Vernissage, domenica 31 luglio 2011 alle ore 21,00, della  personale di Gianna Stomeo:”Lacrima Bianca” nel prestigioso salone del Palazzo Baronale di Martano, uno dei principali monumenti della cittadina le cui origini risalgono alla fine del 1300.

L’artista martanese, sarà presentata con un breve percorso artistico e sentimentale da Pompea Vergaro, critico d’arte. Interverrà Vincenzo Abati, storico dell’arte.
La personale è un appuntamento consolidato e  atteso per la città di Martano, giunto al decimo anno.Gianna Stomeo è nata a  Martano dove vive e opera. Artista sensibile e espressiva, una pittura intimista la sua, tesa a rielaborare le emozioni della sua anima.
I suoi dipinti anche quando sono “paesaggi salentini” evocano i sentimenti più antichi e profondi della sua terra con stile intuitivo e del tutto personale. I paesaggi sono interpretati con poesia meditativa, frutto di un attento studio gestuale. Sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni, garantite dalla forza espressiva del colore. Tanti i riconoscimenti, le rassegne e i successi a livello nazionale e internazionale.
In questo ultimo anno Gianna Stomeo ha intrapreso  un viaggio e insieme a lei gli spettatori
lo ripercorreranno, con 20 opere in esposizione, accolti in un luogo antico, intriso di storia e di vicende che lungo i secoli è stato gelosamente custodito.
Durante la serata, avvolti da vibranti suggestioni e, con passo leggero, si faranno delle brevi  soste dinanzi all’Opera dell’artista, per “raccontare di fedeli e ingannevoli radici”e condurre gli spettatori in fermenti di luce. Perchè L’opera dell’artista martanese è una poesia musicale dove tutto è luce.
Il viaggio sarà piacevole, perchè è questo che l’artista desidera. Per Gianna Stomeo l’Arte deve lenire le ferite dell’esistenza
Ella è partita con un bagaglio leggero dove  il legame con la sua  terra è troppo forte.
Nei suoi viaggi porta con sé solo pennelli, perchè i colori: il rosso e il verde,  gli aranci, gli ocra, i blu, il bianco e il nero li attinge dalla terra, dal mare, dal sole, dalle pietre, dall’erba, dai cieli del sud. Nelle tele incontriamo l’artista e la natura: non v’è traccia umana, non v’è  ombra d’uomo, nè case in questa navigazione del tempo, ma viva è la loro essenza  che, magicamente, si innalza dalla rossastra  vegetazione inondata da  esplosioni di luce che gli  olii hanno strappato ai cieli d’oriente rassicuranti dove la tempesta è già passata..
Il poeta Bodini  diceva che Sulle pianure del Sud non  passa un sogno. Invece eccolo qui, lo incontriamo nei sentieri da percorrere, nelle radure dove gli alberi invitano a sostare, nella palude di girasoli ormai arsi dal sole e nei campi di vivaci margherite e rossi papaveri,  ma lo incontriamo anche negli  orizzonti infiniti dove l’artista ritrova  se stessa, i desideri, i legami con la terra ed il cielo, la nostalgia di quell’infanzia che non duole più.
Nella natura l’artista  ritrova le sue  certezze nonostante ella conosca  le trappole della vita, come  in  “Manto bianco”, sua opera prediletta:  basterà l’improvviso animarsi di scirocco o tramontana, custodi fatali di questo sud, per rivelare l’inganno: il selvatico e flessuoso manto bianco, prorompente in primo piano,come per incanto, vedrà svanire i suoi fiori, nei  fremiti di questi venti. Ma il sentimento, il sentimento quello resterà, per sempre!
Gianna Stomeo è stata adeguatamente paragonata a  John Constable e William Turner i celebri pittori inglesi  della prima metà del XIX secolo i quali posero uno sguardo nuovo sulla natura, finalmente accarezzata e amata,  rompendo con il  passato.
Constable seguendo le vie di un realismo che si tramuta in lume nuovo sulle cose e Turner lungo i sentieri della dissoluzione della natura, nella luce e nel colore.
Oggi l’opera di Gianna Stomeo  non riflette più questi maestri, ella  ha trovato la propria caratterizzazione. Al suo fare artistico possiamo riconoscere una piena Maturità
Oggi possiede un proprio modello inconfondibile che la rende  riconoscibile dove la tecnica, le forme e i cromatismi sono il frutto di un lento lavoro di personalizzazione
L’opera “Lacrima Bianca”, un olio su tela, di grandi dimensioni, è la sintesi di un viaggio che dà il titolo alla personale.
L’artista prova a darci delle indicazioni apparentemente semplici che  però si rivelano ermetiche, perché molto intime. Dapprincipio  è la  parola  quotidiana: lacrima che diviene: bianca. Da qui comincia il nostro viaggio nel mondo misterioso dell’opera di Gianna, per comprendere e conoscere il suo. In primo piano, sulla tela,  pennellate scure e arrotolate per sottolineare la realtà fatta di inevitabili ostacoli e difficoltà, ma  ella intende alimentarsi dell’assoluto, della bellezza, della perfezione che può trovare  in mondi onirici, lontano, al di là dell’orizzonte, e ci riesce.
Così prende corpo una sottile, fitta  e luminosa pioggia che avvolge quasi l’intera tela con una grande lacrima che viene giù. L’artista raggiunge la luce, ma non solo per se stessa, ella la cattura  per ricondurla nella realtà, trasformata in benefica pioggia.
Lacrime  e pioggia allacciate, d’altronde, allo stesso simbolismo della luce, legate a un medesimo destino, così   questa pioggia sottile e la lacrima ci raggiungono, un dono dell’artista a noi spettatori per offrirci coraggio e fiducia per nutrirsi e nutrircene con una “Lacrima bianca”.
Ora tutti noi volgendo lo sguardo all’intera produzione, supportata da una originale installazione, ci chiediamo, ma abbiamo raggiunto la Meta? Ma si sa che quello che conta è il viaggio, perchè solo il viaggio  potrà renderci saggi. In realtà, la sua scrittura pittorica è fatta di approdi per poi intraprendere nuove partenze.

Terra del sud
Pregna dei respiri della terra del sud
vive intensamente tra pennelli e olii.
Ma quanto è faticoso il suo cammino fra tele e lacrime!
Quanta strada ha percorso solo lei lo sa;
a noi lo svelano le piane intricate di erbe
e rovi e i lunghi sentieri di arbusti e pietre.
Ma nonostante 
la strada non sempre sia segnata,
flessuosi e fiduciosi alberi
vivaci margherite
e girasoli arsi dal sole
invitano a sostare
e meditare 
lontano dalla frenetica
e sfuggente vita contemporanea,
per riprendere  il cammino
tra speranzosi sentieri,
al di là dell’orizzonte     
[p.v]



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