“Senza lavoro… non c’è futuro…”. E’ questo il titolo di un articolato convegno che avrà luogo venerdì 24 giugno dalle 17 alle 21 a Lecce, presso l’hotel Garden Inn Hilton. Organizzato dalla Uilca Lecce, categoria della Uil che associa i lavoratori del credito, delle esattorie e delle assicurazioni, il simposio

intende suonare un  campanello d’allarme sulle insostenibili (reversibili?) trasformazioni che hanno investito il mondo del lavoro: l’esponenziale aumento della precarietà in primis, e le sue conseguenti ricadute sociali, economiche, psicologiche. Alla ricerca di tutte le proposte e di tutte le risposte plausibili.
Sulla scia di una delle ultime puntate di “Report”, intitolata “Generazione a perdere”, che ha scandagliato il problema fino a isolarne le possibili radici remote. Proprio questa memorabile puntata del programma condotto da Milena Gabanelli ha dato voce, in apertura, al caso di Maurizio Di Fazio, giornalista pescarese 36enne precario da ben sedici anni, nonostante gli svariati premi e gli sterili attestati di stima del caso: sarà proprio lui a moderare il dibattito, che sarà introdotto da Oronzo Pedio, segretario responsabile della Uilca Lecce. E dopo i saluti del presidente della provincia e del sindaco di Lecce, Antonio Gabellone e Paolo Perrone, e dell’assessore regionale Dario Stefano, la parola passerà  al senatore Giorgio Benvenuto, presidente della fondazione “B. Buozzi”; al senatore Cesare Salvi, della federazione della sinistra; ad Aldo Pugliese e Salvatore Giannetto, segretari generali rispettivamente della Uil  Puglia e della Uil Lecce; all’Avv.to Fabio Varallo, esperto in Diritto del Lavoro. Il compito di chiudere i lavori spetterà invece a Massimo Masi, segretario generale Uilca.

“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e l’ingiustizia”. Ebbe a dire così uno dei personaggi più rimpianti e indimenticabili della politica italiana, non “all’italiana”: Enrico Berlinguer.  Ma oggi che una buona parte dei giovani italiani, sempre più istruiti e specializzati, pur laureandosi, pur facendo incetta di stage e master post-universitari resta esclusa, solo in questo caso a tempo indeterminato, dal mercato del lavoro; oggi che le nostre ragazze e i nostri ragazzi sono sistematicamente privati di un dignitoso e costituzionalmente garantito sbocco occupazionale, di un lavoro fisso, e quindi di un progetto di vita e della stoffa più preziosa che ci sia, il futuro… Oggi che un precariato selvaggio, avulso da ogni forma di welfare “Introduttivo”, sta azzerando un secolo di conquiste sindacali… cosa direbbe Berlinguer? Di questa classe di nuovi lavoratori oppressi, sfruttati, reietti, i giovani precari?

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