All’esterno della Penisola Salentina, che costituisce il cosiddetto “Tallone d’Italia”, in un’ampia, amena ed ubertosa pianura, sorge la rinomata Lecce, dalle origini leggendarie e quanto mai incerte. E’ di origine storica molto vicina a quella di Enea, raccontataci da Virgilio.

Si suppone, addirittura che le sue origini avrebbero qualcosa in comune con quella di Roma.
Il segno della lupa, infatti, sia per Roma che per Lecce, costituiscono un emblema in comune: in quello di Lecce, la lupa si trova sotto un albero di leccio e rappresenta la stretta fratellanza con la civiltà romana.
Quest’albero anticamente si trovava in un vecchio e fitto bosco, tra Brindisi ed Otranto, con una fiorente vegetazione e popolatissimo di lupi, così attribuirono il leccio, Lecce ed i lupi, alla figura della lupa. In questo modo, fu stabilito lo stemma figurativo di Lecce, che si propone come una città di risorse, con l’università, il teatro e la musica, eredi di un patrimonio artistico ed architettonico senza pari. Passeggiando per le vie tortuose del centro storico ci si rende conto di come il trascorrere del tempo abbia potuto fondere e mescolare stili e forme, con grande armonia e pulizia delle stesse.
Centro particolarmente attivo nei settori dell’industria agricola (olio e vino), della ceramica e cartapesta, è la città dove più elaborato è stato lo sviluppo dell’arte barocca in pietra leccese, un calcare particolarmente malleabile ed adatto alla lavorazione con lo scalpello. La città per la bellezza dei suoi numerosi monumenti che l’adornano realizzati nel classico stile barocco leccese è definita la Firenze del sud o l’Atene delle Puglie. Si contano più di quaranta chiese e numerosi palazzi settecenteschi, molti dei quali adibiti ad abitazioni e lussuosi alberghi.
Il centro della città è racchiuso in mura di cinta risalenti al XVI sec. Ma ormai in maggior parte distrutte. Lecce presentava quattro porte di accesso: Arco di Trionfo (Porta Napoli), Porta Rudiae, Porta San Biagio e Porta San Martino, quest’ultima crollata purtroppo nel XIX sec.
Di un  evento importante per la città di Lecce fu testimone la magnifica Piazza Sant’Oronzo ai tempi della tramvìa elettrica che collegava Lecce al vicino porto di San Cataldo, il cosiddetto “Tram del Mare”, un progetto costato sacrificio ai cittadini e delusioni agli amministratori, poiché ci si rese ben presto conto che l’opera era servita ad assicurare alla città di Lecce un sistema di trasporto stagionale verso il mare, dei cittadini leccesi che in pochi minuti lo avrebbero raggiunto, rimanendo completamente inutilizzato durante il periodo invernale.
Fu un avvenimento importante per l’economia leccese all’epoca in quanto, eccetto poche maestranze specializzate, la manodopera assunta era locale.
Fu disattivata sul finire degli anni ’20, quando iniziarono a  circolare le autolinee che istituirono servizi di linea  regolari su strada per i diversi luoghi di villeggiatura della provincia.

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