Oggi è festa, festa a prescindere. Festa dei tifosi, festa della città tutta , . . . a prescindere! A prescindere da che? Intanto dal risultato del confronto con la Lazio, e, cosa tuttaltro che secondaria, dalle fibrillazioni innescate a metà settimana dall’annuncio dell’addio del timoniere.

La gente giallorossa ha fortemente voluto festeggiare la conquista della salvezza (ciò che per altre dimensioni significa scudetto) e lo ha fatto assiepandosi sugli spalti del via del mare, improvvisando, tra le altre cose, una suggestiva fiaccolata in curva sud. Mi chiedo cosa si possa raccontare di questo Lecce-Lazio; forse di Benassi tra i pali, o di Giacomazzi centale di difesa in copia con Giuliatto, di Piatti trequartista alle spalle di Di Michele, o di una Lazio che cerca punti champion a prescindere da quel che combina l’Udinese.
Gli uomini di Reja impiegano sei minuti per conquistare il vantaggio con Rocchi; il Lecce svolge il tema con diligente impegno creando occasioni invitanti che per un motivo o per l’altro non vanno a buon fine: Muslera è impegnato più severamente di quanto non accada al suo collega Benassi, però Zarate ha modo di colpire il palo e “nonno”Rocchi scappa ai due centrali quando ne ha l’opportunità, spesso eludendo il fuorigioco approssimativo.
28°, Rocchi si invola insalutato ospite, supera Benassi, ma appoggia in porta una palla lenta su cui rinviene Coppola evitando il raddoppio a colpo sicuro. Subito dopo, visto che gli attaccanti (?) non segnano, ci pensa ancora lui, Coppola, a superare Muslera con una colombella. Palla al centro e Zarate, a prescindere dal tentativo di isolarlo dal fuorigioco, riporta in vantaggio la Lazio.
40°: da posizione decentrata, Piatti fa partire un missile terra-terra dritto verso il secondo palo; Muslera lo vede quando è in fondo al sacco. Il Lecce ci prova fino all’intervallo senza sbloccare il due a due mentre i quasi ventimila continuano a festeggiare . . .a prescindere.
La Lazio si ripresenta subito minacciosa con Zarate che in solitudine quasi monastica supera Benassi e a porta vuota spedisce incredibilmente al lato. Al 7° Benassi stende Rocchi anche lui asceticamente solitario e l’arbitro indica il dischetto ed agita il cartellino rosso: entra Rosati ed esce Di Michele che era stato preceduto da Mesbah e Piatti a favore di Corvia e Chevanton. Zarate fa tre a due, senza prescindere.
Mettiamoci pure la svirgolata di Vives che corregge nella propria porta un calcio d’angolo battuto teso da Zarate e fanno quattro. Il buon Giuliatto, palesemente fuori ruolo, suda le proverbiali sette camicie contro “speedy” Gonzales, ma Rosati c’è. A questo punto la Lazio decide di amministrare il vantaggio, fa girare palla non curandosi di affondare i colpi: il Lecce la vede sempre più raramente, ma non demorde. Giacomazzi tenta qualche sortita in avanti senza lucrare un granchè. Ci prova anche Chevanton con un diabolico sinistro che frutta l’ennesimo angolo; Muslera ci mette molto del suo.
La Lazio si aggiudica il confronto, ma che importa: la gente giallorossa applaude, inneggia, fa festa . . . a prescindere, e con i fuochi d’artificio si leva alto, molto alto, altissimo l’urlo “forza Lecce” . . . . a prescindere . . . .

 

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