Stefania Rizzo nasce a Zug in Svizzera, da padre di origine salentina e madre friulo-russa. La famiglia si trasferisce  nel Salento, e con molto entusiasmo la ragazza frequenta l’ Istituto di Stilista di Moda, dove si diploma.

È l’ inizio della sua vita lavorativa. Inizia a disegnare e realizzare abiti da sposa.
Alla continua ricerca di esprimere altre componenti  delle sua personalità, inizia un percorso che la porta verso la pittura. Realizza e vende ad un turista il suo primo quadro, una natura morta. Colpita dall’ entusiasmo del turista, la giovane artista si convince a proseguire nella pittura.
È quello che ha sempre percepito nel suo intimo, “dipingere”. Percepiva in sé, che la pittura era un mezzo che gli avrebbe concesso un appagamento e successivamente un senso di libertà d’espressione.
Lascia il cucito e si dedica alla pittura come lavoro, autodidatta, dipinge d’ istinto, osserva i pittori della metà dell’ 800, fino ai nostri giorni, da questi, trae ispirazione e suggerimenti. Gli imita e sviluppa nuovi concetti.
Inizia un percorso personale suggerito dalla sua personalità, sviluppa un concetto spirituale dell’arte, con il quale sviluppa concetti del tutto personali come; colori associati a stati d’animo,  concetti propri della vita, sottolineando il carattere costrittivo e solidale della società.
Individua negli oggetti un senso, un’ anima, a cui attribuisce una utilità. Un vecchio pezzo di legno lavorato dall’ uomo o dalla natura, raggiunge una forma che trasmette sensazioni  della vita mai provate, sulla quale si può scrivere un messaggio attraverso l’ arte.  Sono queste le basi su cui dipinge un legame tra natura e umano.
Nelle sue opere, l’elemento dominante è la solitudine, sia nelle opere formali che informali, un tipo di solitudine, nella quale ci si immerge dopo un senso di liberazione e appagamento.
Attualmente i suoi studi la portano a scoprire i legami tra natura e passioni, ritrae elementi come la luna, alberi e case, che richiamano emozioni passionali, con la presenza di un forte senso dinamico emotivo, un senso di trascinamento in una nuova dimensione da scolpire, è questo che ci vuole trasmettere, il suo stato di una  continua evoluzione.