Anno del Signore 1209, un esercito di circa 30.000 uomini, provenienti da tutta l’Europa settentrionale, si raduna a Montpellier, pronto ad invadere l’Occitania. Sugli scudi portano la croce come i cavalieri crociati e di crociata si tratta, ma contro altri cristiani.

Li comanda un rozzo signore del nord della Francia, Simon de Montfort. Mancano all’appello i Cavalieri Templari proprio per tale motivo, per loro è inammissibile sguainare le armi contro altre fratelli cristiani. Ma cosa è mai accaduto per determinare una simile invasione?
Abbiamo visto in un  precedente articolo come nel sud dell’odierna Francia centro – occidentale fosse attecchita una nuova forma di Cristianesimo, in contrasto con quello di Roma. Tra l’altro, la latitanza dei preti cattolici, più interessati a questioni materiali piuttosto che a quelle spirituali, dalle loro parrocchie, aveva portato ad un progressivo allontanamento anche dei cattolici che, pur non rinnegando la loro fede, preferivano ascoltare i sermoni dei Catari perché più semplici e diretti al cuore. Anche i nobili simpatizzavano per questa forma di eresia. Allarmati da tale situazione, più volte diversi pontefici avevano tentato un confronto con la strana religione, senza giungere mai ad un accordo, anche per l’arroganza dei legati papali. Esasperato dalle continue angherie di parte cattolica, un gentiluomo di Tolosa, che non era cataro, uccise il legato pontificio Pietro di Castelnou, scatenando l’ira del pontefice Innocenzo III che subito bandì la crociata. Sarebbero bastati pochi mesi, ai combattenti, per guadagnarsi il regno dei cieli post mortem e ricchezze da saccheggiare in vita. Così un esercito di barbari si apprestava a distruggere la ricca e cortese Occitania.
Primo obiettivo militare la cittadina di Bézier, appartenete al Visconte Trencavel, nipote del Conte di Tolosa e simpatizzante cataro, dove viene commesso un vero e proprio genocidio: le fonti parlano di 15 mila morti in un solo giorno, senza distinzione di religione, dal momento che nella città c’erano meno di mille Catari mentre gli altri erano Cattolici ma difendevano i loro fratelli e concittadini. “Come faremo a riconoscere gli eretici?” Avrebbe chiesto un ufficiale al legato papale, la cui risposta sarebbe stata: “Sterminateli tutti, Dio riconoscerà i suoi.” Tappe successive dell’avanzata sono Minerve, Narbona, Perpignano, poi viene messa sotto assedio la splendida città di Carcassona, anch’essa appartenete al Visconte Trencavel. Dopo alcuni mesi anche questa città cade, più per fame e sete, ed il suo signore viene rinchiuso in una torre, dalla quale uscirà morto dopo pochi mesi. Molti cittadini si salvano sulle montagne e raggiungono il castello di Montesegur, mentre un nuovo orribile strumento, l’Inquisizione, viene inaugurato dai Cattolici. Anche il Conte di Tolosa, Raimondo VI, è costretto a subire angherie, nonostante si fosse schierato contro i suoi sudditi ed i suoi parenti, al fianco dei Cattolici, più volte scomunicato e costretto a pesanti umiliazioni, al punto da spingerlo ad abbracciare definitivamente la causa degli eretici, dal momento che la crociata era più una guerra di conquista. Anche il cattolicissimo Pietro II Re di Aragona, di cui erano formalmente vassalli i signori occitani, ormai conscio che quello religioso è solo un pretesto per la conquista, perde la pazienza e si schiera dalla parte occitana ma, al primo scontro rimane mortalmente ferito. Sarà solo con la morte di Simon de Montfort che l’eccidio si placherà, almeno in parte, tuttavia l’Occitania è in ginocchio: saccheggiata, spogliata, devastata. Resistono ancora alcune fortezze catare, in special modo Monsegur, e resisteranno ancora per anni.

Cosimo Enrico Marseglia

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