Federico Perulli in arte Chico Perulli, figura storica della “nightlife” pugliese, Chico non ha bisogno di presentazioni, la sua più che decennale esperienza dietro le più svariate consolle della penisola e la sua cultura musicale sono le qualità cardine che lo contraddistinguono da sempre.

Partiamo dalle tue origini artistiche, quando hai iniziato a interessarti alla musica?

Faccio io una domanda a te, immagineresti mai un mondo senza musica? Penso che un essere umano appena nasca abbia già bisogno di musica, lo definirei un bisogno primario; a parte gli scherzi, già da piccolo iniziai ad approcciarmi alla musica con un orecchio differente, particolare; poi in famiglia, all’epoca, uno zio faceva il fonico per diversi gruppi e cantanti italiani e collaborava con un noleggio d’impianti audio e luci, li vidi per la prima volta una consolle con un mixer e due giradischi, erano i primissimi anni 90.

Background musicale…come te lo sei costruito?

Il mio background musicale penso sia abbastanza vasto, spazia molto e non mi piace ghettizzarlo o classificarlo per generi, comunque ruota intorno ad un’unica radice, una radice “underground”; per il resto posso dire che mi sono serviti molto gli anni universitari trascorsi a Bologna, in generale ho costruito il mio bagaglio di conoscenze soprattutto “in the street” come giusto che sia.

Descrivici i tuoi “attrezzi del mestiere” e il tuo rapporto con la tecnologia.

Dipende dalle situazioni, negli ultimi anni sto usando principalmente il mio MacBook con Traktor Scratch Pro, collegato comunque sempre a due giradischi o cdj, i dischi piace metterli a tempo da me; a volte faccio serate solo con vinili o cd, come mi gira. Per quanto concerne il lavoro in studio sulle produzioni, i classici software come Logic, ecc…questo ti lascia immaginare che ho un buon rapporto con la tecnologia, ma non ne vado pazzo, sicuramente mi aiuta come ha aiutato tutti, con i suoi pro e contro che non sto qui ad elencare. Per me l’importante è la musica, la cultura e le esperienze che uno ha maturato, questa è la differenza, sono cresciuto a pane e vinili.

Qual è il disco che hai ascoltato più volte in vita tua?

Non ricordo precisamente, sono un bel po’, sicuramente posso dirtene uno che mi colpì molto da piccolo, mi faceva impazzire, era Edie Brickell con What I Am. Ultimamente invece sto consumando un classico della house music, Amira con My Desire, è uno dei miei top10 in assoluto.

Torniamo alla consolle, ci racconteresti un episodio della vita di dj che non dimenticherai mai?

Era il 10 Agosto del 2004, notte di San Lorenzo in spiaggia a Frassanito, vicino Otranto, precisamente ero al Giro Di Boa Beach, posto magico dove suono ormai da quell’anno, suonai da solo per sette ore visto che il mio partner lavorativo dopo un’ora era già cotto, sembrava Woodstock, ricordo che dopo ore e ore che stavo suonando misi come ultimo disco Bronski Beat – Smalltown Boy, ad un certo punto da dietro le dune spuntarono tre tipi assurdi vestiti come Le Tutine di Zelig, uno con uno stereo enorme in mano, uno con un phon per capelli e l’altro con una chitarra, e si buttarono in mare tutti vestiti, la gente in delirio che ballava rivolta verso il mare guardando l’alba e le montagne dell’Albania che si intravedevano da lontano, scena fantastica. Comunque indimenticabile l’alba al Mediterraneo, locale che rimarrà sempre nel mio cuore.

Che cosa dobbiamo aspettarci in futuro?

Circa un anno fa ho iniziato una nuova avventura, un nuovo progetto musicale, insieme all’amico Giulio Cagnazzo, “Nite Clerks” è il nome; da poco è uscito il nostro primo lavoro, si tratta del remix di 80’s Boy – Elephants edito su Original Fake, ma è solo l’inizio, a breve usciranno diversi progetti fatti durante quest’anno di lavoro, tra cui molto atteso è il remix di Audiofly – Inside The Beat.

Siamo alla conclusione, grazie per il tempo dedicatoci. A te l’ultima parola…

Grazie a voi per la disponibilità………LOVE, PEACE, UNITY & RESPECT! Chico

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