“I conti in rosso della Provincia di Lecce, che rischia la bancarotta, al di là delle responsabilità politiche passate o presenti, dimostrano in maniera inequivocabile come le Province rappresentino un’inutile spesa per i cittadini, i cui compiti potrebbero essere svolti dalle Regioni e dai Comuni”.

È quanto dichiara il consigliere della Regione Puglia e presidente di “Moderati e Popolari”, Antonio Buccoliero.
“Occorrerebbe – prosegue Buccoliero – una rimodulazione dell’intero apparato amministrativo locale, ragionando seriamente sull’eliminazione delle Province, che rappresentano un livello istituzionale secondario, che grava sulle finanze pubbliche, senza apportare ulteriori benefici all’amministrazione della cosa pubblica rispetto ai compiti che sono già svolti dai comuni e dalle regioni. Si parla tanto di razionalizzazione della spesa pubblica, ma la verità dei fatti è che alcuni partiti hanno interesse a mantenere le province, la cui eliminazione andrebbe a svilire quel ragionamento politico teso a “mantenere la poltrona”: non trascuriamo il particolare, infatti, che l’eliminazione delle province porterebbe all’eliminazione di 5 mila poltrone politiche, tra presidenti, vicepresidenti, assessori e consiglieri. Un duro colpo certamente per quei partiti che puntano la loro forza sull’assegnazione di poltrone”.
Sull’argomento interviene anche il segretario provinciale di MeP di Lecce, Paolo De Santis.
“Occorrerebbe – ha dichiarato De Santis – aprire una seria riflessione in merito, dal momento che l’attuale situazione economica non consente più di mantenere in piedi Enti il cui ruolo non solo non appare ben chiaro, ma potrebbe tranquillamente essere assunto da altre istituzioni.”
Una posizione che viene rimarcata dallo stesso consigliere regionale.
“Per questa ragione – sostiene Buccoliero – mi piace l’idea di una Regione Salento, che andrebbe a snellire la macchina amministrativa, procedendo all’eliminazione delle province, e razionalizzerebbe la spesa pubblica, migliorando i servizi erogati.
È da questo che occorrerebbe ripartire – conclude Buccoliero – perché, senza una revisione complessiva dell’architettura istituzionale, non si farà molta strada”.