L’On. Teresa Bellanova, Deputata PD, e la responsabile Politiche sociali della Segreteria provinciale del PD di Lecce, nonché Consigliera comunale di Andrano, Paola De Paolis, si sono recate questa mattina presso l’Antica Masseria del Monte a Castiglione d’Otranto, frazione del Comune di Andrano, per effettuare un sopralluogo nella struttura che dal 12 maggio scorso ospita alcuni dei profughi sbarcati in questi mesi nel Salento.

Queste le loro dichiarazioni:

“Le condizioni di vita all’interno della struttura erano state recentemente oggetto di manifestazioni di protesta da parte degli immigrati ospitati, e la situazione che oggi abbiamo potuto appurare avvalora queste proteste.
Un dato su tutti è utile a rendere immediatamente l’idea della precarietà della situazione: in una struttura omologata per ospitare 50 persone, che al limite della vivibilità potrebbero arrivare a 63, ne sono oggi alloggiate ben 100. 10 persone per stanza determinano un sovraffollamento invivibile.
L’impressione è che nell’autorizzare queste condizioni si sia tenuto in maggiore considerazione il ritorno economico per la struttura, che l’esigenza di garantire il necessario livello di umanità nell’accoglienza.
La normativa vigente, inoltre, prevede che al momento dell’ingresso venga fornita ad ogni ospite una scheda telefonica da 15 euro e un buono di 5 euro ogni due giorni, spendibile all’interno del centro per spese quali i bolli postali, schede telefoniche, snack alimentari, bibite analcoliche, sigarette, libri, riviste, giornali ecc. Secondo quanto abbiamo appreso, nessuna scheda telefonica è stata consegnata e non esistono strutture che rendano spendibile il previsto buono.
A questo poi si aggiunge la totale carenza di sostegno sociale, che il Sindaco di Andrano, in qualità di Autorità locale di Protezione Civile, avrebbe dovuto assicurarsi che venisse garantito, ma che sancisce il totale fallimento dello Stato, attraverso le sue diramazioni istituzionali, rispetto al suo ruolo di tutela della dignità delle persone. Pensiamo che uno Stato civile avrebbe il dovere di assicurare un livello umano di accoglienza. A Castiglione questo è totalmente mancato.
Un medico, da solo, è chiamato a fare fronte ai rischi igienico-sanitari che questo sovraffollamento inevitabilmente determina. In presenza di una eccezionale varietà linguistica e culturale tra gli ospiti della struttura, nessun tipo di assistenza da parte di interpreti o mediatori culturali è stato predisposto. Nessuna prospettiva di integrazione viene offerta a queste persone, considerando che neanche un corso di lingua è stato organizzato.
Queste vergognose condizioni rendono altamente esplosiva la situazione. È evidente come sia elevato il rischio di tensioni, e non solo interne. Quando in una comunità di mille abitanti, come quella di Castiglione, si accolgono cento vittime della disperazione (è come se a Lecce se ne accogliessero 10 mila!) in questo modo carente, la deflagrazione è costantemente in agguato dietro l’angolo.
Questi esseri umani sono praticamente “immagazzinati” in questa masseria e questo non può essere considerato tollerabile. Il gruppo consiliare di Unità Progressista, nei giorni scorsi, ha già richiamato il Sindaco alle proprie responsabilità, ma occorrono altri interventi quali una migliore redistribuzione delle presenze o un’accelerazione dei tempi di concessione dei permessi, in modo da riportare il numero di ospiti dell’Antica Masseria del Monte a livelli che consentano la sostenibilità della convivenza. Per sollecitare questi ulteriori interventi sarà presto presentata un’interrogazione parlamentare.
L’Italia, in generale, ma il Salento in particolare vantano una lunga tradizione di accoglienza, che parte da molto lontano. È storicamente stata crocevia di popoli, terra di mescolanza di culture. La capacità di guardare negli occhi la diversità, sedersi allo stesso tavolo, relazionarsi e capirsi, con chi proviene da luoghi, tradizioni, culture e storie differenti, non soltanto fa parte del nostro DNA, ma ha contribuito ad evolverlo.
Oggi, a Castiglione come in tante altre realtà di accoglienza disseminate sul territorio, non possiamo calpestare la nostra stessa storia. Non possiamo calpestare noi stessi.”

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