La manifestazione su viale XXV LuglioLe angurie di Nardò non trovano mercato, il prezzo è crollato, l’economia locale sta subendo una grave crisi, il mondo occupazionale vacilla, la produzione tracolla. Ma la colpa è da attribuire esclusivamente all’Escherichia Coli?

“Meglio distribuire le angurie gratuitamente ai passanti piuttosto che essere vittime dei ricatti del mercato”, è lo sfogo di Coldiretti, gli organizzatori della protesta di questa mattina di fronte alla Prefettura a Lecce. Sono giunti da Nardò con i loro trattori carichi di prodotto i produttori di angurie, decisi a far sentire le proprie ragioni per gli oltre 20 milioni di euro di investimenti nei 2500 ettari di produzione locale per un prodotto che non trova mercato oltralpe mentre viene venduto con un prezzo che non copre le spese su territorio nazionale. “Psicosi ingiustificata” ha commentato l’avvocato Diego Lazzari direttore dell’Unione provinciale Agricoltori Lecce, che attribuisce la colpa principale della crisi all’allarme del virus partito dalla Germania con i cetrioli,estesosi poi a tutta la produzione agricola stagionale e che ha procurato oltre 50 vittime in Europa. La manifestazione – ha continuato Lazzari – è un modo per richiamare l’attenzione della regione Puglia e della Comunità europea, affinchè si facciano promotrici dell’estensione del regolamento comunitario che prevede un risarcimento alle produzione colpite da E-Coli. Sulla stessa linea ma con ragioni diverse l’avvocato Gaetano De Palma, produttore colpito dalla crisi, il quale ammette una sovrapproduzione dovuta comunque ad una ingiustificata condotta della CEE che vieta alcune colture divenute negli anni l’economia di territori già stremati dalla crisi agricola. Così è successo nella zona di Battipaglia, nel foggiano, dove il divieto di produzione di pomodori ha spinto gli agricoltori a produrre angurie che si sono sommate alla produzione neretina. “La crisi di una produzione che fattura 40 milioni di euro l’anno” ha dichiarato il presidente di Coldiretti Pantaleo Piccinno, “non può passare inosservata dalle istituzioni, per questo chiediamo al Prefetto una cassa di risonanza per l’intervento sull’anguria come è avvenuto per i cetrioli”. E una delegazione di manifestanti insieme alle istituzioni locali della provincia e dei comuni interessati sono state ricevute dal Prefetto, presente anche il sindaco di Leverano Cosimo Durante. Al termine del vertice, il rappresentante dei produttori Michele Muci, sia pur soddisfatto per la disponibilità del Prefetto, è deluso dal silenzio istituzionale degli ultimi 15 giorni a seguito di una prima richiesta di risarcimento danni avanzata a Regione e Ministero. “Non ci fermeremo, se la nostra protesta non sarà ascoltata non avremo timore di andare a Bari, a Roma e anche a Bruxelles”. Soddisfatto dell’incontro in Prefettura anche Diego Lazzari, per l’impegno preso dal Prefetto Tafaro di stilare un documento che attesta la crisi del settore, ma non solo. Si è chiesto anche un tavolo di confronto e la dichiarazione dello stato di crisi da parte della regione, dopo i dovuti accertamenti, per la produzione di pregio che rischia il tracollo. Lunedì prossimo, presso l’Unione agricoltori è previsto un incontro con il presidente della commissione europea di agricoltura Paolo De Castro.

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