Mentre in Val di Susa i dimostranti ambientalisti ostacolano il traforo della montagna che dovrebbe servire alla costruzione dell’alta velocità (Milano- Lione in 4 ore anziché le attuali 6), nel Salento, appena mille chilometri più a sud dello stesso Paese, si viaggia ancora con le Littorine delle FSD (Brindisi- Leuca 6 ore e 20 minuti)

Un Paese lungo 1300 chilometri percorribili su strade autostrade e ferrovie, le così dette infrastrutture, oramai obsolete, molte delle quali costruite intorno agli anni trenta, in pieno periodo fascista, durante il ventennio nel quale, a detta di molti, l’Italia conobbe uno sviluppo infrastrutturale che la collocò ai primi posti in Europa dei paesi più industrializzati. Si parlava all’epoca di “giardino d’Europa”.  Ben diversa la condizione sociale. Negli stessi anni nascevano le Ferrovie Sud- Est che hanno compiuto 70 anni lo scorso primo luglio.  I 474 chilometri di linee ferroviarie passano per le quattro province meridionali della Puglia, collegando fra loro le città di Bari con  Brindisi, Taranto e Lecce. Dopo quella statale è la più estesa rete ferroviaria omogenea italiana. Per decenni unico mezzo di trasporto per i pendolari pugliesi e salentini, soprattutto per i residenti nei 97 comuni della provincia di Lecce fino all’estremo lembo del tacco d’Italia, le FSE hanno assicurato a lavoratori e studenti i collegamenti con i centri di lavoro e di studio dal secondo dopoguerra e durante gli anni della ricostruzione.

Nel 1952, una legge in vigore, prevedeva l’intervento dello Stato per risanare le ferrovie in concessione privata nelle quali rientravano le FSE. Partì il primo piano di ammodernamento parziale che eliminò la trazione a vapore ma che non permise un effettivo rilancio. L’armamento ferroviario restò invariato fino al 1986 quando avvenne il passaggio di poteri tra la società privata e il Ministero dei Trasporti. Partì un ammodernamento attraverso l’ampliamento dei trasporti su gomma e maggiore regolarità nella circolazione e un doppio binario tra Bari e Taranto. Ma nella gestione governativa fino al 2000, gli ammodernamenti non hanno coinvolto le tratte della penisola salentina. Nel 2001 la liberalizzazione del settore di trasporto pubblico locale, secondo una normativa comunitaria,  ha permesso la costituzione di una società di capitale, la “Ferrovia del Sud Est e Servizi Automobilistici” con socio unico il Ministero dei Trasporti che affida, attraverso un contratto di servizio, alla Regione Puglia.

Nell’ultimo decennio sono state numerose le richieste di ammodernamento alla Regione da parte della classe politica salentina in vista di uno sviluppo territoriale legato al turismo. E’ recente lo studio interno di Confcommercio Lecce che ha evidenziato numerose carenze del settore trasporti per il Salento. Un dato sconcertante accerta la durata di 6 ore e 20 minuti nella tratta dall’aeroporto di Brindisi al comune di Santa Maria di Leuca. Una vera odissea per chi decide di trascorrere le vacanze nel Salento e arriva in aereo in sole 2 massimo 3 ore da molti paesi della middle Europa. L’assessore regionale ai Trasporti era stato chiaro al convegno dell’Asstra lo scorso 8 giugno, il taglio ai trasferimenti per il servizio di trasporto pubblico locale che il governo centrale ha imposto, necessita di una razionalizzazione dei servizi per evitare di far pagare ai cittadini le decurtazioni governative. In quest’ottica, tuttavia, il servizio è garantito ma non certo al massimo dell’efficienza. Per il prossimo anno, a detta di Minervini, saranno impiegati 822 milioni di euro provenienti da fondi Fesr, per il miglioramento della rete ferroviaria pugliese, dal Gargano al Salento, con l’obiettivo di aumentare l’offerta per gli oltre 72 milioni di passeggeri che lo scorso anno hanno usufruito del trasporto pubblico.

Intanto in Val di Susa, nel piemontese si è deciso di investire una quindicina di miliardi di euro per una tratta, la Milano- Parigi, già esistente ma che và migliorata per raggiungere i 300 chilometri orari. Il mondo politico di ogni colore concorda sul “s’ha da fare” ma il mondo dell’associazionismo, ambientalisti in primis, protestano, manifestano, si indignano. Si tratta di un’opera faraonica che non ha motivo di esistere, per molti opinionisti che ne hanno studiato progetti e dati, che senso ha aumentare la velocità di una tratta già veloce e che collega solo una parte d’Italia con l’Europa? In fondo e nonostante l’Italia festeggi in pompa magna i suoi storici compleanni, esistono realtà e situazioni di totale arretratezza che amplificano le contraddizioni di una Nazione che arranca per non perdere in credibilità in ambito internazionale, che fatica a mantenere un posto in Europa ma che di giardino ormai ha veramente poco.

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