Le domande che vengono spontanee sono: “ Dov’è Cristo? Come ci è arrivato? Che fa ora? In che parte di cielo è?”
Chiunque ha un po’ di familiarità con la Bibbia sa che questa usa metafore ed immagini come il Cielo per suggerire delle verità che vanno oltre il linguaggio.

Dire che Cristo è in cielo, che Dio è in cielo,  non vuol dire che Dio è su quella nuvoletta o su quella stella o su quel pianeta ma che è al di fuori di ogni esperienza umana, di ogni legge umana. La Trinità non può essere definita in modo umano. Se lo è non è più Dio.

E’ chiaro che quando devi dipingere qualcosa che riguarda Dio è diverso perché se devi dare un’idea, allora usi le nubi e le stelle ma nella realtà non è mica così. In certi santini un può ingenui, sembra che Gesù si stacchi da terra come un razzo di Cap Canaveral ma non è così. Ai bambini queste cose si possono raccontare, agli adulti invece no.

Le nostre sono domande legittime ma ingenue perché non tengono conto di una cosa: per gli Ebrei non c’era una separazione netta tra dimensione soprannaturale e dimensione terrestre come invece c’è per noi.
Questa noi l’abbiamo ereditata dai Greci. Per la filosofia greca la dimensione terrestre è d’ impaccio per raggiungere quella soprannaturale. Non solo la ingabbia ma è anche in perenne lotta con essa.
La Bibbia non è così. Il Divino non è totalmente lontano dall’umano, né se ne disinteressa. L’Anima non scappa dal corpo e non lo rifiuta ( al contrario della filosofia Greca). Insieme costituisce un tutt’uno e se lo porta nell’eternità, fuori dalle leggi che regolano questo universo.
Ecco perché Cristo passa attraverso le porte chiuse,  passa  attraverso i muri, mangia pur essendo reduce dalla tortura e dalla crocifissione. Il suo corpo non sottostà più alle leggi di questo mondo.
E’ un Cristo sì in carne ed ossa ma con un corpo non appesantito da tutto quello che invece limita noi. Perché noi qui siamo limitati.
Se sono qui, non sono a Milano, se fa caldo sudo e se fa freddo tremo. Se sono basso ho bisogno di una scala e se sono alto mi devo chinare. Le leggi fisico biologiche di questo pianeta mi limitano e mi condizionano. Ma condizionano me, voi ma non Cristo.

C’è di più. Il fatto che si sia portato il corpo in Cielo, vuol dire che la natura umana è entrata nell’eternità. Non solo ma la natura ed il soprannaturale in Lui si riconciliano, si danno di nuovo la mano dopo un lungo periodo di separazione, dovuto al peccato originale. Questo è il significato dell’Ascensione, qualcosa che va ben al di là dei disegnino che si fanno fare ai bimbi a catechismo. Nella Bibbia il Soprannaturale non disdegna il Terrestre.

Gesù è in cielo ma è anche in mezzo a noi. La consacrazione lo renderà presente sull’altare ma il fatto che ne mangiamo non significa che Io mi mangio un pezzo del suo piede e Tu il polso. E che Cristo in cielo rimane monco. No. Cristo è in cielo glorioso, tutto intero ma al tempo stesso è presente qui da noi fisicamente. Se non gli fosse possibile questo, vorrebbe dire che anche lui dovrebbe tener conto dei limiti e dunque non sarebbe più onnipotente. Ma non è così. Cristo è sia qui che là.
Per questo gli angeli dicono:” Non Guardate il cielo” lo dicono perché il Cielo è di nuovo unito alla terra, una terra che Dio non distruggerà ma trasformerà depurandolo da tutto ciò che qui non va .

Bando dunque alle profezie Maya e bando anche alle recenti previsioni di qualche settimana fa grazie alle quali Roma era deserta perché tutti temevano la fine del mondo.