Foto di Bruno LomastoInsegnante di Storia e tecnica della sceneggiatura presso l’università del Salento.Conduttore della trasmissione Hollywood Party -RaiRadio3 , scrive per la rivista bimestrale “Segnocinema”, ha collaborato alla sceneggiatura di alcuni film, resident dj del CBMR/Europe. Mercoledì 8 giugno, per il ProgettoProg il festival musicale dell’Università del Salento, si esibirà in un dj-set interamente dedicato all’hip hop europeo,allo Zei di Corte dei Chiaromonte.

Quando nasce la tua passione per la musica?

Intorno alla nascita. Ho avuto la fortuna di ascoltare sempre moltissima musica in casa, di avere una familiarità con i dischi come la si può avere con i primi giocattoli.

Background musicale…come te lo sei costruito?Che cosa proponi nei tuoi dj set?

Per quanto riguarda la musica per il dancefloor, ho avuto fasi alterne d’intensa frequentazione e assoluto distacco… negli anni del liceo suonavo malamente la chitarra elettrica e il basso con gli amici, nel linguaggio del rock o di quello che ne era rimasto, alla disco si guardava genericamente con sospetto, all’hip hop con appena più interesse. Mi ricordo quando in un negozio di dischi di Latina vidi la copertina di una delle prime compilation di hip hop italiano, “Italian Posse”, erano i primi anni ’90….fu uno shock culturale non da poco entrare in quel mondo di rime in italiano. Poi c’è stato l’innamoramento per il sound dei Sottotono e per quello dei BQ:RAM, poi ancora l’incontro con un brano di Tiziano Ferro, “Eri come l’oro”, che mi ha aperto un’altra dimensione ancora, quella di un r’n’b “europeo” e denso di stile…tanta roba. Nei dj set che faccio in questo periodo, propongo una mistura black piuttosto calata nel presente delle nuove uscite, è un po’ il concetto di “Black Bonanza” che ho sviluppato con l’aiuto dei miei amici in locali di Latina come Easy Going e Mela Rossa. Negli ultimi anni ho subito molto l’influenza di un etnomusicologo assolutamente etorodosso come Gianfranco Salvatore, uno dei “pensatori” musicali più incredibili che mi sia capitato di conoscere. Detto ciò, non mi sento un purista di niente, mi piace vedere la gente che balla.

Descrivici i tuoi “attrezzi del mestiere” e il tuo rapporto con la tecnologia.

Attualmente la mia strumentazione è limitata a un Mac Book Pro su cui gira un Traktor, e a una console Hercules. Su un pc casalingo invece mi capita di lavorare i pezzi che ne hanno bisogno (cassa, loop, bass line) con banali interventi su software come SoundForge o Music Maker. Ho i piatti ma me li tengo a casa. Non mi piacciono i tricks dei turntablists (e neanche li so fare), né amo i dj che stravolgono troppo i pezzi che girano (a meno che non si tratti di un Lory D)…l’obiettivo non è far sentire la mia “mano”, ma anzitutto della buona musica.

Qual è il disco che hai ascoltato più volte in vita tua?

In generale, “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles e “Anima latina” di Lucio Battisti. In ambito black, forse “Raising Hell” dei Run DMC ma anche “Reasonable Doubt” di Jay-Z.

Foto di Umbertina MeschiniOltre la musica, ci vuoi parlare della tua passione per il cinema….

Il cinema ha rappresentato per me un eccezionale percorso di formazione, è un sistema talmente stratificato che ti fa entrare in contatto con una molteplicità di linguaggi. L’ho studiato tanto, ne ho scritto, e ne ho persino fatto un po’. Per me è un campo d’intervento strettamente connesso con la musica, più di quanto non si possa percepire dall’esterno.

Progetti per il futuro?

Tendenzialmente la mia prospettiva sulla realtà si ricarica ogni sei ore, quindi per quanto concerne le prossime sei ore posso dire che farò la valigia per andare a Lecce, dove suono mercoledì sera….e dopo la valigia andrò al cinema a vedere l’ultimo film di Theo Angelopoulos, “La polvere del tempo”.

Hai un particolare progetto ideale e concettuale cui arrivare come massima aspirazione?

Trascorrere l’estate in un capanno sul mare, in mezzo al mediterraneo, mettendo musica per chi vuole venirla a sentire, verso il tramonto.

Siamo alla conclusione, grazie per il tempo dedicatoci. A te l’ultima parola…

Non hai stile? Non lo dire.

 

 

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