Dopo due settimane  dalla fine del campionato, anch’io  voglio dire qualcosa inerente alla vicenda del Lecce. Non posso, però, affrontare subito l’argomento perché sul nostro calcio, molto ma molto malato, si è abbattuto un tornado che si forse si trasformerà in uno tsunami di proporzioni gigantesche che potrebbe fare moltissimi danni.

Ed allora è giusto porre al primo posto questo riprovevole fatto per analizzare, se possibile, i motivi per i quali periodicamente si ricasca nell’errore.
Di partite “biscotto” si è sempre parlato in ogni campionato, specie verso la fine del torneo; di partite “vendute” o di “premi a vincere o perdere” ogni anno c’è stato sempre un elenco fatto dai tifosi che andrebbe analizzato da chi di dovere; ma la frequenza e la finezza con cui adesso si ha l’opportunità di agire sul corretto esito del risultato è qualcosa che deve preoccupare non solo gli aventi causa ma un po’ tutti. Ogni volta si va alla ricerca del risvolto penale e ci si dimentica che il primo risvolto è di natura sportiva e dovrebbe essere la giustizia sportiva ad intervenire pesantemente, prontamente ed indipendentemente della giustizia ordinaria. Telefonare ai designatori arbitrali per avere un arbitro anzicchè un altro, non è di per sé un reato penale, ma lo è certamente sportivo. Dire che si viene assolti nel tribunale penale, non significa essere a posto dal punto di vista sportivo. Ma se poi la giustizia sportiva si mostra incapace ad adottare i provvedimenti di sua competenza aspettando l’esito della giustizia penale, allora significa che si è abdicato. Mi riferisco alla vicenda Moggi e calciopoli. Stanno scadendo i cinque anni di sospensione per il maggior accusato di calciopoli  e la Federcalcio ancora non si è pronunciata sulla radiazione prevista, anzi lo stesso fa l’opinionista ben pagato in molte trasmissioni televisive così come i vari Paolo Rossi, Giordano e company. Il messaggio che passa è quello di cercare di fare il furbo, tanto se ti acchiappano, con un paio d’anni di inibizione te la cavi e dopo tutto come prima, anzi meglio di prima.
Se il calcio nella sua voracità ed avidità cerca soldi da tutte le parti arricchendo chi non dovrebbe, (tutto il sottobosco di mediatori, osservatori, procuratori, direttori sportivi con conflitti di interesse),riesce a dare la sponsorizzazione della serie B ad una società di gestione delle scommesse, la BWIN, al punto che la serie B viene chiamata serie BWIN, allora non ci si meravigli se il giro “scommesse” aumenta vertiginosamente con i risultati che sappiamo. Adesso non si tratta di dare la croce addosso a Tizio o Sempronio, (sono sempre un garantista), e stabilire se c’è reato penale, non mi interessa, ma, certamente c’è la violazione di qualche norma sportiva, quella etica che da sola dovrebbe già comportare provvedimenti disciplinari sportivi.
Ma, nauseato nel rimestare questo lordume calcistico, con grossi personaggi come Signori, Doni ed altri un po’ meno noti, vorrei passare al Lecce e dire la mia sulla annosa questione della cessione proprietaria. Può darsi che il patron Semeraro si sia anche “scocciato” di questo mondo di affaristi del calcio ed abbia deciso di mollare anche se questo poteva non essere il momento giusto dato che il Lecce, rimasto in serie A, con qualche garanzia contabile in più avrebbe potuto avviare quel programma di potenziamento, tanto sbandierato negli anni. Se poi i motivi di contrasto con De Canio attengono al vivaio, sul quale il tecnico-manager voleva, giustamente, mettere mano e  dire la sua, credo sarebbe stato opportuno spiegare meglio i motivi del contendere. Sul vivaio non si vuole o non si può investire? Non è che attorno ai vivai girano anche molti personaggi che con il calcio hanno poco a vedere? Una cosa è certa, in questo momento, questa destabilizzazione era l’ultima cosa che ci voleva. Gli allenatori si possono anche cambiare, ma le società rimangono. Ma se il rimanere deve essere considerato solo ed esclusivamente un onere e non anche un piacere, se non altro per il palcoscenico mediatico che offre, allora si faccia come meglio interessa al  proprietario che, non scordiamolo, tira fuori i quattrini.
Chissà, può anche darsi che il calcio a Lecce non muoia. Semeraro ha fatto moltissimo, ha fatto bene, c’è una squadra in grado di avere due anni di autogestione tranquilla, e questo è un suo innegabile merito, ma ricordi pure che, da sempre, con i tifosi ci possono essere screzi che vengono poi risolti con il buonsenso. Potrebbe essere così anche questa volta.
Può darsi che dopo tanti tuoni e pioggia possa arrivare anche il sereno e si affronti con gioia anche il prossimo campionato di serie A.

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

sedici − 3 =