Abbiamo ricevuto e pubblichiamo integralmente la lettera del Sig. Riccardo Rella, Presidente dell’Associazione SpeleoTrekkingSalento, indirizzata a: Procuratore della Repubblica, dott. Cataldo Motta; Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano; Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Silvio Berlusconi; Ministro per i Beni Culturali e Archeologici, On. Giancarlo Galan.

Per conoscenza a: Sovrintendenza Archeologica di Taranto; Sovrintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Lecce; Presidente della Regione Puglia, dott. Nichi Vendola; Assessore al Mediterraneo, Cultura e Turismo della Regione Puglia, dott.ssa Silvia Godelli; Presidente della Provincia di Lecce, dott. Antonio Gabellone; Vicepresidente della Provincia di Lecce, dott.ssa Simona Manca; Assessore al Turismo e Marketing della Provincia di Lecce, dott. Francesco Pacella; Sindaco di Otranto, dott. Luciano Cariddi; Sindaco di Lecce, dott. Paolo Perrone; APT di Lecce, dott.ssa Stefania Mandurino.

Ritengo doveroso, quale speleologo e presidente del Gruppo speleo-escursionistico SpeleoTrekkingSalento (lungi da qualsiasi interesse personale, ma solo per puro amore per la mia Terra e per la mia educazione di cittadino che non ammette spreco di risorse e di denaro pubblico), intervenire sulla situazione della Grotta dei Cervi di Porto Badisco ai fini dell’effettiva sua salvaguardia interna ed esterna e fruizione turistica. La Grotta dei Cervi, definita il Santuario della Preistoria, prezioso scrigno salentino per l’incommensurabile valore artistico e culturale, è sita nel territorio di Otranto, in un paesaggio da sogno naturalistico eccezionale, in quanto ancora, per fortuna, sottratto all’antropizzazione. Al momento della scoperta, avvenuta agli inizi degli anni ’70 ad opera dei soli cinque miei amici speleologi del Gruppo De Lorentis di Maglie: Severino Albertini, Remo Mazzotta, Isidoro Mattioli, Enzo Evangelisti e Daniele Rizzo, i preziosissimi pittogrammi, attestanti la storia dell’umanità di oltre seimila anni, apparivano perfettamente integri in quanto protetti, nel corso dei millenni, da un delicatissimo equilibrio microclimatico stabile, ancora non alterato dalla presenza umana. Con l’obiettivo di salvaguardarne l’integrità, presentai nel 1998 alla Sovrintendenza di Taranto, alla Provincia di Lecce e ad altre Istituzioni, un progetto di fruizione della Grotta tramite la realtà virtuale 3D avvolgente, definito “rivoluzionario” dalla Stampa, che, se a suo tempo realizzato, avrebbe evitato alla Grotta, sebbene ufficialmente chiusa, il continuo andirivieni umano e, di conseguenza, la inevitabile, da sempre paventata, dissolvenza delle pitture, su cui oggi si discute e si versano lacrime di coccodrillo. Ora si chiede d’impedire un altro scempio: la costruzione di una costosissima Grotta-copia sintetica, oltretutto a possibile rischio diossina, ad imitazione di quanto realizzato a Lascaux, che, oltretutto, con la realizzazione delle inevitabili strutture di supporto (parcheggi, ristoranti e quant’altro) distruggerebbe per sempre un luogo d’incanto. Perché non recuperare, invece, l’esistente? Perché non portare, dopo decenni di abbandono, a conoscenza ed alla fruizione pubblica la grande quantità dei reperti che la Sovrintendenza di Taranto, a dire degli scopritori, portò via “a camionate” dalla Grotta (si parla di circa 600 casse) e che ora dovrebbero giacere inutilizzati nei sotterranei del Museo di Taranto? Sono tutti o in parte? Il riscontro con i verbali, a suo tempo regolarmente redatti, potrebbe fornire una risposta. Si segnala che giace in abbandono, in condizioni sempre più precarie, nei pressi della Grotta, la Masseria Cippano, uno splendido esempio di sistema difensivo del ‘500, di proprietà della Regione Puglia. La mia proposta è che nella Masseria Cippano, una volta concessa al Comune di Otranto, direttamente interessato, sia allestito un Museo, ove possano trovare finalmente sistemazione gli innumerevoli reperti estratti dalla Grotta, che potrà essere osservata al suo interno, esclusivamente, tramite realtà virtuale 3D avvolgente opportunamente messa a punto. Tale Museo non rimarrà quale cattedrale nel deserto, ma sarà inserito in percorsi trekking, culturali ed enogastronomici, con la realizzazione di un “sistema turistico di prodotto”, proiettato verso i mercati internazionali, il cui processo di costruzione dovrebbe essere un esempio virtuoso di approcci bottom-up effettivamente partecipati. Si chiede, pertanto, a Enti e cittadini la condivisione ed il supporto di tale proposta che, tramite un aperto confronto, porti al rispetto del connubio uomo-natura e di quanto da esso dovrà essere tramandato, in maniera assolutamente integra, ai posteri e con ricadute positive sul piano turistico ed occupazionale.