La materia di cui si discute, della gestione del Sevizio idrico integrato e della costituzione dell’azienda pubblica regionale acquedotto pugliese, deve diventare per l’assessore ai lavori pubblici Fabiano Amati, una questione di “orgoglio pugliese”.
L’orgoglio pugliese di aver visto prima degli altri, che stava cambiando il senso comune, il comune sentire della gente.

“Su questo argomento siamo tutti cercatori della via comune – ha detto Amati – ma il risultato del referendum ha fatto sì che si allontanasse la timidezza che avevamo, perché oggi è cambiato il quadro normativo di riferimento. Ha vinto l’idea che pubblico è meglio. Oggi questo è possibile, si può riportare in Puglia la proprietà totale dell’acquedotto”.
Questo avverrà secondo Amati anche acquisendo le quote della Basilicata, un processo già avviato nel 2004.
“Si chiude il cerchio di una vicenda storica – ha continuato l’assessore – l’Aqp è della Puglia e dei pugliesi”.
E sul benessere dell’Ente l’assessore ha insistito molto. Anche questa deve essere una motivazione di orgoglio. “Diciamolo, quando le cose vanno bene. E vanno bene in tutti i sensi. Dal punto di vista economico-finanzairio, ma anche da quello delle cosiddette perdite d’acqua”.
Non è vero secondo Amati che la Puglia ha le tariffe più alte d’Italia, “è al 33mo posto” e non è vero nemmeno che le perdite delle condotte sono incontrollabili. In realtà dai dati letti in aula da Amati risulta che in Europa si perde più acqua che in Puglia.
“Vantiamoci delle cose buone che abbiamo – ha sottolineato l’assessore – non fa male ammettere che qualcuno ha fatto bene, è stato bravo”.
“Conosco le insidie della questione del minimo vitale – ha continuato Amati – ma nessuno ammette che quando fu lanciata questa partita le condizioni erano diverse, era un’altra era geologica. Ora abbiamo una condizione generale mutata ne sono testimoni gli assessori al bilancio e alla sanità”.
Ma questo non cancella però secondo Amati la concezione politica e sociale dell’acqua considerata bene comune, perché significa bene materiale o immateriale, gratuito e semigratuito.
Nel caso dell’acqua si tratta, a differenza dell’aria, di un bene che per essere fruito ha necessità di un mediatore. E in questo sta la differenza. “Quello che è necessario pagare è proprio questa mediazione, il corrispettivo di un servizio”  – ha ribadito Amati.
Trentasette minuti di relazione per mettere in evidenza “le ragioni di un modo di fare politica, il faro illuminante di queste scelte che hanno avuto nella pagina referendaria di ieri la ragione storica del sì anche a questo disegno di legge”.

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