica Bertè nasce a Bagnara di Calabria nel 1947. La musica di dimostra la sua passione sin da ragazzina ed è per questo che poco più che adolescente decide di trasferirsi con la madre a Milano in cerca di fortuna. Inizia la sua carriera musicale nel 1963 grazie al discografico Carlo Alberto Rossi che, credendo nelle sue potenzialità, la propone come ragazza yè-yè. Incide diversi 45 giri, ma non è molto soddisfatta del genere di musica alla moda alla quale viene sottoposta e neppure dall’interesse del pubblico, perciò decide di sparire dalle scene canore.

La svolta arriva nel 1971, Mimì non è più una ragazzina, e il suo primo 45 giri, edito con lo pseudonimo di Mia Martini, ne è la prova: i due brani “Padre davvero” e “Amore…amore…un corno”, scritti da un giovanissimo Claudio Baglioni, fanno discutere per via dei testi dissacranti nei quali si narra la vita di una ragazzina, proprio Mimì, in conflitto con il padre.
Sempre con la “RCA” dà vita al suo primo album, “Oltre la collina”, un disco all’avanguardia musicalmente, riconosciuto come uno dei migliori album mai realizzato da una donna, ma certamente per palati raffinati. Il successo arriva con la “Ricordi”: “Piccolo uomo”, “Minuetto”, “Donna sola”, “Nevicate” e tante altre sue splendide canzoni diventano delle vere e proprie hits e si aggiudicano premi importanti come il “Festivalbar” e il premio della critica europea “Palma di Mallorca”.

Nel ’76 torna alla casa discografica che l’aveva lanciata e ciò ne sancisce il vero e proprio successo internazionale, viene invitata persino a Tokyo al prestigioso “World Popular Song Festival” e si aggiudica la vittoria con “Ritratto di donna”.
È in questo periodo che nasce il sodalizio artistico e sentimentale con Ivano Fossati, una storia tormentata per via della gelosia: tra un album e l’altro si presenta a Sanremo con una canzone che ha fatto la storia della musica italiana: “E non  finisce mica il cielo”, scritta proprio da Fossati; la giuria dei giornalisti accreditati, volendola necessariamente premiare, decise di istituire straordinariamente il “Premio della critica”, che poi venne assegnato di anno in anno e che dal ’92 porta il suo nome.
Si ritirò dalle scene musicali dopo pochi anni: il suo carattere schivo e taciturno generava tantissime infondate maldicenze che la ostacolarono e la emarginarono per molti anni. Tornò poi alla ribalta con il brano “Almeno tu nell’universo”, portato a Sanremo nel 1989, e riprese le vesti di protagonista del prestigioso palco sanremese qualche anno dopo con la poi divenuta celebre “Gli uomini non cambiamo”.

Morì a soli quarantasette anni per un arresto cardiaco, ma non è mai stata fatta troppa luce sui motivi reali del decesso, probabilmente legato ad un abuso di stupefacenti, ciò che è chiaro a tutti è il vuoto che questa morte ha causato nel panorama musicale italiano, un vuoto incommensurabile per una voce da brividi, probabilmente mai compresa totalmente.

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