Una volta, le sere estive particolarmente, erano popolate da fantasmi e stupende principesse, di tesori nascosti ed anime in pena, masserie stregate, diavoli ghignanti, pietre miracolose, musei e chiese con una loro storia, urli e sospiri nella notte di luna piena.

I fanciulli che fino al calare della sera avevano giocato con i loro amici ascoltavano rapiti, increduli, quei fatti eccezionali  che le donne anziane raccontavano nel misterioso silenzio delle strade, dominio assoluto delle tenebre, proprio come la seguente storia fantastica.
Sant’Irene fu la Patrona di Lecce dal 1482 al 1658 quando venne spodestata da Sant’Oronzo a causa di un avvenimento realmente accaduto ma che la fantasia popolare ha colorato di leggenda.
In quell’anno tutte le città del Regno furono sconvolte da una tremenda pestilenza che mieteva vittime ovunque. Gli abitanti di Lecce erano atterriti perché credevano che il terribile male potesse colpire la città, fino a quel momento fortunatamente incolume.
Si pensò allora di ricorrere alla protezione di Sant’Oronzo e così, in un moto di esaltazione collettiva, in tutte le chiese della città s’improvvisarono celebrazioni liturgiche per chiedergli di essere preservati dalla peste.
La tradizione narra che il santo apparve allora nella piazza principale della città su di una colonna, tranquillizzando gli abitanti che la stessa sarebbe stata risparmiata dalla tremenda malattia e così fu. Il popolo allora, in segno di profonda riconoscenza, lo desiderò come patrono della città ed in suo onore si svolsero solenni festeggiamenti che immancabilmente  da tre secoli si ripetono annualmente alla fine di agosto.
Inoltre, nel punto della piazza dove si afferma che egli sia apparso, si pose una statua del protettore, in cima ad una delle colonne terminali della via Appia, avuta in dono dagli abitanti di Brindisi.
La Chiesa di Sant’Irene fu ultimata nell’aprile del 1639, l’edificio ha un’elegante e composta facciata stilisticamente riferibili a schemi in uso nel ‘500 romano, vi si leggono due ordini sovrapposti di lesene e colonne corinzie, sculture, stemmi, doccioni e motivi decorativi in pietra. Al centro il nucleo plastico del portale è sormontato dalla statua della stessa, opera dello scultore leccese Mauro Manieri, inclusa tra due grandi colonne corinzie.

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