Il giornalismo, si sa, è una pratica professionale per la diffusione di notizie di varia natura. Con l’avvento di Internet si sono sviluppati anche i giornali on line, che nulla hanno da invidiare al cartaceo ma che sono penalizzati sotto il profilo temporale.

E’ consuetudine infatti dover pubblicare una notizia quasi nell’attimo in cui accade per essere competitivi sul mercato della libera informazione. L’immediatezza del web quotidiano è appannaggio delle testate cartacee e delle tv che hanno sempre una fonte da cui attingere e ben venga. Capita però di trovarsi in una città di provincia di circa 100mila abitanti (non certo una metropoli), una ridente città come Lecce, con tutti i suoi problemi politico-istituzionali e le sue carenze, ma anche un fermento culturale sempre attivo e un buon livello di informazione. Ecco allora che una miriade di minuscole testate giornalistiche o presunte tali fanno capolino ogni giorno sulla scena locale ritagliandosi un posticino nel mondo dell’informazione. Qualcuna ha la presunzione di essere l’ammiraglia, qualcun’altra di offrire qualità o immediatezza o cronaca a caldo o irriverente obiettività. C’è anche chi, in silenzio e senza presunzione alcuna, si butta a capofitto nel mare magnum di comunicati che ogni giorno e ad ogni ora giungono all’indirizzo redazionale, leggendo, modificando, aggiungendo, togliendo, aggiustando e pubblicando decine di pezzi di politica, cultura, sport, spettacolo. E se ogni tanto, dalle collaborazioni esterne, giunge il pezzo in esclusiva, soprattutto la cronaca tanto attesa dai lettori, che conquista! Ma che delusione e che rabbia se poi quel pezzo, del quale vengono modificate le sole congiunzioni, lo si ritrova nelle home page delle “testate amiche”, quelle con le quali si dovrebbe nutrire un profondo rispetto reciproco in virtù dei risaputi sacrifici che si compiono per la “sopravvivenza”. E’ a quel punto che anche il più serafico degli editori e il più tollerante dei direttori si indispettisce e decide di tutelarsi invocando la legge sul copyright. Perché, è bene ricordarlo: “Tutti i contenuti del nostro sito Internet, compresi i testi, le immagini, le rappresentazioni grafiche, i file audio e video sono di nostra proprietà e non possono essere riprodotti, modificati, trasmessi, riutilizzati, fatti propri, utilizzati o impiegati in altro modo a scopo di pubblicazione o commerciale senza nostro previo consenso scritto. Ricordiamo che in caso di violazione nel nostro copyright o di qualunque altro diritto di tutela, l’associazione può decidere di adire le vie legali nei confronti del trasgressore.”
Passi l’una tantum in cui non si è riusciti a pubblicare la notizia che scotta, ma non può essere un’abitudine, bisogna fermare la pratica lucrosa di impossessarsi dell’altrui lavoro. I “colleghi” non se l’abbiano a male, che sia piuttosto un input per guardarsi intorno e decidere di cambiare mestiere. E chissà che un giorno, nello scrivere le proprie memorie, non ringrazieranno chi li distolse da cotanto disumano sacrificio.

 

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