Nota e affermata dj, tra le più richieste deejay salentine, la carriera della “reginetta della consolle” è sempre più in ascesa, propone nei suoi Djset rock, new wave, cold-wave, post-punk, death rock, goth-rock, synth pop, minimal wave, industrial, electro.

Chi è Voodoo Doll?
Il progetto VoodooDoll nasce circa un anno e mezzo fa quasi per caso, quando mi fu chiesto da un collega dj molto quotato nel Salento, Filippiakos dei Ballarock, di aprirgli una serata all’Istanbul Cafè.
Coinvolsi subito una mia amica bassista e come me feticista della musica anni ’70- ’80 e ci lanciammo con entusiasmo in quest’avventura, seppur ancora inesperte ed esitanti davanti alla consolle.
Mi bastò passare un paio di pezzi per comprendere che quella sarebbe stata la mia strada: già da qualche anno maturavo la speranza di condividere la “mia” musica con un pubblico, ma non avevo mai trovato il coraggio di mettermi alla prova.
Per svariati motivi le due bamboline voodoo, dopo qualche mese di fruttuosa collaborazione, hanno preso strade differenti, ma ho deciso comunque di continuare da sola, condividendo spesso la consolle con alcuni dj alternativi della scena salentina, Alan Whickers e Jack Rosella e dando una connotazione sempre più marcatamente dark alle mie selezioni.
Pur amando moltissimo altri generi soprattutto il prog, la psichedelia, il rock classico, il beat, il rock’n’roll, il blues, ho voluto ridare dignità e visibilità a un filone musicale tristemente misconosciuto, al quale, per altro, sono emotivamente legata sin dall’adolescenza. Comunque i miei dj set sono sempre molto versatili, non disdegno, ad esempio, alcuni generi elettronici, soprattutto l’electroclash, l’EBM, l’industrial e il big beat.
A parte l’amore per la musica e gli spilloni voodoo, Sara è una studentessa di archeologia, stagista in ambito turistico, appassionata di letteratura e cinematografia sci-fi e mediocre scrittrice di primi capitoli di romanzi che non avranno mai seguito (e soprattutto lettori).

Quando nasce la tua passione per la musica?

Circa a sei anni, quando i miei genitori mi regalarono due raccolte di canzoni della Walt Disney che ancora custodisco gelosamente. Lo so, sarebbe stato più cool se avessi risposto con The Wall dei Pink Floyd o Morrison Hotel dei The Doors, ma a quell’età, dubito che avrei potuto comprenderli!
E comunque a Walt Disney devo il mio primo approccio alla musica classica con le magnifiche composizioni che facevano da colonna sonora a Fantasia; ricordo ancora come le mie coetanee si prendevano gioco di me quando mi alienavo nelle mie fanciullesche fantasie ascoltando Tchaikovsky, mentre loro si scatenavo con Masini e i Take That. Ma io ora sono una DJ e loro no, tiè …

Background musicale…come te lo sei costruito?

Ha inciso indubbiamente avere la fortuna di esser stata cresciuta da un padre con una vastissima collezione di cd e vinili di grandi musicisti, tra questi, la mia personale bibbia, The Beatles Collection edizione limitata.
Ho iniziato molto presto ad attingere dallo “scaffale delle meraviglie” di mio papà, passando ore e ore chiusa in cameretta attaccata alle cuffie, divorando le discografie di Bowie, Dire Straits, U2, Pink Floyd, Lou Reed etc.

Tra i quindici e i diciassette anni ho trascorso praticamente tutto il mio tempo libero in un noto negozio di musica di Lecce, ormai chiuso da qualche anno. In realtà, più che un negozio, era una community di “degustatori musicali”, un salotto per musicisti e appassionati da cui sono stata iniziata a nuove sonorità, abbandonando così la terrificante parentesi pop commerciale (hey, tutti hanno delle defaillances!) e approcciandomi alla dark wave con lo storico acquisto di Only Theatre of Pain dei Christian Death e poi molti altri a seguire.
Ho provato anche a strimpellare un paio di strumenti, illo tempore, il piano e poi la chitarra, ma con scarsi risultati; mi piace giustificarmi adducendo come motivazione del fallimento la scarsa elasticità delle mie dita, ma in tutta onestà, la costanza non è mai stata il mio forte.

Negli ultimi anni ho arricchito di molto le mie conoscenze esplorando soprattutto i repertori dimenticati di artisti di nicchia degli anni ’70 e ‘80, e devo ammettere che in questo, Facebook e YouTube si sono rivelati degli strumenti preziosi per condividere e apprendere.

Descrivici i tuoi “attrezzi del mestiere” e il tuo rapporto con la tecnologia.

Due c-dj Pioneer 200 e un mixer Gemini che al più presto sostituirò. Utilizzo solo cd originali, quando vincerò il superenalotto, prometto che passerò al vinile, ora sarebbe una svolta tragicamente rovinosa per le mie finanze.
Mi sono sempre definitiva intuitiva e sensibile verso la tecnologia, non sono propriamente McGyver, ma io e il mio pc abbiamo un rapporto simbiotico e non potrei fare  a meno d’internet, ormai un’indispensabile finestra sul mondo.
C’è chi sostiene che i social network, ad esempio, rendono più asettici i rapporti umani, sicuramente c’è del vero in questo, la comunicazione prettamente scritta può dar origine a un’immagine di noi riduttiva e fuorviante, ma senza non avrei potuto creare una rete di amicizie con i cultori dei generi musicali che prediligo, tantomeno pubblicizzarmi.

Qual è il disco che hai ascoltato più volte in vita tua?

A parte i due best della Walt Disney?
Sicuramente “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles e “Ok Computer” dei Radiohead.

Una ragazza dietro il mixer ha più vantaggi o svantaggi di un collega uomo?

Vantaggi indubbiamente, le selecter/djs nel Salento sono una specie rara e destano particolare interesse nei gestori di locali e/o organizzatori eventi.

Torniamo alla consolle, ci racconteresti un episodio della vita di dj che non dimenticherai mai?

La grande opportunità di selezionare musica al Moonlight Festival di Fano la scorsa estate, probabilmente l’evento dark più importante in Italia. Mi sono sentita finalmente a “casa”, ho potuto per la prima volta esprimermi pienamente senza scendere a compromessi, inevitabili quando invece ti esibisci nel Salento.

Hai un particolare progetto ideale e concettuale cui arrivare come massima aspirazione?

Abbracciare tutto lo scibile musicale, condividerlo con altri e poter diventare mentore di chi a suo tempo lo è stato per me.
Più concretamente, invece, il sogno nel cassetto è di aprire un locale tutto mio per dare spazio ad artisti e dj alternativi.

Ci vuoi parlare dei tuoi attuali progetti musicali?

Attualmente ho curato con alcuni amici,  Alessandra Braga del Sum Project e il DJ Ivan Grandmaster Chef, ex proprietario di Bevande Sonore, una serie di eventi benefici per il Giappone (Go Japan, tutte le info qui http://www.facebook.com/home.php?sk=group_111019298977502) per i quali si sono esibiti a titolo gratuito eccezionali artisti made in Puglia.
Si vocifera di una futura collaborazione con gli stessi per organizzare altri eventi di differente tipologia, ma è ancora tutto in fase di stand by per via degli impegni lavorativi e universitari.

Siamo alla conclusione, grazie per il tempo dedicatoci. A te l’ultima parola…

Forse un umile consiglio ai colleghi musicisti e dj: c’è sempre qualcosa da imparare, ogni individuo, anche il più insospettabile, è potenzialmente veicolo di nuove conoscenze, mai fossilizzarsi in un genere musicale, mai ergersi su un piedistallo una volta acquisita un minimo di popolarità, si rischia di limitare il proprio orizzonte culturale. Siate più famelici di conoscenza che di fama.

 

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