E’ appena tornato da Los Angeles ed è gia’ nuovamente in partenza, questa volta per Mosca e San Pietroburgo, per lavorare con l’Istituto Luce a progetti tv celebrativi dell’anno della cultura e della lingua italiana in Russia. Viene considerato uno dei registi piu’ promettenti  della nuova generazione di film-maker trentenni  italiani.

Stiamo parlando di Gianluca Sportelli, che con il suo corto “La famiglia Starnazza” ha vinto il Cinemaster Studio Universal che gli ha consentito di frequentare per 15 giorni a Los Angeles uno stage di formazione professionale cinematografica nei famosi studi della Universal, all’interno dei quali sono stati girati film arcinoti come King Kong, Lo squalo, Jurassic Park, La guerra dei Mondi, Ritorno al Futuro, Shrek. Studi che –negli sterminati spazi su cui si estendono- oggi ospitano i set di alcune delle più popolari serie televisive americane conosciute in tutto il mondo come “CSI:crime scene investigation”,  e “Desperate Housewives”.
Incontriamo Gianluca casualmente in una pausa barese della sua frenetica attivita’, proprio poco prima della partenza per la Russia.
D.: Parlaci della tua famiglia e del tuo luogo di nascita.
R.: Sono nato a Gioia del Colle il 7 febbraio 1979, sono il piu’ piccolo di tre figli di una famiglia nella quale non c’era una particolare passione per il cinema. Io ho cominciato ad amare i film guardandoli in tv e videoregistrandoli. Un vero film cult della mia infanzia e adolescenza è stato “Guerre Stellari 4”che ho guardato e riguardato per una ventina di volte. A Gioia del Colle da ragazzo ho frequentato spesso la sala cinematografica storica della citta’, la “Castellano” : entravo gratis perché ero amico del proprietario e di una delle “maschere” e così potevo togliermi lo sfizio di vedere i film quando e come volevo.
D.: Film preferiti?
R.: Brazil di Terry Gillliam, Ritorno al futuro di Robert Zemeckis, Edward Manidiforbice di Tim Burton.
D.: I registi che ami di piu’?
R.: In assoluto, su tutti, amo Federico Fellini e poi Truffaut, Kubrick, Sergio Leone. Tra quelli delle nuove generazioni Wes Anderson, quello de I tenenbaum ,e Paul Anderson, quello di Boogie Nights; e ancora Gus Van Sant e i fratelli Coen che ti regalano sempre emozioni.
D.: quando hai cominciato a pensare seriamente al cinema come lavoro?
R.: Mah, tutto è cominciato piano piano dopo la maturità. Parlando con i miei amici, uno in particolare Filiberto, decisi di andare a Bologna per frequentare il Dams. Lì mi attirava la novita’ di una citta’ e di un corso di studi che conoscevo poco e niente. Ma alla fine, la vita in una delle piu’ belle e civili citta’ italiane mi ha aperto la mente e mi ha fatto capire cosa cercavo veramente: andando spesso alla cineteca Lumière ho messo a fuoco la mia voglia di  raccontare i sentimenti e l’inconscio con tecniche di cui mi sono lentamente innamorato. Ed è lì che ho ideato il mio primo corto, titolo TI ASPETTAVO COMPANERO, un western ispirato al film di Sergio Leone “Giu’ la testa”. Lo girai a Gravina di Puglia in una chiesa sconsacrata. E proprio con questo corto ho superato la prova di ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Un momento davvero fortunato perché tra l’altro quell’anno non si pagava: cosa che mi permise di tagliare un altro traguardo importante per la costruzione della mia carriera.
D.: Tra tutti i tuoi corti del periodo di formazione a quale sei piu’ affezionato?
R.: Beh, sicuramente  a quello che ho prodotto e diretto allo Sperimentale e cioè LA DIABOLICA INVENZIONE DEL DR. S, film dedicato all’inventore della sedia elettrica, un film che mi ha fatto anche scoprire perché non amo andare dal dentista…
D.: Eri mai stato in America prima del tuo stage a Los Angeles?
R.: No, mai. E’ stata un’esperienza entusiasmante. Negli studios ho visitato tutti i dipartimenti nei quali si sviluppa la catena di produzione dei film: dai costumi alle scenografie, dall’ arredamento alla fase creativa fino ai ferrei momenti della produzione che in Usa scandiscono in modo severo ogni minuto di girato. Ho potuto seguire anche le fasi di vita di una sceneggiatura (dall’analisi all’approvazione) e ancora le sale in cui si allestiscono i suoni e si procede poi al mixaggio. Sono stato ammesso poi al set di “Fast Five”, ho partecipato al Chinese Theater alla premiere di “Paul” ed ho anche potuto assistere dal vivo ad uno dei piu’ popolari talk show americani il “Jay Leno Show” che va in onda, a cura della NBC e della Universal, da Burbank, citta’ nella contea di Los Angeles. Jay Leno è un mito, uno dei pionieri della stand up comedy.
D.: Cosa ti ha colpito di piu’ del tuo soggiorno americano, a parte i momenti di studio?
R.: Mah, sai io non amo il turismo dei monumenti, o dei musei. A me piace la vita intesa proprio come la vita delle persone: sono stato attratto dai racconti che mi hanno fatto quelli che ho incontrato in giro nei momenti di svago: chessò il tunisino conosciuto per caso in un negozio e che mi ha detto di aver lavorato per molti mesi in italia o il guardiano di un garage. Ecco la mia immaginazione spazia e si scatena quando conosco la vita della gente che incontro.
D.: Tra poco partirai nuovamente: andrai in Russia. Parlaci di quello che farai.
R.: Lavorero’ in collaborazione con l’istituto Luce, il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma ed il Ministero dei Beni Culturali. Per 15 giorni sarò  a Mosca e a San Pietroburgo per progetti tv legati all’anno della cultura e della lingua italiana in Russia e per progetti legati all’anno della cultura e della lingua russa in Italia.
D.: hai film in cantiere?
R.: Sì, sto preparando un lungometraggio. Una storia d’amore ambientata in Puglia e che avra’ come set principale Bari.

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