L’acqua, madre della vita, componente principe del nostro corpo rischia di passare nelle mani di privati con e senza scrupoli che hanno come solo obiettivo il profitto. Sembra essere questa la paura che attanaglia sia la gente comune, la cui voce non è, ancora una volta, mancata ieri a Mondoradio, sia personaggi autorevoli ed amati dal pubblico come Dario Fo, Alex Zanotelli e Luigi Ciotti.

La voce del premio Nobel si fa rauca e piena di enfasi quando scongiura gli italiani di non delegare, di gestire, verificare, controllare, sovvertire, se necessario: “Non dovete stancarvi mai di esercitare il vostro diritto-dovere di dare indicazioni solenni, siamo un popolo che ha inventato i Comuni, vera forma di civiltà e partecipazione alla cosa pubblica”. E poi amaramente constata come la ricerca, in Italia, non venga incentivata: “Lo sfruttamento delle onde del mare, del sole e del vento deve essere portato all’esasperazione, se necessario, e bisogna insegnarlo alle generazioni future; non si può togliere loro l’acqua, fondamento di vita”. Padre Alex Zanotelli parla di crisi dei valori morali ed etici, di disegno criminale: “Roba da pazzi, siamo il primo parlamento in Europa, ma forse nel Mondo, che ha dichiarato l’acqua bene di rilevanza economica, è come chiedere di privatizzare la propria madre”. Il religioso comboniano, noto per il suo coraggio e la sua radicalità profetica, si congratula con la Chiesa militante, credenti e singoli vescovi, quella che si è mobilitata per salvare l’acqua pubblica, ma non lesina critiche alla Cei: “Mi aspettavo che, come sull’eutanasia e sull’aborto, ci sarebbe stata una presa di posizione decisa per salvaguardare l’acqua, anch’essa vita. Invece, fino ad ora, solo silenzio”. E conclude: “L’acqua è diventata il vero oggetto del desiderio, più preziosa del petrolio, perché è un bene indispensabile e scarso”.
In diretta è poi intervenuto un giornalista di “Altraeconomia”, Luca Martinelli, che ha scritto il libro “L’acqua (non) è una merce”. Il giornalista spiega che con la privatizzazione si mette in discussione l’idea che lo Stato possa essere responsabile nel garantire acqua potabile, la depurazione delle acque e il servizio di fognatura, come definito dall’Ue. In questo modo si potranno escludere dal servizio coloro che non sono in grado di pagarne il prezzo. In alcuni Paesi del Sud del mondo, dove la privatizzazione è una realtà, è veramente accaduto il paradosso: “I privati hanno chiesto al Governo locale di vietare la raccolta delle acque piovane, pratica considerata concorrenza sleale nei loro confronti”. Altri paradossi possibili saranno visibili sotto i nostri occhi allorquando un Comune sarà particolarmente moroso, le multinazionali potranno decidere di ridurre loro la portata d’acqua, di chiudere, insomma, i rubinetti.
La discussione sul referendum sull’acqua non poteva non coinvolgere i Comitati del “vota sì per l’acqua bene comune”. Luigi Russo ha, infatti, intervistato anche Arnaldo De Francesco del movimento di Beppe Grillo, responsabile provinciale del Comitato che ha assicurato una copertura nelle piazze con manifestazioni, incontri pubblici, attività ludiche tese a sensibilizzare la gente sui temi del referendum. Da buon “grillino”, l’informazione per lui parte dalla rete dei cittadini, che può rompere il muro di silenzio dei Mass media nazionali “che hanno ormai abdicato al loro ruolo di servizio pubblico (in particolare Mamma Rai) a favore degli ordini di scuderia”. Patrizia di Paola, coordinatrice del Comitato per il Sud Salento ha ricordato la mobilitazione generale dei Paesi del “Capo di Leuca” che, prima con la raccolta delle firme ed ora con concerti in piazza, biciclettate, fiaccolate ed altre iniziative tra le quali il “porta a porta” dimostra grande senso civico e voglia di partecipare.
Insomma, questo è un Referendum di portata storica, la forza dei temi in gioco ha trasceso l’appartenenza politica con lo schierarsi dalla parte del Sì di alcuni esponenti della Lega, ha scosso gli animi cattolici, ha mobilitato la gente “dal basso”. Ora la parola alle urne.

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