Un miliardo e 244 milioni di euro. A tanto ammonta il valore aggiunto del comparto edile salentino. Pari al 10,4% del totale. Una percentuale rilevante che da un’idea precisa del “peso” dell’edilizia in provincia di Lecce.

Lo rileva l’Osservatorio Economico di Confartigianato Imprese Lecce in base ad un’elaborazione dell’Ufficio studi con sede a Roma che ha “incrociato” i dati diffusi da Istat, Unioncamere ed Istituto Tagliacarne. Nel settore delle costruzioni, il Salento si colloca al 20° posto in Italia per valore aggiunto. Le imprese artigiane sono ben 7.428 (dato aggiornato al 31 marzo scorso), mentre gli occupati sono 24.471 (censiti al 31 dicembre 2010). In Puglia, Lecce segue dopo Bari con un miliardo e 674 milioni di euro di valore aggiunto e 10.473 imprese. Foggia ha introiti per 697 milioni grazie a 3.748 ditte. C’è poi Taranto con 517 milioni e 2.635 aziende e, in ultimo, Brindisi con 414 milioni e 2.948 imprese. Sommando le cifre, la regione genera un valore aggiunto di quattro miliardi e 546 milioni che corrispondono al 7,5% del totale. Le aziende sono 27.232 e danno lavoro a 111.586 persone. In Italia, il settore edile “vale” 86 miliardi di euro, pari al 6,3% del valore aggiunto totale. Le imprese artigiane sono ben 581.681, mentre gli occupati sono 1.929.594. “L’edilizia rappresenta un settore trainante della nostra economia – sottolinea Luigi Marullo, presidente della categoria Costruzioni – tuttavia non si stanno adottando le misure necessarie per fronteggiare la crisi che ha pesanti ripercussioni sull’intero sistema produttivo. I tempi, nell’affidamento degli appalti, sono troppo lunghi – spiega – riscontrando, inoltre, gravi ritardi nell’aggiornamento dei piani urbanistici. Registriamo così il persistere di una crisi ormai triennale che, nell’ultima rilevazione di marzo scorso, evidenzia un livello di attività inferiore di un quinto (20,2%) rispetto ai valori pre-crisi di inizio 2008. Il comparto delle costruzioni – precisa – ha subito una prolungata discesa fino al minimo di febbraio 2010, per risalire temporaneamente fino all’estate e per poi riprendere a scendere fino ai livelli attuali che coprono appena il 10% del percorso di risalita (dal minimo della recessione al massimo registrato prima della crisi). Riguardo ai tempi di pagamento, persistono condizioni molto critiche per le imprese. In Italia – ammonisce – sono il doppio della media europea per i pagamenti tra privati, il triplo della media nei pagamenti della pubblica amministrazione. Parliamo di 180 giorni, contro i 65 della media europea. L’incremento dei ritardi dei pagamenti – conclude – determina un costo in termini di maggiori oneri finanziari per la filiera dell’artigianato stimabile attorno ad un miliardo di euro”.

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