Non possiamo archiviare questa partita con il Chievo all’insegna dell’ottimismo perché così, ritengo, si faccia un’informazione di parte. Piuttosto i malumori, dato il momento, è meglio metterli da parte…

Un mese e mezzo fa si stentava a credere che il Lecce si sarebbe potuto trovare in zona pericolo. L’ultimo turno è stato addirittura esiziale e lo sarebbe stato ancora di più se non ci fosse stato il concorso dell’Inter che ci ha dato una mano bloccando il Cesena, in maniera estremamente fortunosa, ai suoi 37 punti e non ai 40 che avrebbe strameritato. Ma oggi anche a 40 non è detto che si possa stare tranquilli perché tutte le squadre stanno dando fondo alla ricerca delle ultime stille di energia; adesso non c’è più la testa o la coda, ma c’è soltanto, cuore,  gambe e poco cervello, cuore e gambe che il Lecce ha mostrato con il Cagliari, perdendo invece, soprattutto il cuore, con Genoa e Chievo.
Trovare giustificazioni per queste due assurde partite potrebbe portare  un danno maggiore che non una robusta a accorata reprimenda. Sappiamo tutti che, talvolta, il metodo deciso è più efficace del metodo convincente. Sentire domenica sera qualche opinionista asserire che a Verona, ove ci fosse stata una squadra meritevole del risultato pieno, questa sarebbe stata solo ed esclusivamente il Lecce e, pertanto, che solo la sfortuna ci ha privato di un risultato positivo, mi fa pensare che con tali sostegni mediatici è inevitabile finire male. Perché piuttosto l’opinionista non ci spiega l’anomalo comportamento di Giacomazzi capitano, non scordiamolo, di questa squadra  e di Brivio al momento della sostituzione? La barzelletta del giocatore sostituito che si arrabbia, non ci fa più sorridere. E’ palese che c’è un certo malumore nello spogliatoio che  De Canio stenta a sedare. Sarà la scelta del modulo, sarà la scelta di alcuni giocatori anzicchè altri ma, di sicuro, non c’è la serenità necessaria in frangenti difficili come l’attuale.
Per via dei 61 gol subiti, non c’è stata settimana nella quale non sia stata messa sotto accusa la difesa, in specie Fabiano, Donati, Ferrario, Gustavo, Tomovic, sempre però invocati quando assenti. Dico un’eresia: anche con Piquè, Carvalho, Rio Ferdinand, avremmo avuto dei problemi. Non è un problema di singoli, certo anche quelli contano, ma è un problema, mai curato a fondo, di “fase difensiva” alla quale partecipano, o dovrebbero partecipare, anche i centrocampisti e gli attaccanti. Se a Lecce con Juve, Udinese non si subiscono reti o se si tiene testa a Milan, Inter e  a qualche altra squadra, ci sarà pure un motivo dal momento che poi, sempre a Lecce, ci si “sbraca” con Palermo, Sampdoria, Genoa, Cagliari e Roma. Gli uomini sono sempre gli stessi ma le posizioni in campo sono sempre variate al punto che, poi, non si capisce nulla. L‘emblema di questa confusione è rappresentato dai quattro moduli, dico quattro e forse ne ho dimenticato qualcuno, adottati a Genova o dai quattro centravanti (cinque con Rosati) esibiti a Verona.
Ai calciatori adesso dico: ragazzi diamoci una svegliatina! Ci saranno tre partite terribili e nessuno “regala” nulla (vds. il Bari scippato dalla Roma) e, pertanto, i chiarimenti si facciano a fine campionato e nel chiuso di uno spogliatoio dove, se il caso, ci si meni pure. Ma all’esterno si mostri unità, volontà e cuore. Speriamo bene!

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