Se negli ultimi due articoli ho trattato argomenti remoti nel tempo, risalenti a prima dell’anno mille, oggi decido di parlare di una vicenda un po’ più moderna ed attuale, facendo un salto nel tempo di circa un secolo dopo, catapultandoci all’epoca di quella colossale guerra coloniale

che furono le Crociate, ed in particolar modo la prima. Ma occorre innanzitutto inquadrare il contesto storico, almeno per ciò che concerne i miei presunti antenati, dal momento che “mater semper certa est, pater numquam” ergo, perdonate l’ulteriore latinismo ma comincio a prenderci gusto, in merito alle discendenze maschili i dubbi sono normali, specialmente quando si tratta di così tanti secoli.
Allora siamo in ancora in Provenza, gli esponenti di una famiglia hanno il titolo nominale di Visconti di Marselha, come dovrebbe dirsi in Langue d’Oc, o Marsella, come si direbbe in Spagna, Marsiglia in Italia, ma tuttavia preferisco utilizzare il nome francese Marseille dal momento che le fonti sono in tale lingua. In realtà non si trattava di una vera e propria signoria, infatti l’organizzazione della città era più simile a quella di una repubblica marinara. Il titolo di visconte, relativo alla città bassa poiché quella alta era appannaggio del vescovo, spesso proveniente dalla stessa famiglia, era puramente simbolico e tra l’altro era trasmissibile a tutti i discendenti non solo maschi ma, talvolta, anche femmine, indipendentemente dalla cronologia della nascita. Dopo poche generazioni, infatti, esistevano una cinquantina di visconti e, se la cosa fosse continuata sino ai nostri giorni, oggi ci sarebbero almeno mezzo miliardo di persone portatrici di tale titolo, sparse nei vari continenti. Un po’ come i titoli di laurea ai nostri tempi. In realtà i vari rami della famiglia avevano altre proprietà sparse nei dintorni, che consentivano l’esercizio del titolo signorile.
Pierre, uso il francese per il motivo su esposto, oltre al titolo onorifico condivisibile da tutto il parentame, era anche Signore di Trets, Puy Sainte Reparade e Solièrs. Sposatosi una prima volta, aveva messo al mondo cinque figli maschi. Rimasto vedovo, invece di mettersi a riposo, pensò di convolare a nuove nozze, generando un altro figlio maschio di nome Etienne, in italiano Stefano, dopo il 1066. Potete immaginare la situazione patrimoniale del povero ultimogenito, Visconte nominalmente si, ma costretto a dividere le proprietà del genitore con altri cinque fratelli di primo letto che, magari, rimproveravano costantemente al padre il delitto di averlo fatto nascere. Per rendere l’idea, immaginate ai giorni nostri un novello laureato in Giurisprudenza che muove i primi passi nel foro di Lecce, di Taranto, perché no in quello di Bari o di Brindisi. Possibilità di successo quasi zero. Etienne poteva almeno ambire alla carriera ecclesiastica e, magari, diventare vescovo, gestendo la parte alta della città di origine, probabilmente però la porpora cardinalizia non faceva per lui. Il destino gli riserbava altro.
In quegli anni Pietro l’Eremita cominciava la sua predicazione rivolta alla necessità di liberare la Terra Santa dagli infedeli. Parla oggi, parla domani, ben presto sotto l’attenta regia del pontefice, le potenze occidentali, stranamente alleate, radunarono un grosso esercito al comando di Goffredo di Buglione, dando l’avvio alla Prima Crociata. Come accade oggi a tanti disoccupati che per sbarcare il lunario si arruolano, così decise di fare all’epoca nonno Etienne, disoccupato Visconte, nella speranza di trovare un fazzoletto di terra lontano da casa. Nel 1099 Gerusalemme veniva conquistata dal mega esercito coloniale. Non conosco le vicende e le prodezze militari di Etienne in Terra Santa, non so se trovò fortuna o meno, di certo si sa che qualche anno dopo si accasava in Bari con una procace, lo spero per lui, fanciulla pugliese conosciuta non so se durante il viaggio di andata o durante quello di ritorno. Fu così che un’ulteriore futura discreta popolazione di nominali visconti, fu esportata sui lidi pugliesi, da dove si sarebbe ulteriormente diffusa nelle quattro direzioni cardinali.

Cosimo Enrico Marseglia

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