Questo il commento del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola sull’esito dei referendum: “Oggi c’è stata una straordinaria partecipazione che indica la vitalità democratica di un Paese che sta cercando con grande determinazione di uscire fuori da un’epoca buia.

L’Italia di oggi è un’Italia che sta provando a rifondare il proprio spazio pubblico, le proprie virtù civiche. Per me si tratta non soltanto di una vittoria politica di questa campagna referendaria, si tratta della vittoria di una vita: su questioni che ci hanno visto largamente minoranza per decenni e decenni. La battaglia contro l’energia nucleare ha dovuto attraversare intere epoche dominate dalla spocchia, dalla prosopopea e anche dall’acredine di chi difendeva la scelta nuclearista senza mai consentire un’interlocuzione a coloro che avessero proposto dubbi sulla sicurezza delle centrali o sullo smaltimento delle scorie. La battaglia per l’acqua pubblica, se posso dire così, è stata anticipata dalla mia regione. La Puglia ha il più grande acquedotto d’Europa. Vorrei ricordare che nel 2005, nel momento della mia prima vittoria, dedicai quel risultato così sorprendente alla difesa dell’acqua pubblica e della ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese. E la vittoria contro il legittimo impedimento è il tentativo di recuperare un’idea della giustizia che sia bene comune e non spazio di appropriazione indebita di caste e lobbies.
Insomma, oggi vince l’Italia dei beni comuni, perde l’Italia delle lobbies, perde una lunga storia di ossessione privatizzatrice, perde un pezzo abbastanza pregiato dell’ideologia liberista che ha governato le sorti del mondo.
E quindi, credo che da qui l’Italia possa ritrovare ossigeno e coraggio per andare verso giorni migliori di quelli che abbiamo sulle nostre spalle”.

 

“Il superamento del quorum e la valanga di SI’ piovuta sui quattro quesiti referendari dimostrano la maturità degli italiani sui problemi ambientali”. È il commento ai primi risultati del presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna.
“Questo successo dei referendum, che non si verificava dal 1995, è una testimonianza ulteriore, se mai ve ne fosse bisogno, del tasso di sensibilità in materia ecologica. I nostri concittadini, di ogni età ed estrazione sociale, non sono disposti a tollerare le malefatte ai danni di un ambiente fino a ieri letteralmente stuprato”.
“Ora la gente chiede che le politiche ambientali vengano riattivate – osserva il presidente Introna – lo chiedono con ancora maggior convinzione i pugliesi, che già godono di una gestione regionale più attenta alla conservazione del patrimonio naturale e del territorio. Non a caso, la Puglia è la Regione leader in Europa nelle politiche ecocompatibili e con le attività connesse e l’indotto è la prima produttrice in Italia di energia pulita da fonti rinnovabili”.
“Ora è necessario frenare la spinta del Governo nazionale a sconvolgere l’Adriatico con le prospezioni petrolifere. Il nostro mare non è un oceano, è poco più di uno ‘stagno’ d’acqua salata, sul quale si affacciano oltre 40 milioni di europei e dal quale tanti operatori traggono le ragioni di vita e di lavoro”.
“Abbiamo detto SI’ all’abrogazione delle norme sul nucleare, ora diciamo NO alle trivelle. Lo chiedono i pugliesi, i molisani, gli abruzzesi, gli italiani e tutti gli adriatici”, conclude Introna.
“Cercare pessimo petrolio in mare è una scommessa, difendere l’ambiente è un obbligo nei confronti di figli e nipoti”.

On. Teresa Bellanova: Gli italiani oggi hanno scritto una importante pagina di storia della nostra democrazia. Hanno prima di tutto dimostrato di avere le idee molto chiare su questioni fondamentali per il futuro del paese. Hanno affermato con forza che esistono beni, come l’acqua, da doversi considerare indisponibili per gli appetiti avidi del mercato. Hanno detto chiaramente che il futuro energetico del paese va costruito sulle fonti rinnovabili, perché l’energia deve essere pulita, sicura ed accessibile a tutti. Ed hanno ribadito in maniera inequivocabile che la legge deve continuare ad essere uguale per tutti, a maggior ragione quando si è chiamati a rappresentare tutti.
Ma le urne dei referendum ci consegnano anche un altro fondamentale messaggio: gli italiani rivendicano un maggiore coinvolgimento nelle scelte, a tutti i livelli. Il popolo non vuole essere mai più bue, ma ha maturato la consapevolezza e la competenza per pretendere di contare di più.
Una lezione con cui il Governo è chiamato a misurarsi nell’immediato e trarne le dovute conseguenze, ma nello stesso tempo si tratta di una realtà con cui la politica tutta è chiamata a fare i debiti conti: gli italiani non si accontentano più di delegare ma rivendicano il diritto di partecipare. Il cambiamento prende sempre più coscienza di sé.

Loredana Capone commenta i risultati del referendum:“Colpito al cuore il governo Berlusconi su alcuni tra gli interessi collettivi più importanti: l’acqua, l’energia e la giustizia. Un voto contro le lobby e i privilegi. È l’orgoglio del popolo italiano che si ribella all’ inganno, all’idea che il potente di turno, in politica o nell’economia, possa turlupinare gli italiani e farlo con la complicità, per azione o per inerzia, delle televisioni compiacenti del governo.
Quando ci siamo opposti al nucleare con una legge regionale, molto prima di Fukushima, il governo ha impugnato le nostre norme. Poi con alcune altre Regioni, abbiamo dovuto impugnare le norme dello Stato che prevedevano la realizzazione delle centrali nucleari persino senza o addirittura contro il parere delle Regioni.
Ci siamo impegnati in conferenza Stato/Regioni a chiedere al governo di fare un piano nazionale dell’energia che chiarisse di quali fonti di approvvigionamento il Paese intendesse avvalersi. Abbiamo voluto segnalare l’importanza dell’investimento sulle fonti rinnovabili e del completamento della filiera in tutte le occasioni, rimarcando la bontà di una scelta strategica che in altri paesi, come la Germania, ha prodotto crescita, occupazione  e aumento del Pil.
Ma l’abbiamo fatto avendo sempre di fronte un governo sordo, impegnato più ad escogitare tattiche per ingannare il Paese e conservare la possibilità di tornare all’idea del nucleare una volta “superata” l’angoscia di Fukuscima, che non ad elaborare una vera strategia sull’approvvigionamento  energetico.
Ora la sintonia della Puglia con la maggioranza del popolo italiano è dimostrata dal referendum democratico. Ora il Governo non ha e non accampi scuse. Dica addio al nucleare e si preoccupi di elaborare una strategia per l’approvvigionamento energetico seria, come si conviene a un Paese civile e moderno che vuole puntare a uno sviluppo ecosostenibile .
La pianificazione è importante. l’Italia è molto in ritardo. Non può aspettare, non possono aspettare le industrie. Siamo stanchi di assistere alle “pezze a colore”: adesso vogliamo un piano serio che rispetti il lavoro e gli investimenti nell’energia rinnovabile.

Il coordinatore provinciale dell’IDV di Lecce Francesco D’Agata esprime la più grande soddisfazione per lo straordinario risultato di democrazia partecipata raggiunto in data odierna. Un risultato storico per la Nostra provincia con il superamento del quorum e con un dato pari ad oltre il 54 % dei partecipanti al voto che dimostra come i salentini, a cui va il nostro più vivo ringraziamento, hanno a cuore la difesa dei propri diritti.
Una giornata storica quella di oggi, una battaglia, vinta, per la democrazia, che è l’epilogo di oltre un anno di campagna referendaria a partire dalla raccolta firme dell’anno scorso quando centinaia di militanti di IDV della Provincia di Lecce contribuirono alla raccolta di migliaia di sottoscrizioni che hanno reso possibile, da una parte l’indizione dei referendum e dall’altra il raggiungimento degli obiettivi comuni che riguardano la difesa della salute dei cittadini e l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Il mio personale ringraziamento – sottolinea D’Agata – va, quindi, anche a tutti i militanti dell’IDV salentina che ci hanno creduto fino in fondo e che hanno consentito la restituzione della sovranità al popolo che oggi ha detto a chiare lettere attraverso i quattro “SI” che vuole un Paese diverso da quello che in questi anni è stato rappresentato da Berlusconi e dal berlusconismo.

Salvatore Capone sull’esito dei referendum: Quello di oggi è un grande successo della democrazia e, soprattutto, della cittadinanza autenticamente attiva. I cittadini italiani sono stati chiamati ad esprimersi direttamente su questioni concrete e su una visione di futuro, e non si sono tirati affatto indietro, scegliendo di assumersi le proprie responsabilità. Trovo sia questo il dato esaltante che la giornata di oggi ci consegna, la consacrazione di una vastissima parte di popolo che chiede soltanto di avere la possibilità di esprimersi sul merito delle questioni, e che dimostra di avere la competenza necessaria per farlo.
Il risultato di oggi, anche in provincia e nella Città di Lecce, è senza dubbio la bocciatura del modello di paese che le destre hanno tentato di imporre, ma lancia anche una grande sfida alla politica tutta, quella di una domanda di partecipazione che si fa sempre più forte, in Italia e nel Salento. Una domanda che merita riflessioni approfondite e risposte importanti da parte della politica, perché è evidentemente come vi sia una richiesta sempre più pressante di nuovi spazi e nuovi strumenti di confronto diretto da parte di tutte quelle energie positive e propositive, alternative al berlusconismo, che hanno dimostrato di essere ben presenti nella società.
I protagonisti indiscussi del risultato di oggi sono, infatti, tutti quei cittadini che liberamente si sono attivati nelle proprie comunità per stimolare la riflessione e la partecipazione alle scelte importanti oggetto dei referendum. Comunità che oggi hanno inequivocabilmente espresso il proprio sì all’energia pulita, all’acqua pubblica, alla giustizia ed alla legalità.
È il rapporto con questa cittadinanza attiva che il PD e il centrosinistra devono essere capaci di consolidare, individuando i modi e gli strumenti migliori per farlo, anche al di là del mero momento elettorale che già conosce con le primarie la giusta valorizzazione della partecipazione.

“Il centrodestra non ha avuto posizioni di chiarezza sui referendum, questo e’ stato il limite che ci ha portati oggi a questo risultato”. Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, da Lecce, dove partecipa ad un convegno in ricordo del parlamentare salentino Felice Pampo, lancia dure accuse al modo in cui la coalizione di cui fa parte si e’ preparata al voto di ieri e oggi. “Il dato referendario conferma che gli elettori gradiscono posizioni chiare – ha spiegato Mantovano – e se c’e’ un limite da parte del centrodestra e’ di non avere avuto posizione di chiarezza, nel senso che ciascun quesito riguardava aspetto di decisioni del governo, per cui se l’indicazione da dare agli elettori doveva essere il non voto, che e’ venuto fuori in modo frammentato alla fine, valeva la pena darla subito, anziche’ rifugiarsi dietro il disinteresse, la liberta’ di coscienza e cose del genere”. L’esponente di Governo non fa nomi, ma lancia frecciate ai colleghi del centrodestra che, fino all’ultimo, non hanno parlato in merito al referendum: “siamo stati in pochi ad affrontare il merito dei quesiti e chiarire per quale motivo la posizione da difendere era quella del non voto, questo e’ il risultato”. “D’altra parte – ha ricordato il sottosegretario – gia’ nel 2005, in un momento difficile per il centrodestra, dopo elezioni regionali andate malissimo, quando ci fu referendum abrogativo della legge sulla fecondazione artificiale, si scelse da subito la strada del non voto e il risultato fu totalmente diverso, dal momento che solo il 25% degli elettori si reco’ alle urne. “Spero – ha concluso Mantovano – che questa lezione serva a non proseguire, come e’ avvenuto negli ultimi mesi, col braccino tirato, la chiarezza delle posizioni paga sempre”.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

11 − quattro =