La strada era lì, limpida, scorrevole, libera … perché non schiacciare il pedale dell’acceleratore in pieno relax?
Era quello che si domandava Lorenzo: “Ma si! Perché non farlo?” e, in men che non si dica, ecco la sua auto, rossa, fiammante, agile, scattante, aerodinamica, scivolare giù, giù lungo la discesa, per poi riprendere con un piccolo balzo la salita.

“Però! Che potenza questi cavalli!”.
“PERÒ! CHE MULTA!” – urlò qualche mese dopo, dinanzi ad una famigerata busta verde.
Ecco perché non avrebbe dovuto cedere alla tentazione: nel tabellone dirimpetto a lui, subito sopra, era nascosta una telecamera, munita di misuratore della velocità e lui aveva superato di gran lunga il limite.
“Non esiste proprio che la paghi! E chi ce li ha tutti quei soldi? E se anche li avessi, dovrei darli a loro? No, no! Non se ne parla neanche lontanamente. Seicentotrentanove euro e tre punti in meno sulla patente? Ma sono impazziti? Beh, però …” – constatò un po’ più calmo – “… devo dire che vengo proprio bene in foto!”.
La decisione conseguente questa riflessione fu, naturalmente, la contestazione della multa arrivatagli.
Per non sbagliare, si rivolse ad un avvocato, suo amico.
“Però! Ti sei dato da fare! Certo, con un’auto così, posso capirti, ma, caspita! È pericoloso!”.
“Noo! Ti dà un senso di relax e libertà che neanche immagini!”.
“Ad ogni modo, possiamo senza dubbio contestare questa contravvenzione! Adesso ti spiego. Intanto, abbiamo sessanta giorni di tempo per muoverci, ma è chiaro che noi lo faremo subito. Possiamo anche accelerare i tempi, perché, per fortuna, l’infrazione l’hai commessa nelle immediate vicinanze, quindi, possiamo rivolgerci al giudice di pace di qui e, anziché predisporre una raccomandata con ricevuta di ritorno, posso andare io stesso a consegnare tutti i documenti necessari, il che ti farà anche risparmiare qualche soldino!”.
“Per una raccomandata? Ma dai! Che vuoi che sia?”.
“Se calcoli che devi consegnare il tuo ricorso, allegando l’originale della documentazione in tuo possesso in quattro copie, più una per te … pesa un po’ no? Quindi … costa di più! Poi, c’è anche la mia parcella, e non dimenticare le spese processuali, le imposte di bollo … o credevi che fosse tutto gratis?”.
“Ma tu sei mio amico!”.
“E allora? Posso farti un prezzo di favore, ma non posso lavorare gratis per tutti quelli che conosco. A quest’ora sarei in mezzo alla strada! Ti farò pagare meno, certo, ci mancherebbe! Ti conosco da tanto, ma rimetterci anche le spese … questo no, non esiste!”.
“Ti prego, ti prego, ti prego … please!”.
“E smettila! Piuttosto, ti dicevo … intesteremo il ricorso all’amministrazione centrale da cui dipende l’organo che ti ha comminato la multa, con in più la sanzione accessoria. Lo scriveremo in maniera semplice, organica, senza troppe divagazioni, commenti e cose simili”.
“Potrei spiegare cosa ne penso? Magari comprenderebbero cosa si prova!”.
“A far che? A superare il limite di velocità di quaranta e più chilometri orari? Non credo!”.
“Potrei sempre dire che avevo un’emergenza!”.
“Da solo? A meno che non ti stessi sentendo bene o stessi prestando soccorso a qualcuno … ma nessuno ti crederebbe dato il tuo sorriso smagliante e gli occhiali da sole all’ultimo grido”.
“No? Ma ero così cool!”.
“Oddio! Adesso ti metti anche ad usare i vocaboli all’americana? Da ragazzini? Guarda che alla tua età è patetico!”.
“Sono offeso! Mi ferisci!”.
“Probabilmente! Qualcuno, però, deve pur farti riflettere, o no? Almeno io ti consiglio per il tuo bene. Chi ti induce a credere di essere un ragazzino, no, per niente! Ti usa e si fa beffe di te, punto.”.
“Ecco, mi hai fatto perdere il filo del discorso! Dov’ero rimasto?”.
“A come scriveremo il ricorso. Vedi che ti ascolto?”.
“Meno male! Dicevo … descriveremo le nostre motivazioni in forma semplice, così come le nostre richieste e allegheremo delle prove”.
“Quali? C’ero solo io in macchina e per strada, credo si veda chiaramente! Però … potrei sempre dire di avere un fratello gemello, o un sosia … in quel caso non sarei io al volante! Oppure, potrei assumere dei testimoni”.
“E giurare il falso? Complimenti! Così faresti solo aumentare la mia parcella e la tua condanna, perché dovrei difenderti da un duplice reato!”.
“Allora devo proprio pagare?”.
“Non è detto! Devo solo accertare una cosa. Stai tranquillo, ti farò sapere, anche perché, poi, dovrai presenziare alla causa”.
“È proprio necessario?”.
“Si, a meno che tu non abbia un legittimo e documentabile impedimento o deleghi il tuo legale, cioè me, a rappresentarti. Se vuoi, non c’è problema”.
“Ma no, dai! Tanto passerà un po’ di tempo e avrò modo di abituarmi all’idea”.
In effetti, l’avvocato diede subito l’avvio ai necessari procedimenti e constatò che c’era una cosa su cui poteva appellarsi.
Passò qualche tempo, circa un mesetto, e, finalmente, arrivò la convocazione all’udienza.
L’avvocato avvisò immediatamente Lorenzo che, frattanto, era divenuto sempre più fermo nella volontà di presentarsi dinanzi al giudice di pace, il che faceva tremare il suo amico.
Arrivati nel luogo in cui si sarebbe tenuta l’udienza, il legale di Lorenzo si informò con precisione in merito all’aula in cui presentarsi col suo assistito, mise accuratamente in fila il loro fascicolo, compilò il verbale in cui attestava la loro presenza, le loro motivazioni e le loro richieste e osservò il fascicolo dei contestanti più e più volte, annuendo col capo, cosa che faceva sentire Lorenzo sicuro di sé.
“Secondo me …” – pensava – “… abbiamo già la vittoria in tasca, anche se non vuole ammetterlo!”.
Il problema era che il suo amico avvocato, conoscendo il suo assistito, sapeva di potersi fidare fino ad un certo punto, e, in effetti, lo svolgimento della situazione confermò i suoi dubbi.
Quando giunse il loro turno, il giudice convocò le parti e le invitò ad esprimere le loro argomentazioni in proposito.
La controparte insisteva sul fatto che l’infrazione fosse ampiamente e chiaramente documentata, contestata nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge e che, quindi, la contravvenzione dovesse essere pagata e si dovesse dare adempimento alla sanzione accessoria.
Qui, l’amico di Lorenzo intervenne prontamente.
“Signor giudice, mi permetto di dissentire. La documentazione fornita dai miei avversari, a sostegno della loro richiesta, è si veritiera, chiara, inequivocabile, tuttavia non perfettamente corrispondente alle norme stabilite dalla legge. La foto è stata scattata con un rilevatore automatico, ma verificata da una società terza e non autorizzata da un competente organo, quali polizia, vigili, carabinieri. Vi chiedo, quindi, alla luce di recenti disposizioni, che fanno testo in merito all’argomento, di annullare la sanzione comminata al mio assistito ed il conseguente provvedimento accessorio”.
Udite le ragioni di entrambe le parti, il giudice si ritirò per deliberare.
Dopo circa trenta minuti, questi leggeva l’udienza, che dava ragione all’avvocato di Lorenzo, commentandola, poi, così: “Mi dispiace per la controparte, e so che non è da un giudice di pace parlare così, ma pur constatando la veridicità di quanto asserite, devo dare ragione all’avvocato, poiché la valutazione della foto non è stata fatta da un organo competente, ma da una società terza. Questa è la mia decisione, accolgo il ricorso. Ove voleste contestarla, potrete ricorrere in appello o in cassazione. Complimenti avvocato!”.
“La ringrazio” – rispose questi, accompagnando con un cenno del capo le sue parole.
A quel punto, intervenne Lorenzo, entusiasta: “E vaiiiiiiiiiiiii!!! Abbiamo vintoooooooo! Domani vado in autostrada a festeggiare con una bella corsetta!”.
“Lei fa cosa?” – domandò il giudice, girandosi a guardarlo, mentre stava per andare via e l’avvocato si portava, allo stesso tempo, una mano sul volto.
Intuendo che le cose si mettevano a suo sfavore, Lorenzo rispose: “Una corsetta … jogging … una cosa così, giusto per scaricare l’adrenalina della vittoria”.
“In autostrada?” – replicò questi.
“Beh, perché no?”.
“Perché è palese che stia cercando di arrampicarsi sugli specchi! Sa che le dico? Giacché ho dovuto accogliere il suo ricorso, ma ravviso in lei una certa tendenza ad essere recidivo, riscriverò la sentenza. Ci vorranno giusto cinque minuti, ma a lei occorreranno almeno cinque mesi di lavori socialmente utili per comprendere bene bene i rischi dell’alta velocità, sia per lei che per gli altri!” – mentre Lorenzo lo guardava smarrito e sgomento; e l’amico avvocato e la controparte annuivano col capo.
Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni è puramente casuale

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