Avevano già forzato la porta d’ingresso ed infranto la vetrata di un appartamento leccese, poi, una chiamata anonima al 113, ha guastato il loro piano. E tutti sono finiti in manette.

Dovranno ora rispondere di tentato furto aggravato i gemelli Marco e Stefano Piarulli, Stefano Sparapane, tutti 19enni, di Lecce, Zinedine Mourad, anch’egli 19enne, di origini marocchine, ed un minorenne leccese, Y.F, arrestati dagli agenti del secondo turno delle Volanti della Questura di Lecce.

I fatti – Sono le 23.40, quando sul numero di pronto intervento della Polizia giunge una chiamata anonima, che riferisce di alcuni giovani che, con fare sospetto, si aggiravano nei pressi di una palazzina, sita in una traversa di via Taranto, a Lecce.

In pochi istanti, una pattuglia raggiunge la zona, dove nota tre giovani che, alla vista della volante, si stavano allontanando da una palazzina con fare indifferente, per raggiungere il gradino in marmo di un portone adiacente. Il loro comportamento induce gli agenti ad approfondire il controllo e a fermare i tre ragazzi: si tratta del minore, di Marco Piarulli e dello Sparapane.

I tre vengono perquisiti; dalle tasche del minorenne spunta un martelletto “rompi vetro” ed un passamontagna militare. Nel frattempo, nella zona, confluisce un’altra pattuglia.

Altri agenti di polizia entrano nello stabile da dove, presumibilmente, erano usciti i tre giovani. Qui, si imbattono nel marocchino ed in Stefano Piarulli; sullo sfondo, la porta di un appartamento a piano terra, appena scardinata. Nessun dubbio per gli agenti, tutti e cinque erano lì per compiere un furto.

Il successivo sopralluogo avvalora la loro ipotesi; sul retro dell’appartamento, una vetrata presenta chiari segni di effrazione: fori sul vetro-camera, con ogni probabilità causati dal martelletto. Per terra, invece, vengono rinvenuti un passamontagna nero ed un paio di guanti.

Dunque, scattano le perquisizioni domiciliari. E non mancano le sorprese.

In casa dei gemelli Piarulli, i poliziotti trovano un vero e proprio arsenale: fucili a pompa, automatici, a canna lunga, mitragliette ed un puntatore laser. Forse sono armi giocattolo, come quelle utilizzate nei “War Games”; di fatto, però, solo dopo una perizia specialistica si potrà sapere se le armi siano in grado di sparare soltanto pallini di gomma, oppure no. In ogni caso, nessuna di esse presenta il tappo rosso, che permette subito di riconoscere un’arma vera da un’imitazione.

I passamontagna – I due passamontagna sequestrati, secondo gli investigatori, farebbero pensare che i cinque ragazzi fossero disposti a tutto pur di mettere a segno il colpo. Anche ad imbattersi nel proprietario di casa, uno studente universitario fuori sede, in quel momento, fortunatamente, assente.

Le indagini – Gli accertamenti delle forze dell’ordine continuano: in primo luogo, per accertare se i cinque siano stati accompagnati in zona da un sesto complice; in secondo luogo, se le armi ritrovate in casa dei gemelli Piarulli siano state utilizzate per compiere rapine negli ultimi mesi. Tutti, nel frattempo, si trovano rinchiusi nel carcere di Borgo San Nicola.

 

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