La cattedrale di Otranto, con il suo mosaico rappresenta un mistero affascinante.
Si estende per oltre 16 metri coprendo interamente il pavimento della cattedrale, fu realizzato tra il 1163 ed il 1165 in pieno periodo templare dal monaco- artista Pantaleone, dell’abbazia di S. Nicola di Casole in Otranto.

Si ritiene che sebbene la storia ci indichi Pantaleone come un prete o un monaco, siamo dell’idea che pur dotato di una conoscenza vastissima di quello che era il mondo dell’epoca, sicuramente anche grazie all’apporto della importantissima biblioteca del monastero a Casole (oggi ridotto in un cumulo di macerie). Il monaco doveva avere una cultura più vicina a quella dei Catari, in altre parole coloro che sostenevano il movimento ereticale sorto intorno al XII, che a quella dei cristiani.
Il mosaico fu pensato come un immenso tappeto da preghiera e come una felice testimonianza del matrimonio tra cultura orientale e occidentale, da sempre la Puglia ed in particolare il Salento con i porti di Otranto e S. Maria di Leuca, sono stati punti di partenza e di  arrivo di molte civiltà.
Decifrare il mosaico da sempre è stato un intricato enigma privo di soluzioni credibili.
In molti credono che l’immenso albero che parte dalla porta d’entrata della chiesa e arriva quasi al presbiterio sia “l’Albero Della Vita” per le dimensioni e la centralità dell’opera. Tra i suoi rami si svolgono varie scene: Le vicende di Adamo ed Eva, le raffigurazioni dei dodici mesi dell’anno rappresentati dai segni zodiacali, la leggenda di Re Artu tra le scene bibliche e mitologiche, Caino e Abele e l’Inferno e il Paradiso.
Spostandosi in direzione dell’abside, dietro l’altare maggiore, è raffigurato Bisanzio insieme a cerchi che racchiudono immagini di animali fantastici.
Ancora più avanti è rappresentato il diluvio universale insieme all’Arca di Noè e uomini inghiottiti da pesci enormi.
E dopo la tempesta, il ritorno della pace rappresentata dal ramoscello d’olivo.
Ma questa è solo una delle interpretazioni possibili.
IL messaggio del mosaico potrebbe andare anche in un’altra direzione, e questa potrebbe essere quella di dare una nuova regola ai cristiani, in quanto in quel periodo, la chiesa di Roma dopo il concordato di Worms del 1122 intraprese una via di ricchezza e splendore lontana dal  vero spirito cristiano.
Si puo intravedere qui  un messaggio nel messaggio.
Nel mosaico troviamo la scacchiera, simbolo dei catari, poi adottato anche dai Templari, che doveva  rappresentare  probabilmente l’ordine cosmico, l’eterna lotta tra il bene e il male che non avrebbe mai avuto fine.
Proseguendo in questa direzione, si arriva a Re Artu e Abele, Simboli di chi è degno di entrare  nel regno dei cieli. Re Artu non può che richiamare la leggendaria  ricerca del Sacro Graal che è, nel mosaico, la conoscenza, la gnosi ( dal greco “gnosis”  quindi conoscenza personale delle leggi cosmiche attraverso la conoscenza di se stessi) ed il logos ( che in greco ha assunto vari significati come ad es: relazione, ragion d’essere, causa, spiegazione, ragione). Re Artu parte alla ricerca della conoscenza, lì dove è la radice del male: Nella violazione di Adamo ed Eva nel paradiso terrestre. Il Graal è l’altro simbolo  che troviamo nel mosaico.
Si noti infatti come i due rami in basso e alla base dell’albero costituita dai 2 elefanti, disegni una coppa, il Graal appunto. Il mosaico è ricco di tradizionali simboli templari, quali, ad esempio, la  già citata scacchiera. I templari sono da sempre stati connessi a torto o a ragione con le conoscenze misteriose di cui sarebbero  stati gli unici detentori nella chiesa.

Bibliografia
www.misteria.org
www.puglia.info
www.mosaicodiotranto.it



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