“…i mariti che escono senza vedere e tornano senza ascoltare, le amiche che passano a salutare e hanno fretta di ripartire, le cognate e le suocere che ti chiedono delle tende nuove, le sorelle al telefono, ciao, ci sentiamo presto.(…)

Gente ragionevole e quieta, serena e cortese, gente rassicurante che galleggia sulla superficie delle cose opache e non scende mai a vedere sotto. Tutto bene? Certo sì, tutto bene. Allora vado, ci si sente. E così resti sola con quella cosa minuscola che piange non capisci perché, che deve mangiare  e poi essere lavata e poi vestita e poi deve mangiare di nuovo non sono passate nemmeno due ore e intanto strilla perché forse sta male ma il pediatra ha detto no sta benissimo, e non c’è nessuno a cui lasciarla in braccio un momento e le pareti di casa ti vengono addosso e ci sono i piatti sporchi da lavare, i panni da stirare nella cesta. (…) Che meraviglia un neonato, ti dicono. E tu sorridi e a volte dici:non mi sento tanto bene. Allora ti guardano comprensivi, ti dicono: passa è una fase.” da Una madre lo sa (2006)- Concita de Gregorio.
Da oggi le mamme del Salento non vengono più lasciate sole. Forse non tutti sanno che da qualche mese in via sperimentale è attivo un servizio di assistenza domiciliare al puerperio presso i distretti ASL di Maglie, Poggiardo e Galatina. Su richiesta e gratuitamente, telefonando al………, una ginecologa ed una ostetrica possono raggiungere a casa le donne in puerperio per una visita sullo stato di salute generale della mamma e del neonato. Gli operatori sanitari si preoccupano di sostenere la donna nell’allattamento al seno, di verificare la corretta posizione del bimbo quando si attacca al capezzolo e di controllare il processo di rimarginazione e di caduta del cordone ombelicale. Ma l’assistenza domiciliare al puerperio è molto di più. Molto spesso le neomamme hanno bisogno di un sostegno psicologico durante questa “fase” così delicata che gli esperti chiamano Baby blues.  A causa di un profondo sconvolgimento ormonale nella puerpera possono intervenire una serie di disturbi dell’umore, temporanei e passeggeri, che scompaiono altrettanto fisiologicamente e improvvisamente nel giro di qualche giorno o settimana ma che, in alcuni casi, possono perdurare nel tempo. Attraverso la conversazione le operatrici cercano di cogliere dettagli e segnali che facciano presupporre ad una eventuale depressione post-partum per poter, quindi, intervenire tempestivamente. Dal mio punto di vista, a volte dietro alla tristezza delle madri si nasconde anche un disagio psico-sociale. Oggi, nella nostra società moderna, purtroppo così frenetica ed individualista, molte neomamme si trovano a vivere la propria maternità prigioniere della solitudine, a volte anche solo psicologica, confuse dai luoghi comuni e dagli stereotipi imposti da familiari e amici di turno, soffocate dal senso di responsabilità verso una nuova creatura e chiuse dentro un’organizzazione moderna delle famiglie non adatta ad una maternità naturale e serena. Molte donne rinunciano all’allattamento naturale non per mancanza di produzione lattea, che rappresenta una piccola percentuale di casi, e nemmeno per scelta, ma per mancanza di solidarietà e di informazioni adeguate. Così i soggetti più deboli, a fronte di questa frustrante rinuncia e di uno stato di solitudine cronica, possono maturare una forma di tristezza e di inadeguatezza rispetto al proprio essere madre. Certo non succede a tutte le madri ma se si potesse parlare con più libertà di questa “fase”, con meno pregiudizi e moralismo, se la gente attorno fosse attrezzata a capire, ad accogliere a proteggere. L’ostetrica e la ginecologa che intervengono nel puerperio con grande discrezione, sensibilità ed umanità cercano di rassicurare  la neomamma, di ascoltarla e di fornire tutte le informazioni giuste e necessarie per allevare il neonato e per superare quella “fase”. A mio parere si tratta di un servizio di enorme importanza socio-sanitaria e segno di grande civiltà, perché finalmente la società si fa carico del benessere del bambino anche attraverso il sostegno psicologico delle madri. Come dice l’ostetrica Robin Lim “quando nasce un bambino, nasce una madre”, proprio a significare, che divenire madre non è né automatismo, né solo istintualità, divenire madre, e direi madre sana e felice, è un processo complesso che necessita di solidarietà e di responsabilità anche da parte del mondo circostante, di impegno da parte della società e delle istituzioni. Grazie, quindi, a coloro che hanno realizzato questo progetto di sostegno al puerperio. Grazie a coloro che con silenziosa professionalità ogni giorno operano a sostegno di una maternità serena.
Alessandra, una mamma non più sola

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