Quante coppie sognano di avere un bambino ma hanno difficoltà a concepire?  Tante, o peggio, sempre di più.
Così come è noto, infatti, che indagini statistiche su ampia scala hanno rilevato un progressivo abbassamento della fertilità, parimenti la fecondazione

medicalmente assistita ha permesso a molti di realizzare questo desiderio tanto che è in aumento costantemente il numero delle coppie che vi ricorrono.
Tra le pratiche in progressiva crescita e permesse in Italia una delle più utilizzate sta diventando la “crioconservazione” (conservazione di ovuli congelati con l’azoto liquido) per la quale il  Nostro Paese può essere considerato all’avanguardia. A conferma di tanto sono i dati ufficiali divulgati dall’Istituto Superiore della Sanità nei quattro anni compresi tra il 2005 ed il 2009, secondo cui sono stati ben 1170 i bambini nati da ovociti congelati e ben 15068 i “cicli di scongelamento”. Si tratta di un grande primato anche a livello mondiale, resosi necessario, secondo alcuni, proprio data la mancanza di pratiche di fecondazione alternativa consentite dalla famigerata legge 40 del 2004.
A seguito di una nota sentenza della Cassazione che ha dato il via libera al congelamento degli embrioni, infatti, a partire dal 2009, il Belpaese ha fatto grandi passi in avanti se si pensa che risale all’anno 1997 la nascita della prima bambina frutto della fecondazione di un ovocita congelato.
Molte categorie di donne ricorrono alla crioconservazione, e tra queste la gran parte sono state colpite da gravi malattie, come il cancro, anche se si assiste ad una progressiva crescita del numero di donne sane che per svariati motivi optano per questa tecnica di fecondazione assistita.
Recenti studi hanno constatato che il nuovo “ventaglio” è costituito da pazienti con una cultura medio alta, che decidono di far congelare i propri ovuli per posticipare la maternità sino a 35 – 40 anni ed oltre. Sono donne in carriera, architetti, giovani medici, giornaliste e ricercatrici, per lo più abitanti delle grandi città.
Tutti questi numeri positivi cozzano però con un dato ineludibile: la carenza di strutture pubbliche che praticano la crioconservazione che induce molte donne a rivolgersi a centri privati con costi intorno ai 2 – 3 mila euro o a non realizzare il proprio sogno di diventare madri.
Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” alla luce della circostanza che in Italia possiamo contare su appena due o tre centri pubblici specializzati, presenti a Bologna e Milano e per non sminuire il naturale desiderio di maternità e paternità  delle coppie italiane, ritiene necessario che lo Stato debba avviare politiche sanitarie che si facciano carico di questo incombente.

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