L’’“Epistola del perdono” (Risàlat al-ghufràn) è l’opera più originale di Abul-Alà al-Ma’arri, poeta e prosatore arabo nato nel 987 d.c. a Ma’rrat an-Nu’man, cittadina della Siria.  All’età di quattro anni Abul divenne cieco a causa del vaiolo.

Cominciò a comporre versi a undici anni e completò i suoi studi ad Aleppo, distinguendosi per la prodigiosa memoria ed una non comune intelligenza.
Rientrato da Baghdad alla città natia, dopo un soggiorno di un anno e mezzo, decise di vivere il resto dei suoi giorni da eremita dichiarandosi “ostaggio di due prigioni”: la cecità e la sua dimora.
Vegetariano, decise infine di restare casto fino alla morte: egli considerò l’atto sessuale un crimine. Dedicò la quasi totale esistenza al sapere e alla poesia.
Gran parte della sua opera è andata perduta. Ciò che rimane attesta la sterminata mole dei suoi interessi, la bulimia intellettuale e la raffinata lirica dei suoi versi.
L’“Epistola del perdono” è la storia di un viaggio nell’oltretomba musulmano.
Pretesto del lungo racconto è una missiva che il letterato aleppino Ibn al-Qàrih invia ad Abul-Alà al-Ma’arri.
Ibn pone ad Abul una serie di questioni inerenti letteratura, filosofia, l’ateismo, il sufismo, la storia, la religione, il diritto, la grammatica, la lingua. Bersaglio di queste questioni sono gli eretici e i peccatori. Sono essi destinati alla pena eterna?
Al-Maàrri espone la propria visione dell’aldilà, evidenziando, fra dotte disquisizioni linguistiche e letterarie, la misericordia di Dio che perdona infedeli e peccatori, a patto che abbiano compiuto in vita almeno un’opera buona.
Al-Ma`arri tratta fra l’altro della metempsicosi, dei Càrmati, della setta del Hulùl (che è uno dei modi dell’unione mistica secondo i Sufi) e degli Zindìq, materialisti e liberi pensatori, con esempi della loro poesia ed alcune riflessioni sulla natura delle loro convinzioni.
Sebbene linguaggio e contenuti se ne discostino alquanto, questo libro può, per alcuni elementi, essere accostato alla Commedia dantesca. Pur non escludendo che Dante Alighieri fosse venuto a conoscenza degli scritti di Abul-Alà al Ma’arri, è comunque palese che si tratti di due libri diversi.
La cornice narrativa dell’opera si presenta brillante, vivace, autoreferenziale, densa di situazioni buffe.
Questo indiscusso capolavoro della letteratura araba, per la prima volta tradotto in Italia, non mancherà di appassionare e sorprendere il lettore moderno. Si tratta probabilmente della più ambiziosa, dotta e divertente opera prodotta dal genio di Abul-Alà al Ma’arri.

Titolo: Epistola del perdono
A cura di: Martino Diez
Editore: NUE (Nuova Universale Einaudi)
Prezzo: € 25,00
Data di Pubblicazione: Marzo 2011
ISBN: 20735-9
Pagine: 200