Ci sono giorni in cui passeresti ore ad osservare, ininterrottamente, la giostra di persone, eventi ed emozioni che gira intorno a te.
Dal basso di una sedia sotto l’ombrellone, sarebbe facile ascoltare, giocare, sorridere, od anche dispiacersi per vicende altrui.

Questa è la storia di una signora che, come tante classiche “false nobili”, aveva un po’ di puzzetta sotto il naso.
Sedeva sempre a riva, sulla sua magnifica spiaggina, con tanto di cappello maestoso e costume brillanti nato, sfolgorante sulla ciccetta armoniosa dei fianchi.
Accanto a lei un burbero marito, che non spiccicava quasi mai una parola, ma che la assecondava in tutto, per carità! Era col naso sempre fisso tra le pagine di un quotidiano, e, la cosa che più colpiva, era che non sorrideva mai, neanche a suo figlio piccolo.
Poverino questo! Giocava e nuotava sotto una mole di rimproveri della mamma, tanto da aver assunto un’aria buffa, perché le movenze erano da snob, la spontaneità di un bambino e la serietà di un ometto ormai fatto. Forse, non sapeva neanche lui stesso che esempio seguire.
Accanto a questa famiglia singolare, sedeva spesso una signora, accompagnata da un cane stupendo e molto ben educato.
La sua padroncina gli portava il telo, la ciotolina, la pallina, tutto il suo corredino e teneva sempre il guinzaglio accanto a sé, così che il cane non potesse allontanarsi senza il suo controllo.
Somigliava molto ad un pastore tedesco e, quel giorno, stette così buono, ma così buono, che si fece accarezzare dai bimbi, scodinzolava a chiunque gli sorridesse, non un granello di sabbia lo sfiorò. Si muoveva, con le sue zampette, pulite pulite, sul telo da mare e si accucciava lì. Non entrò per nulla in acqua, non sporcò, non abbaiò.
La snob, che evidentemente non poteva soffrire gli animali, sapete che fece? È presto detto! Chiamò nientemeno che i vigili urbani.
All’arrivo di questi sulla spiaggia, che giravano da una sponda all’altra, la gente si chiedeva cosa mai fosse successo, visto che non c’erano neanche tende da campeggio accampate nelle vicinanze (no, perché ci furono la settimana successiva, ma nessuno chiamò i vigili).
Ad un tratto la signora sfolgorante si levò dalla sua reggia e avanzò verso i tutori dell’ordine.
“Si, vi ho chiamati io. Purtroppo se ne è andata cinque minuti fa. Gli ha messo pure la ciotola dell’acqua e la pallina vicino, ed è da qualche giorno che viene e si siede vicino a me”.
Era ovvio che si riferiva al cane e alla padroncina, che realmente da poco erano andati via.
“Vorrà dire …” – riprese – “… che vi richiamerò se la rivedrò qui”.
I vigili, pur mostrando molta disponibilità e tolleranza, le spiegarono che, si, sarebbero intervenuti, ma sempre in base alle priorità da sbrigare, perché magari potevano verificarsi casi più urgenti.
La cosa si chiuse lì, ma quella, tornata al suo ombrellone, cominciò a fumare e a gettare le cicche delle sigarette in terra.
Un suo vicino, disdegnato per quello che poc’anzi aveva tentato di fare alla ragazza col cane, non facendosi notare, la fotografò e chiamò, a sua volta, le forze dell’ordine.
Questi furono costretta a multarla, tanto più che poco prima dei volontari avevano ripulito la spiaggia. Eppure proprio lei, prima, si era lamentata della presenza del cane, che, al suo opposto, non aveva inquinato l’ambiente, non aveva infastidito il prossimo, e si era finanche dimostrato più pulito di lei.
Non contenta, ebbe pure da ridire su un gruppo di ragazzi che scherzavano fra loro, era proprio fastidiosa e pesante. E poi, la voleva far pagare al ragazzo.
Nei giorni successivi, curò di procurare qualche incidente, così che il marito potesse litigare con lui e denunciarlo.
Ideò questo piano: “Al primo giorno di vento, quando andrà a bagnarsi, allenterò l’asta del suo ombrellone, così che mi cada addosso. Basterà fingere di essermi fatta male, così Rodolfo mi difenderà e lo denuncerà e giustizia sarà fatta. Così impara!”.
E così fece. Ne nacque un’accesa diatriba tra i contendenti, in cui il ragazzo le disse tutto quello che pensava di lei, ed anche i sospetti che nutriva.
Il marito, ovviamente, difendeva la moglie, ignaro di quello che aveva architettato, ma anche lei ignorava una cosa: i ragazzi che lei aveva così aspramente criticato, le fecero un filmato col cellulare.
All’arrivo delle autorità competenti, quando sembrava che le cose volgessero al peggio per il ragazzo, quel gruppo corse in suo soccorso, mostrando chi era la reale artefice dell’incidente, che si prese anche una bella denuncia, per violazione di proprietà altrui e per tutto quello che il suo gesto aveva comportato.
Da parte sua, lei replicò con una controdenuncia, per il filmato girato.
Il marito tornò a tacere e a fissare il giornale.
Dopo qualche tempo, tutta questa bella gente fu convocata dal giudice di pace.
“Allora? Si può sapere cos’avete combinato?” – domandò.
Ebbe davvero un bel da fare, perché iniziarono a parlare tutti insieme e non fu semplice calmarli, ma alla fine, i fatti furono ben chiari.
La signora col cane non c’entrava più nulla, poiché nessuno sapeva chi fosse e, da quel giorno, non era più tornata su quel lido; i ragazzi, criticati a loro volta, non avendo minimamente reagito, avevano solo reso testimonianza ad un reato che si stava perpetrando e non avevano ripreso la signora per scopi personali.
Quanto all’altro ragazzo, anche lui, come lei, aveva semplicemente segnalato un episodio di cui tanti si rendono rei, lamentandosi pure per la sporcizia sulle spiagge, per cui aveva compiuto un’azione utile.
L’unica che aveva causato tutto questo trambusto e questi spiacevoli episodi era lei: aveva infastidito delle persone, le aveva insultate, aveva recato disturbo, anche a delle forze pubbliche in servizio, violato delle proprietà, e chi più ne ha, più ne metta e, attenzione, solo per il suo capriccio personale.
Ragion per cui, era colpevole.
“Per lei ho previsto semplicemente delle multe, per tutto quello che di spiacevole ha commesso. Pagherà anche le spese legali di tutti i presenti e, in più, farà una donazione di mille euro al canile municipale, per dimostrare di aver compreso che anche gli animali fanno parte del creato e sono amici dell’uomo e che, non sempre, sono aggressivi o recano disturbo. Certo, ci sono ambienti e spazi adatti, per carità, ma lei ha esagerato davvero! E credo anche che suo marito l’avrebbe dovuta fermare”.
Lei lasciò l’aula sdegnata, lanciando un’occhiata di disprezzo anche al giudice, mentre i ragazzi andavano a festeggiare.
Prima di andare via dall’edificio, si rivolse stizzita al marito: “Rodolfo!”.
“Si, cara?”.
“Paga!”
“Va bene!” – abbassando la testa e piegandosi nuovamente ai suoi capricci.
Mentre uscivano, il bambino rivolse una domanda alla mamma.
“Dimmi pure caro!”.
“Posso avere un cane?” – mentre gli occhi della mamma sprizzavano saette verso il figlio.
Fine
Ogni riferimento a fatti, cose, persone, situazioni, è puramente casuale e frutto dell’inventiva del narratore

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