Terra incantata dove innumerevoli culture si sono fuse nel corso dei secoli, dando origine ad un collage del tutto particolare. Terra magica ed eretica, che ha pagato duramente la sua indipendenza insieme a tutta l’Occitania.

Parlo della Provenza, la regione centromeridionale dell’odierna Francia, di cui anche Van Gogh subì il fascino, elevandola a sua residenza ed immortalandola nelle sue opere. Una terra affascinante e profumata di lavanda, specialmente nel mese di maggio, quando la campagna si tinge di viola per la fioritura della pianta. Ma non solo, nella Camargue, area compresa fra Marsiglia, Arles ed il Mediterraneo, quasi alle foci del Rodano, le campagne offrono l’inusuale scena di tori e cavalli liberi, mentre i laghetti formati dal fiume brulicano di vere e proprie foreste di fenicotteri rosa. Spingendosi lungo la costa da Tolone verso Marsiglia, su quella strada panoramica chiamata Corniche, cornice, ecco uno scenario magnifico di rocce a strapiombo su un mare azzurro, fra calette e fiordi dal suggestivo impatto visivo. Dopo Marsiglia la costa diventa piana e sabbiosa, fino a giungere a Sainte-Marie-de-la-Mer, dove secondo una leggenda molto sentita sarebbe sbarcata Maria Maddalena in fuga dalla Palestina dopo la crocifissione, ed i cui presunti resti sono conservati sempre in Provenza a Saint-Maxim. Il 24 maggio di ogni anno a Sainte-Marie-de-la-Mer confluisce un grande numero di gitani da tutta Europa, per festeggiare la protettrice, Santa Sara, giunta sui lidi occitani insieme a Maria Maddalena.
Ma la Provenza è anche vestigia storiche, a cominciare dai resti greci dell’antica colonia focese di Marsiglia, passando per quelle celtiche, fino a giungere a quelle romane, sicuramente fra le meglio conservate d’Europa, come il teatro romano di Orange, il più grande in assoluto, l’anfiteatro di Arles, o il Pont sur Gard, parte di un acquedotto a due piani attraversante come un ponte l’affluente del Rodano. Ma non possono certo essere dimenticati i castelli e le abbazie medievali, disseminate fra i campi, o la rocca medievale di Les Baux, antico baluardo contro l’invasione saracena, posta a guardia della Vallée de l’Enfer, la Valle dell’Inferno, cui si sarebbe ispirato Dante per descrivere l’ingresso degli inferi nella Divina Commedia ma che oggi sembra un vero ed esclusivo paradiso, a giudicare dal numero di ville con piscina che la popolano e che si possono osservare dalla rocca. Ma non si possono dimenticare le tante vestigia templari e catare di cui questa terra parla continuamente o l’eco delle canzoni dei Trovatori, declamanti l’amor gentile, come non è difficile udire nel vento o nel canto delle cicale, l’urlo di dolore di un popolo sottomesso con le armi, sotto il beneplacito della Chiesa di Roma e dell’Inquisizione, che vide scomparire una civiltà che in splendore rivaleggiava con quella bizantina, quando il resto d’Europa era ancora nella barbarie. E come dimenticare Saint-Remy che dette i natali a Nostradamus o Avignon (nella foto vista dal Rodano), l’altra Roma, austera e bella come il suo Palazzo dei Papi, dove si compì la condanna dei cavalieri Templari, ma anche la città dove Francesco Petrarca cantò l’amore per Laura.
Provenza, un nome che ancora oggi fa pensare alla poesia, all’amore, ad un cielo stellato e ad una campagna profumata. Ricca di acqua, e per questo sacra sin dall’antichità, conserva ancora oggi il fascino dei tempi andati. Sono sei anni che manco e l’astinenza comincia a sentirsi. Credo che quest’estate ci ritornerò, anche per risentire il gusto dei magnifici vini rosati che, tra l’altro, contengono un enzima che previene dalle malattie cardiovascolari, infatti i Provenzali sono fra gli Europei i meno soggetti a tali patologie. Provenza terra magica ed unica …

Cosimo Enrico Marseglia

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