Vignetta Massimo Donateo“allo specchio”: guardarsi allo specchio non per compiacerci come Narciso, ma per conoscerci  osservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo.

Errore è fare di un uomo un mito

Quarant’anni è una bella età per radunare amici e festeggiarla, quando si è in forma e in salita verso il successo. In queste condizioni è il mio amico, Sergio, medico omeopata, che insieme alla sua compagna sta progettando la festa da un mese; ci tiene che vengano tutte le persone che conosce e ha fatto un elenco. Ai primi posti ci sono gli amici più stretti, e qualche personaggio del suo ambiente che gli interessa al punto che teme il suo rifiuto. Si tratta del suo insegnante, un professore  francese, omeopata tra i primi in Europa. Insegna in Francia dove l’omeopatia è riconosciuta e ha dignità accademica da molti anni. II mio amico è stato suo allievo e ora ha un particolarissimo rapporto, di sudditanza e al contempo di amicizia.
In qualche misura Sergio si pone come rivale scientifico, in quanto nella cura non esclude a priori la possibilità di intervenire con farmaci allopatici in determinate situazioni o condizioni del malato; mentre il suo maestro è un omeopata a oltranza. Sergio, con impegno di studioso e umiltà di ricercatore, ha pubblicato su una rivista un articolo che chiamava in causa il professore e ne contestava le tesi. Ciò ha contribuito notevolmente a trasformare i loro rapporti e, come accade nelle storie di maestri e discepoli, a smuovere sentimenti diversi nel maestro. Sergio non ritiene d’averlo offeso per  il fatto di aver contestato le sue tesi; eppure dice che avverte qualcosa di diverso nel suo modo di rapportarsi.
Una sera, alcuni giorni prima della festa, io propongo:  “Analizziamo i maestri “.
Siamo in quattro-cinque e cominciamo a ricordare i nostri maestri. Analizziamo tutti coloro che si pongono comunque come maestri e concludiamo che non è facile comprendere le reazioni del proprio maestro nel momento in cui ci si distacca da lui e si diventa autonomi; che in ogni maestro dovrebbe esserci una certa soddisfazione quando avverte che il suo allievo brilla di luce propria; che purtroppo a volte viene da confrontare il maestro con certi attori di teatro che formano una compagnia con l’intento dichiarato di fare scuola ma con il bisogno evidente di porsi al centro. Nei maestri che vogliono affermare se stessi e non danno spazio ai loro discepoli non c’è amore per le cose che insegnano tanto meno per le persone a cui insegnano.
Più o meno a questo punto della nostra analisi, squilla il telefono e Sergio risponde, permettendo a noi di tornare a parlare della organizzazione della festa imminente.
Le argomentazioni semiserie ci assorbono e dimentichiamo Sergio e quando torna tra noi ci accorgiamo che è stato un bel po’ di minuti al telefono.
Era il professore   dice sprofondando nella sua poltrona.   Ha detto che è spiacente, ma che non può venire. Non ho capito perché. Ha parlato di molti perché in verità. Non è strano questo? –
Si rivolge proprio a me. Io non dico nulla. E lui riprende:
Ha detto che non può venire a causa di una riunione di lavoro; che la suocera sta poco bene e la moglie è preoccupata e starà da lei, e lui dovrà raggiungerla; che ha l’automobile dal meccanico. –
Sergio mi guarda, mi vuole chiedere qualcosa, allora sento che devo intervenire e dico:
– Quando si adducono più motivi, ogni motivazione indebolisce la precedente per cui alla fine si ha l’impressione di un cumulo di scuse. Caro Sergio, dico, mi dispiace, è  crollato il tuo mito. Ora però convinciti che l’uomo non può essere mito per un altro uomo, considera questo tuo maestro come professionista, valuta il suo impegno di studioso, non accantonarlo, non dimenticarlo. E comunque anche  come maestro ha dei meriti, come li hai tu come allievo. Il suo merito come maestro è di essere stato un stimolo forte, di averti dato la possibilità, più o meno consapevolmente, di pensare con la tua testa. E’ tanto per un maestro. Importa meno se ora la tua autonomia gli dispiace un po’. Se ti ha deluso, ti delude, proteggilo e, soprattutto, proteggiti, concludendo che i miti sono fuori di noi. E non può essere diversamente. 

 

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

1 + due =