Le norme della Regione Puglia sulla chiusura domenicale e festiva vanno osservate e sono rispettose dei principi costituzionali e di diritto comunitario.
A stabilirlo è il TAR di Lecce con la sentenza n. 00958/2011.

Il Tribunale Amministrativo regionale accoglie un ricorso presentato da una società titolare di esercizi commerciali contro il Comune di Matino che aveva disposto l’apertura degli esercizi commerciali per tutte le domeniche dell’anno fatta eccezione per le festività di Ferragosto, Natale e Santo Stefano.
Secondo il TAR la Direttiva Servizi comunitaria (la cosiddetta Bolkestein) in linea con la legge regionale sul commercio (è la n. 11/2003, poi modificata dalla legge 5/2008), non valorizza il solo principio di libertà di concorrenza, ma anche la necessità di un sostanziale bilanciamento di interessi tra esigenze degli operatori economici e “motivi imperativi di interesse generale”, tra i quali senz’altro rientrano le “esigenze socio-culturali” dei singoli Stati poste più volte in risalto dalla Corte di Giustizia CE.
Secondo la sentenza, in ossequio ai principi della Direttiva Servizi comunitaria,  la disposizione regionale si fonda sul coinvolgimento progressivo delle categorie a vario titolo interessate (associazioni imprenditoriali e di consumatori, nonché organizzazioni di lavoratori), secondo un meccanismo definito “a gradini” da applicare in funzione del maggior grado di liberalizzazione che si vuole imprimere al sistema delle aperture domenicali.
La corretta attuazione dei principi della Direttiva Servizi dunque impone ai Comuni di applicare la legge regionale sul commercio che ha una strutturazione che integra un bilanciamento di interessi, accettabile e non discriminatorio a livello comunitario, tra esigenze economiche degli operatori e del mercato e motivi di interesse generale.
La Regione si è costituita a difesa della propria legge in numerosi contenziosi in materia di deroghe domenicali e festive. La sentenza del TAR di Lecce finalmente fa piena luce sulla questione.
A sottolinearlo è la vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone che spiega: “I Tribunali amministrativi di Bari e di Lecce si sono finalmente allineati sulle stesse posizioni. Noi l’abbiamo più volte ribadito: la liberalizzazione delle aperture deve essere concordata anche con i sindacati e con le associazioni di categoria perché siano rispettati i diritti dei lavoratori oltre che quelli dei consumatori. È fondamentale cioè trovare il giusto equilibrio tra forme di concertazione che vadano in un senso e nell’altro. Dunque nessun sindaco può emettere un’ordinanza imponendo il proprio punto di vista”.

E sulle deroghe commerciali, interviene anche il consigliere Antonio  Rotundo, che spiega: “In nome del turismo e di legittime esigenze degli esercizi commerciali, la politica delle continue deroghe alla legge regionale del 2003 ha di fatto cancellato quelle che la normativa prevede come chiusure obbligatorie (sono 7 all’anno: 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 25 e 26 dicembre, 1 gennaio e Pasqua).

Si tratta a mio avviso di scelte inaccettabili perché compiute tra l’altro senza una programmazione; non si comprende cosa impedisca – per esempio – di fare un calendario annuale invece di inseguire la logica del giorno per giorno che determina guasti profondi ed incertezze sulla vita di centinaia e centinaia di lavoratrici e lavoratori, penso in particolare alle commesse che sono le prime a pagare duramente gli effetti di queste scelte, donne che hanno famiglia, figli, persone di cui farsi carico e che non possono programmare la propria vita a causa di decisioni adottate alla vigilia delle diverse festività.

Auspichiamo per il futuro una politica di concertazione che guardi a tutte le esigenze della città e che non trascuri ed anzi ascolti i bisogni di una parte significativa di lavoratori, i cui diritti abbiamo il dovere di tutelare.

Tra l’altro si rende necessario evitare l’applicazione della legge a macchia di leopardo, come accade adesso che in un comune c’è la chiusura mentre in quello accanto è aperto o viceversa, per questo è opportuna un iniziativa della stessa Regione perché si abbia una uniformità sull’intero territorio regionale.”

 

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