Veder giocare la banda Guardiola scatena, questo è fuor di dubbio, gli ormoni della “goduria”, ma potrebbe anche suggerire riflessioni di tipo organizzativo. Premesso che i Messi e gli Iniesta sono da annoverare tra i Michelangelo e i Raffaello del calcio e pertanto non automaticamente ne’ facilmente replicabili, ci si dovrebbe chiedere come mai il Barcellona può schierare una “imbarcata” di autentici e vincenti campioni allevati e cresciuti nella sua grande casa.

In linea piuttosto generale se ne può trovare spiegazione nel particolare che, a partire dai giovanissimi allievi e su su fino alla formazione “primavera”, il nutrimento calcistico è somministrato secondo il modello stravincente della prima squadra: li’ si cresce nutrendosi di filosofia calcistica condivisa a tutti i livelli; il modello da seguire non è offuscato da screzi,ambizioni individuali autartiche o dispetti tanto per . . . ! Il fine comune perseguito è, senza se e senza ma, il prodotto.
E’un modello adatto anche  alle così dette piccole società? Penso di si, ma lo pensa anche Gigi De Canio il quale sostiene ancora, sia pure a distanza, che è proprio da questo sistema organizzativo che dipende la sopravvivenza di una piccola società. Il percorso, quale che sia la dimensione societaria, è uguale fino in prossimità del vertice carrieristico: il Barcellona utilizza i suoi prodotti per vincere, anzi stravincere, campionato e champion; le piccole ne sfruttano le qualità per un tempo breve (Ledesma,Bojinov,Vucinic) per poi far cassa, per sopravvivere, appunto!

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