Vignetta Massimo DonateoIl film-maker è una figura professionale  – anche un’attività amatoriale – apparsa in questi ultimi decenni in cui lo sviluppo tecnologico ha permesso la nascita di un cinema indipendente anche se povero

Il ciak

“ Bona la prima”, frase in uso, per gioco, a indicare superficialità, pressappochismo, fretta. Frase che nel cinema significherebbe: Accettiamo la scena che abbiamo girato comunque sia venuta. Ma dal momento che la scena che è stata girata fa parte di un film, di un insieme di sequenze filmiche che parlano per noi, raccontano ciò che vogliamo dire, forse dovremmo quanto meno essere prudenti.
Con il termine CIAK si intende  riprodurre il rumore secco dell’assicella che batte contro la tavoletta per segnare l’inizio di una ripresa cinematografica.
Il ciak è uno strumento formato da una tavola con un’assicella incernierata che si può sollevare e battere contro la tavola, sulla quale è scritto il nome del regista, il titolo del film, il numero della scena che si sta girando, il numero della ripresa di quella scena. E infatti con la domanda: quanti ciak? si chiede quante volte è stata girata quella scena. La domanda non è stupida né banale, perché dalla risposta si comprende, come si diceva all’inizio, quanto è preciso e serio il regista, che è uno che non si accontenta, che vuole il meglio, che non è superficiale, che si muove all’interno di un rigore che esige la perfezione. Come quando lo scrittore scrive e riscrive una frase o un periodo finché non è convinto che veramente quella frase esprime il suo pensiero, la totalità del suo pensiero, le sfaccettature, le implicazioni di ciò che viene detto.
Una grande differenza tra il cinema delle grandi produzioni in pellicola e il cinema povero in digitale sta proprio nel fatto che ogni ciak del cinema in pellicola costa perché la pellicola è assai cara, mentre il ciak con la telecamera non costa nulla, solo il tempo di chi lavora.
A un certo punto sul set, dopo la confusione, sonora e visiva, per la preparazione della scena, quando tutto è pronto, l’aiuto regista richiama l’attenzione ed esige silenzio ( usando il megafono se la scena è in esterno ) con un imperioso: SILENZIO SI GIRA.
Qualche secondo dopo, quando si è stabilito l’ordine e il silenzio, l’operatore alla macchina da presa o alla telecamera pronuncia: MOTORE, e con ciò avvisa che la ripresa è cominciata e infatti entra in campo il ciacchista che alza la tavoletta perché l’operatore possa inquadrare la scritta e nel contempo pronuncia ad alta voce ciò che è scritto: DRACULA 125 SETTIMA. Che vuol dire che si sta per girare la scena 125 del film Dracula per la settima volta.
Dopo qualche secondo ecco la voce del regista: AZIONE. Gli attori lo sanno, anche loro devono attendere qualche secondo prima di agire, muoversi o parlare.
Quale il senso di questa sequenza, di queste operazioni, di questi secondi di attesa tra un comando e l’altro? I secondi frapposti tra un comando e l’altro permettono di preservare ciò che deve essere isolato. La parola “motore” deve essere sentita chiaramente, perché da quel momento tutto viene ripreso, piccoli rumori, bisbigli che non devono entrare nella scena. Il ciacchista che entra in campo con la sua tavoletta serve per individuare in fase di montaggio proprio quella ripresa. Il regista attende qualche secondo per dare il tempo al ciacchista di uscire dal campo, far ritornare la scena perfettamente idonea alla registrazione dell’azione che vi si deve svolgere. Analogamente gli attori: devono avvertire dentro di loro il potere che hanno di animare una scena che è ancora immobile, gli oggetti sono congelati e devono essere disciolti, arricchiti di vita con la vita di cui loro, gli attori, sono portatori. Hanno bisogno di concludere nel silenzio e nella immobilità la loro concentrazione; nonostante la voce del regista abbia ordinato l’azione, hanno il diritto di attendere dentro di loro il completamento di quella forza che porterà fuori dalla pagina scritta della sceneggiatura l’evento narrato e lo renderà assai simile alla vita.
E poi c’è un motivo pratico: facilitare i tagli, perciò conviene evitare le sovrapposizioni sonore e visive.
Un regista dà per scontato che una scena deve essere girata più volte, e il produttore è d’accordo purché non si ecceda. A maggior ragione un video maker, a lui costa meno, perciò una volta sul set inizia a lavorare partendo già dall’idea di ripetere, ripetere, ripetere. Anche se già la prima risulta perfetta, conviene sempre ripeterla e registrarla, non si sa mai cosa può accadere, accorgersi per esempio che in realtà c’era qualcosa che non andava bene. E’ importante tenere presente che un vero ciak ripetuto deve essere sempre uguale quanto all’inquadratura sia per il punto di vista sia per ciò che accade nel campo di azione. A volte se il primo ciak soddisfa si è tentati di dire: ripetiamolo, magari cambiando inquadratura. E’ un errore, perché può accadere che nella fase di montaggio si resta indecisi se scegliere il ciak con una inquadratura ma con qualcosa che non va o l’altro con l’inquadratura differente che non ci soddisfa ma che è accettabile per altri aspetti.
Quando si gira una scena conviene seguire certe regole di metodo. Innanzitutto la sceneggiatura presenta la scena già strutturata in inquadrature significative, PRIMI PIANI, PIANI MEDI, FIGURE INTERE, TOTALI, eccetera, ciononostante è buona norma girare una “scena madre”, cioè l’intera scena in CAMPO TOTALE da uno o più punti di vista, anche se non è indicata nella sceneggiatura. In seguito si prendono in esame le singole inquadrature
( suggerite dallo sceneggiatore o decise all’istante dal regista ) e  per ciascuna si registrano più ciak. Tenere presente che i ciak non si buttano, e anche se sono un vero disastro possono servire per raccontare un dietro le scene ( backstage ).

 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

7 + nove =