Costretti dai ritmi frenetici di giornate di fitto lavoro e costellate da mille impegni, sono sempre più i genitori che affidano i loro figli a strutture educative che possano occuparsi dei bambini durante la loro assenza.

Secondo quanto rende noto l’Istat nel report “L’offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per l’infanzia”, nell’anno scolastico 2009-2010 le iscrizioni di bambini tra 0 e 2 anni negli asili nido comunali sono state 154.334; altri 38.610 bambini usufruiscono di asili nido convenzionati o sovvenzionati dai comuni. Le percentuali variano dal 3,4% al Sud al 16,4% al Nord- Est: le regioni più all’avanguardia per quanto riguarda il rapporto domanda-offerta sono Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta, con più dell’80% dei Comuni coperti dal servizio. Maglia nera, invece, al Sud, dove solo Puglia, Basilicata, Abruzzo e le due isole possono contare su percentuali comprese tra il 20 e il 40%. Il primato, in termini sia quantitativi che per qualità del servizio, spetta al Nord-Est. Recentemente, tuttavia anche la situazione al Centro è in discreta ascesa: in Umbria fondamentale è stato, a partire del 2008, il potenziamento dei contributi erogati dai Comuni per l’abbattimento delle rette; buono anche l’andamento del Lazio. Non a caso, se si considerano i bambini iscritti, si 100 residenti tra 0 e 2 anni, i Comuni del Centro oltrepassano il Nord- Ovest. Significativo il miglioramento anche in alcune aree meridionali come la Sardegna che ha raddoppiato il numero dei Comuni in cui è presente il servizio.
Nonostante il generale ampliamento dell’offerta pubblica, la quota di domanda soddisfatta è ancora limitata rispetto al potenziale bacino di utenza. Passi in avanti sono stati compiuti con l’affiancamento, accanto agli asili nido tradizionali, di servizi innovativi o integrativi per la prima infanzia: sono in netto aumento i “nidi famiglia” grazie al contributo dei comuni e degli enti sovracomunali.

Maura Corrado

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