Un episodio cardiaco di poco più di una settimana fa, in cui i lettori di corrieresalentino.it hanno seriamente corso il rischio di non leggere più gli articoli del sottoscritto, mi ha inevitabilmente indotto ad alcune considerazioni riguardo all’umana esistenza, ma ciò è del tutto naturale dopo un simile evento.

Di certo però oggi la tecnologia, in questo caso quella medica, e la medicina stessa hanno fatto dei passi da gigante, rispetto a non molti decenni or sono e tante patologie causa di decesso sino a non molto tempo addietro, oggi vengono risolte in pochi minuti. È inevitabile pertanto pensare a mio nonno paterno (nella foto), andato via nel 1949 in seguito ad un infarto, analogo a quello subito dal sottoscritto dieci giorni fa e con tipologia simile, all’età di 53 anni, due anni in più di quella del sottoscritto. Per la cronaca, porto il nome di mio nonno e posso vantare, in parte, anche alcune esperienze analoghe, avendo frequentato lo stesso istituto militare, ed avendo avuto anche un analogo abbandono e successiva ripresa della carriera militare. Siccome il sangue non è acqua, mi è stata concessa dal destino anche una simile esperienza di natura cardiovascolare. Ma se oggi, nel 2011, basta chiamare il 118, sperando arrivi in tempo, e dopo pochi minuti si è già in sala per un’angioplastica, al tempo di mio nonno i medici scambiavano i dolori di Angina Pectoris per bruciori di stomaco. Così, se venti minuti oggi hanno salvato la vita di chi scrive, quello stesso tempo, ma di ritardo, è costato la vita del mio avo. Peccato!

Cosimo Enrico Marseglia

 

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