L’attuale bozza di Statuto non rappresenta in alcune modo un passo in avanti nel coinvolgimento dei dottorandi in decisioni importanti per la vita della nostra comunità accademica. Se escludiamo il riconoscimento di una rappresentanza all’interno dei consigli di dipartimento, già prevista dal vecchio

Statuto, osserviamo che i dottorandi non sono presenti in alcun organo decisionale e non possono far sentire la loro voce su temi fondamentali per il loro percorso di formazione e ricerca.

ADI Lecce propone quindi l’introduzione di una rappresentanza specifica per i dottorandi, non compresa fra i cinque rappresentanti degli studenti, all’interno del Senato Accademico (art. 62). Data la differenza fra i corpi elettorali di studenti (28.000 circa) e dottorandi (400-500) nell’Università del Salento, è molto improbabile che, in base all’attuale bozza di Statuto, i secondi possano avere un loro rappresentante in Senato.

ADI Lecce propone l’inserimento di un rappresentate dei dottorandi anche all’interno del Consiglio degli Studenti (art. 69 (sic)) e del Nucleo di Valutazione (art. 104). Se i dottorandi sono riconosciuti a tutti gli effetti come studenti dall’Università del Salento (art. 8, comma 2) non si vede perché non possano partecipare alle decisioni sull’uso dei fondi “finalizzati a specifici interventi per il miglioramento dei servizi didattici e di formazione dell’Ateneo”, nonché esprimere pareri su tassazione, diritto allo studio, regolamenti ecc. Il contributo di un rappresentante dei dottorandi, che si aggiunga ai 7 membri previsti dalla bozza di Statuto, sarebbe importante anche per il lavoro del Nucleo di Valutazione, sia per le rilevazioni sull’attività formativa sia per le rilevazioni sul lavoro di ricerca.

I dottorandi inoltre dovrebbero entrare a far parte dell’elettorato attivo per l’elezione del Rettore (art. 56).

ADI Lecce propone di affiancare allo Statuto dei diritti e dei doveri degli studenti (art. 8) uno Statuto dei diritti e dei doveri dei dottorandi. Nonostante il dottorando si riconosca anche nella qualifica di studente, la sua figura presenta caratteristiche peculiari che vanno tutelate con un apposito documento. All’interno dello Statuto dei diritti e dei doveri dei dottorandi dovranno essere sanciti in maniera chiara i diritti relativi a formazione, valutazione, contribuzione e accesso ai servizi.

ADI Lecce ribadisce la necessità di coinvolgere i dottorandi e i ricercatori precari (assegnisti, borsisti, ricercatoti a tempo determinato) nella redazione dei nuovi regolamenti (artt. 35-36), sia attraverso la presenza di un loro rappresentante all’interno delle apposite commissioni sia attraverso le audizione che queste commissioni terranno. Il percorso di definizione dei nuovi regolamenti dovrà essere caratterizzato da un costante confronto con le associazioni e le organizzazioni di categoria. Ricordiamo che l’assenza di questo confronto è alla base delle carenze dell’attuale “Regolamento per l’istituzione e l’organizzazione del dottorato di ricerca”. Al suo interno, infatti, soltanto due articoli (artt. 12-13) sono dedicati alle possibilità e ai limiti delle attività dei dottorandi.

Riteniamo necessario, inoltre, che si riconosca all’interno del Senato Accademico una rappresentanza dei ricercatori a tempo determinato, unica categoria cui è negato l’elettorato passivo per questo organo. Infatti nella bozza di Statuto all’art. 62, composizione ed elezione, il comma 5 riconosce ai ricercatori a tempo determinato l’elettorato attivo ma non quello passivo. Questa discriminazione non trova alcuna giustificazione nella legge 240/2010, che all’art. 2 (Organi e articolazione interna delle università), comma 1, lettera f), stabilisce soltanto che la costituzione del Senato Accademico debba avvenire su «base elettiva, in numero di membri proporzionato alle dimensioni dell’ateneo e non superiore a 35 unità, compresi il rettore e una rappresentanza elettiva degli studenti; composizione per almeno 2/3 con docenti di ruolo, almeno 1/3 dei quali direttori di dipartimento». La legge non impedisce in alcun modo di prevedere una rappresentanza dei ricercatori a tempo determinato, dunque non di ruolo, scelta al di fuori dei 2/3 del Senato Accademico che invece devono essere scelti necessariamente tra docenti di ruolo.
La possibilità di computare la rappresentanza dei ricercatori al di fuori dei 2/3 scelti tra i docenti di ruolo è non solo necessaria, ma anche resa possibile dall’art. 2, comma 1, lettera s) della legge n. 240. Infatti la suddetta legge stabilisce l’assoluto «divieto per i componenti del senato accademico e del consiglio di amministrazione di ricoprire altre cariche accademiche, fatta eccezione per il rettore limitatamente al senato accademico e al consiglio di amministrazione e, per i direttori di dipartimento, limitatamente allo stesso senato».
Resta dunque incomprensibile come si sia potuto prevedere tra le componenti del senato accademico la presenza del prorettore.
Inoltre, l’obiezione secondo cui i ricercatori a tempo determinato non potrebbero essere eletti a causa della durata del loro contratto, limitata a soli tre anni, non è da considerarsi rilevante, dal momento che questa corrisponde esattamente alla durata legale dei corsi di studio. Lo stesso elemento infatti non inficia, a ragione, la possibilità di rappresentanza a studenti e dottorandi – sebbene per i dottorandi venga poi resa improbabile.
Riteniamo quindi assolutamente necessario che lo Statuto che si sta per approvare riconosca ai ricercatori a tempo determinato il diritto ad una rappresentanza democratica in tutti gli organi di governo della nuova università, proprio perché l’istituzionalizzazione di questa figura rappresenta il principale elemento di novità della riforma Gelmini.

Più in generale, chiediamo il riconoscimento di uguali diritti per tutti i lavoratori strutturati e non strutturati dell’ateneo.

Questo riconoscimento si deve accompagnare alla razionalizzazione e semplificazione della giungla di figure precarie presente nella nostra università attraverso:
•    l’abolizione dei contratti di lavoro gratuiti (vedi art. 23 legge 240/2010);
•    la graduale (nel corso di due anni e di concerto con le sigle sindacali) abolizione delle figure contrattuali precarie diverse da quelle di ricercatore a tempo determinato (art. 24 legge 240/2010) e assegnista di ricerca (art. 22 legge 240/2010);
•    il mantenimento di un uguale numero di contratti RTDa e RTDb per consentire un’effettiva progressione della carriera accademica ed evitare che la prima forma di contratto diventi un’ennesima figura priva di sbocchi.

Nel processo appena descritto rientra anche l’istituzione di un’anagrafe pubblica e facilmente consultabile dei lavoratori precari dell’Università del Salento, come già previsto per i docenti a contratto (art. 21) e i professori visitanti (art. 22). Sarà il primo passo per avere la misura del contributo dato da tanti giovani ricercatori alle attività del nostro ateneo e per arrivare a un adeguato riconoscimento di questo lavoro.

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