Violenza sessuale e violenza privata nei confronti di una connazionale, sono le accuse che hanno fatto scattare le manette ai polsi di un cittadino rumeno Mihalache Ionel, quarantenne, da diversi anni residente a Lecce.

L’arresto è l’ulteriore risvolto di un’indagine avviata dagli stessi Carabinieri all’inizio di quest’anno, e che il 22 giugno scorso ha portato all’arresto di  VASILE Robert, anch’egli rumeno, responsabile dei medesimi reati.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, i due romeni, in due occasioni distinte, nel dicembre 2010, i sono resi responsabili di una violenza sessuale nei confronti di una loro connazionale. La donna mentre era intenta ad elemosinare è stata avvicinata in due distinte occasioni dagli uomini, che, con un pretesto, e sostenendo di avere il consenso del marito, ignaro di tutto, l’hanno condotta in un casolare abbandonato e hanno abusato sessualmente di lei: non si tratta di violenza di gruppo ma di due episodi distinti, aventi come attori i singoli malviventi. A seguito delle violenze subite, temendo ulteriori ripercussioni nei confronti sia del marito che dei propri figli, la donna ha taciuto sull’accaduto. Quando poi, però, le pressioni sono diventate insostenibili, la donna ha confidato l’accaduto prima al marito e poi ai militari che hanno avviato immediatamente tutte le attività volte a raccogliere le prove di quanto denunciato. Gli elementi forniti dalla stessa vittima sono stati fin dal principio puntuali e facilmente riscontrabili per l’episodi di violenza perpetrato da VASILE Robert, pertanto nel mese di giugno veniva eseguita nei confronti di questi la misura applicativa della custodia cautelare in carcere.
Più difficile la ricostruzione invece della violenza posta in essere da parte di MIHALACHE Ionel, in quanto le percosse inferte nei confronti della donna, prima di perpetrare la violenza sessuale, avevano causato la perdita di conoscenza e pertanto la conseguente incapacità di fornire elementi dettagliati sull’accaduto. A seguito della prima misura, l’attività di ricerca dei militari, tuttavia è proseguita riuscendo a far emergere preziosi elementi utilizzati per supportare la richiesta di emissione della misura oggi eseguita: infatti si è potuto ricostruire che anche nel secondo caso, oltre alle percosse, la donna era stata violentata, perdendo conoscenza. Ad ulteriore conferma della ricostruzione dei militari è stato utilizzato il tentativo dell’arrestato, successivamente all’esecuzione della prima misura, nei confronti di VASILE Robert, di indurre la vittima a rimettere la querela. Tale atto, nonostante fosse privo di valore nel nostro ordinamento giuridico –  il quale prevede, a tutela delle vittime di reati a sfondo sessuale, l’impossibilità che la querela una volta proposta venga poi revocata – è stato assecondato dai militari operanti che hanno intuito le pressioni alla base di questa scelta. Pertanto quando la vittima si è presentata presso gli uffici, potendo prevedere l’interesse di  MIHALACHE Ionel, è stato predisposto, in occasione della ratifica della remissione di querela, un servizio di osservazione e pedinamento per seguire la vittima, ignara di quanto stava accadendo, che subito dopo essere uscita dagli uffici,  ha incontrato MIHALACHE Ionel mostrandogli copia dell’atto appena realizzato. Tale frangente, immortalato con immagini videoriprese, è stato utilizzato a sostegno della tesi investigativa ritenuta valida dal P.M. responsabile del procedimento, che ha richiesto al GIP l’emissione della misura cautelare. Invero il servizio dinamico ha così riscontrato l’assoluta genuinità del racconto della donna, aggiornando di fatto la condotta di “violenza privata” perpetrata dal MIHALACHE Ionel, il quale – previe minacce di morte estese anche ai familiari della vittima – ha preteso che la stessa si adoperasse per “risolvere” a suo favore la vicenda.

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