“Ce ne hai messo di tempo!” – esclamò, un tantino spazientito, Riccardo, quando quella sera, finalmente, dopo due mesi, rivide suo cugino Rocco.
“E tu allora? Io penso che ce l’abbiano proprio con te più che con i soldi!

Ad ogni modo, se volevi un lavoro ben fatto, dovevi immaginare che ci fosse da attendere, no? Tanto più che per le formalità burocratiche, come ti accennavo, me la sono vista da solo”.
“Come hai fatto a convincere la direzione generale?”.
“Semplicemente dicendo la verità. Se questo sistema dovesse funzionare, lo installeremo anche presso le altre filiali”.
“E se dovesse fallire?”
“Allora perfezioneremo la sperimentazione. Il progetto è stato ritenuto, comunque, interessante”.
“Capisco! Piuttosto, come avresti risolto la situazione?”.
“Lo vedrai! Dammi solo il tempo di montare tutto!”.
Dopo circa un’ora, tutto era sistemato.
“Vedrai! Ne sarai entusiasta! Si tratta di un rilevatore di intenzioni, collegato ad un sistema di telecamere, che, non solo registrano le immagini, ma esaminano anche la temperatura corporea dei soggetti ripresi” – spiegò Rocco a lavoro ultimato.
“Una specie di … macchina della verità? Esisteva già!”.
“Non proprio. È una particolare combinazione di più sistemi, ma sta’ tranquillo! Vedrai che funzionerà, anche per i piccoli furtarelli”.
“Se lo dici tu!”.
“Grazie per la fiducia, eh?!” – replicò un po’ demoralizzato Rocco.
I due, terminato questo dialogo, andarono a godere del meritato riposo a casa propria, per essere risvegliati bruscamente dalla polizia il giorno dopo.
“No, che è successo?” – domandò agitato Riccardo al telefono.
“Succede che, intanto, lei è in ritardo al lavoro …”
“Beh, si, ma sono giustificato. La direzione lo sapeva!”.
“In tal caso …” – riprese il poliziotto – “E poi succede che un cliente, non appena entrato, è stato rigettato fuori dall’ufficio da una sorta di tapis roulant”.
“Allora … funziona!”.
“Cosa?”.
“Oh nulla, solo un piccolo test. È tutto a posto!”.
“Non direi! La persona in questione si è fatta male cadendo e ha sporto denuncia”.
“Non vi preoccupate, anzi! Trattenetela!”.
“Io credo che farebbe bene a venire qui. Glielo ordino!”.
Dopo un’oretta, Riccardo raggiunse, contemporaneamente a Rocco, che aveva ricevuto una telefonata simile alla sua, la centrale.
I due restarono di sasso vedendo che la persona che il sistema aveva respinto altri non era che una mite vecchietta, che, per fortuna, se l’era cavata con qualche livido.
“Allora? Mi spiegate cos’è successo, giacché gli impiegati non ne sanno nulla e sono rimasti sorpresi a loro volta?”.
“Beh, se avete convocato anche mio cugino, penso sappiate come siano andate le cose, o sbaglio?”.
“No, in effetti non sbaglia! Abbiamo dovuto chiedere all’amministrazione centrale e ci hanno chiarito tutto, ma credo che le vostre scuse siano doverose nei confronti della signora” – ribatté il maresciallo.
“Non penso!” – replicò Rocco – “Il sistema rileva le cattive intenzioni, ed anche sotto le spoglie di una mite vecchietta si può celare qualche malintenzionato”.
“Ma come si permette?” – rispose adirata la vecchietta – “Io sono solo andata a ritirare la mia pensione, mia, chiaro? L’unica cosa cattiva che ho pensato, è stata la replica da dare alla mia vicina per le lenzuola che ha steso, praticamente in casa mia e gocciolanti. Sa che vuol dire per me?”.
“Non ho motivo di non crederle, perciò le chiedo scusa, sia per la mia insinuazione che per l’accaduto” – ribatté Rocco – “Credo di aver capito cos’è successo e so anche come rimediare”.
“Se poi volessi spiegare anche a me …” – lo interpellò Riccardo – “E credo anche alla direzione centrale!”.
“Ed anche a noi” – intervenne il capitano.
“Certo, certo! È solo che ho regolato le apparecchiature sulla massima sensibilità, ma ho già in mente come ovviare, state tranquilli”.
Quella stessa notte, ad uffici ormai chiusi, Rocco e Riccardo lavorarono alacremente. Ritararono lo strumento e, in più, fu apportata una miglioria: un persuasore.
“Cioè? Come dovrebbe funzionare?” – domandò Riccardo a lavoro ultimato.
“Lo vedrai”.
“Chissà perché, i tuoi <<vedrai>>, per me, sono sempre inquietanti” – mentre qualcosa, o meglio, qualcuno, di inquietante era già nell’ombra.
Il giorno dopo, ci fu un nuovo tentativo di rapina, ma … sorpresa! Il rilevatore lo aveva colto, bloccato e persuaso a non ripetere più quella cattiva azione.
“È incredibile! Complimenti!” – disse, entusiasta, Riccardo al cugino.
Non solo, anche le persone che avevano ricevuto resto in più o cercavano di saltare il turno, per passare avanti, o formulavano concupiscenze in merito al denaro allo sportello, si ravvedevano improvvisamente.
“Bene! Obiettivo raggiunto!” – esclamò Rocco, venuto di persona ad ammirare il successo ottenuto.
“Oh, non sai quanto!” – meditò tra sé l’ombra della notte precedente, acquattata fuori, ad osservare come andassero le cose all’interno.
Per un po’ di tempo, le cose filarono lisce come l’olio, ma, un brutto giorno, si verificò ugualmente l’ennesima rapina.
Il problema era che, nonostante le molteplici tracce sparse, nessuno riusciva a venire a capo dell’enigma. Sembrava che tutti fossero dimentichi di tutto.
“Io non capisco!” – esclamò Riccardo – “Eppure, abbiamo costatato l’ammanco di denaro, che ci sono delle impronte, che le telecamere qualcosa devono averla ripresa, ma … non appena varchiamo la soglia e stacchiamo il macchinario per rivedere tutto, sembra quasi che dimentichiamo ogni cosa” – spiegò basito a Rocco.
“Appunto! E non ti sembra strano? E come avrà fatto il delinquente ad eludere il mio sistema? Io un’idea ce l’avrei, ma dobbiamo procurarci un paio di cose prima”.
“Forse le stesse che abbiamo pensato noi!” – rispose la polizia, appena entrata nella filiale postale.
Dopo qualche giorno, all’ennesimo tentativo di furto, ecco scattare le manette e tante persone, presenti al momento, circondare il ladro.
“Ma … ehi, no! Che vi prende? Non potete farlo! Voi ora mi lascerete andare e dimenticherete tutto!”.
“Non questa volta!” – esclamò Riccardo, spegnendo il congegno di suo cugino e restituendo piena coscienza a tutti i presenti.
“Siamo venuti a capo del tuo trucchetto!”.
“Vedi …” – proseguì Rocco – “L’idea magari era buona, ma dovevi perfezionarla, come il mio primo congegno, che tu, probabilmente, avrai osservato. Non hai pensato che avremmo ricordato tutto e capito che qualcosa non andava?”.
“Ho usato il vostro stesso metodo, e allora?” – rispose il ladro.
“E allora …” – intervenne Riccardo – “ … forse avresti dovuto persuaderci, subliminalmente, che i soldi fossero ancora al loro posto, che sui terminali avremmo dovuto leggere altre cifre, che non ci fossero impronte, che non fosse accaduto nulla, ma veramente! Invece, dopo qualche ora, riprendevamo coscienza del fatto, soprattutto che ci fossero delle prove, ma che non riuscissimo mai ad esaminarle”.
“Allora …” – riprese Rocco – “ … ci è venuto in mente …”.
“Gli è venuto in mente! Meglio, a lui e alla polizia” – precisò Riccardo.
“Precisazione inutile, lo sapevo che non poteva arrivare da te!” – replicò il furfante.
“Ehi! Che vorresti dire?”.
“Per una volta che potevi fare bella figura! C’era bisogno di puntualizzare? Io l’avevo detto che ce l’avevano con te!” – rispose il cugino.
“Ad ogni modo!” – proseguì Rocco – “Dicevo … ci è venuto in mente che qualcuno poteva aver ipnotizzato il sistema contenuto nel dispositivo persuasore registrandovi un altro messaggio, ed essendo talmente bravo, o talmente schermato, da non far rilevare le sue cattive intenzioni al rilevatore. Dopodiché, hai registrato un altro messaggio ancora, per farci dimenticare ogni esito dell’indagine e ripartire sempre da zero, sapendo che, prima o poi, le prove sarebbero definitivamente sparite o sarebbero state almeno contaminate”.
“Si, è stato divertente!”.
“Peccato che tu non abbia pensato che la polizia è tanta!” – intervenne il tutore dell’ordine.
“Avvedendoci che qualcosa non andava, ho assegnato un agente estraneo ai fatti alle indagini. I sospetti li avevano anche questi due signori e così, ci siamo procurati degli occhiali riflettenti ed una schermatura per questo agente, che, insieme ad una unità specializzata, ha isolato il messaggio ipnotico e lo ha modificato, trasformando in agenti tutti i presenti al colpo. Bravi, no?”.
“Oh si, complimenti! Li avete usati! Questa cosa sarà usata contro di voi al processo”.
“Non direi. Li ricompenseremo uno ad uno, e poi li avevamo avvisati prima. Infatti, non ti sei accorto che la filiale oggi era chiusa al pubblico. Te l’abbiamo fatta sembrare aperta, perché nel messaggio avevi detto che oggi saresti venuto a prelevare. Un tantino presuntuoso da parte tua, ti pare?”.
“E voi non potevate usare degli agenti veri?”.
“No, onesti e coraggiosi cittadini, che hanno difeso i loro risparmi, quelli che tu volevi sottrarre indebitamente. Poi, troppo onore per te impegnare tutti i miei agenti. E gli altri cittadini? Chi li tutela se sono tutti dietro a te?”.
“Appunto! Sono intelligente o no?”.
“Subdolo direi! Ti è andata male, ed anche ai tuoi complici. Andiamo!”.
“Va bene!” – rispose il ladro, alzando le mani e le spalle contemporaneamente – “Solo una cosa! Complimenti direttore! Non credevo si sarebbe insospettito”.
“Portatelo via” – replicò Riccardo, fissandolo negli occhi.
“Bene cugino! Possiamo considerare conclusa la serie di rapine alla tua filiale, non credi?” – gli disse, soddisfatto, Rocco.
“Chissà! Fatto sta che la sperimentazione è fallita!”.
“Magari sarà utile per altro. Intanto ci ha permesso di sventare una rapina e altri furti in città. Io credo che, opportunamente modificata, potrà servire ancora. Tuttavia, come vedi, l’intervento della polizia non lo sostituisce nessuno”.
“Già. Eh già!” – sospirò Riccardo mentre, al telefono, la direzione proponeva a lui e a Rocco una promozione.
Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni è puramente casuale

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