Un’altra protesta stamattina davanti alla Prefettura di Lecce. Un’altra protesta di lavoratori costretti a casa o in cassa integrazione. Questa volta si tratta dei collaudatori della pista di Nardò, che ormai da due anni lottano per riavere il posto o per ottenere i benefici della cassa integrazione che non tutti hanno ricevuto.

Sono 70 in tutto, 35 appartenenti ad una società di servizi Italian Job e 35 della All Service, che questa mattina si sono divisi tra INPS e Prefettura con due delegazioni per ottenere giustizia e un incontro con le autorità.

 

“Siamo in attesa di un incontro con Gabellone”, hanno spiegato alcuni ex-dipendenti che con bandiere, cartelli e un ironico annuncio mortuario protestavano in via XXV Luglio. “Sono due anni che chiediamo aiuto, non solo al presidente della Provincia ma anche a Loredana Capone ma non abbiamo mai ottenuto nulla. Speriamo che questa volta si faccia qualcosa.”

La Pista di Nardò è famosa perché grazie alla sua conformazione circolare e al suo lungo raggio consente alle case automobilistiche di collaudare le proprie autovetture al meglio, tirando al massimo le velocità. Il lavoro dei 70 dipendenti era appunto quello di provare le auto ma dopo un crack finanziario di due anni fa, sono stati spediti a casa perché in esubero; solo 35 inoltre – ovvero i dipendenti di All Service – ottenuto la cassa integrazione, mentre i lavoratori di Italian Job sono senza aiuti economici.
“Per questo una nostra delegazione è andata a protestare all’INPS. Il denaro della cassa integrazione è stato bloccato per inezie burocratiche e non è giusto che alcuni di noi, non ricevano quello che gli spetta.”

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

cinque − 1 =