Leuca è famosa per i suoi luoghi mitici. Sarà per la sua caratteristica posizione geografica, definita il punto dove termina il mondo (“Finibus Terrae”), sarà per la conformazione morfologica della costa popolata  da caverne marine, anfratti, strapiombi, dirupi che rendono il luogo misterioso ed inaccessibile, certo  è che qui storie reali e racconti fantastici si amalgamano con le rotte delle numerose navi che solcano l’incantevole mare.

Esistono leuchesi che dicono di sentire annualmente, la mattina del 25 dicembre, un dolce scampanìo proveniente  dagli abissi marini: è il tipico suono della campana detta del mare senza fondo.
Si narra che un’orda di turchi, nella notte tra il 24 ed il 25 dicembre, sbarcata a Leuca, si diresse verso il Santuario della Vergine di “Finibus Terrae” per depredarlo di ogni oggetto e particolarmente della campana. Ma proprio quando i ladri sacrileghi fuggivano dalla costa con la refurtiva sacra, subito si alzò una tempesta che fagocitò le navi facendo inabissare i turchi con l’intero carico.
In quell’infausto giorno, però, il Natale fu lo stesso annunciato ai leuchesi da un classico suono di campana che misteriosamente saliva dagli abissi, esattamente nel punto in cui il mare è sfondato, senza locanda.
Alcuni luoghi di Leuca hanno una denominazione che fa subito presagire il mito e la leggenda: “lo scoglio della vedova”, “la grotta del diavolo”, “la grotta del drago”, “gli scogli dannati”.
Questi ultimi sono gli isolotti che sorgono nei pressi di Punta Ristola, i quali stranamente richiamano alla mente le diverse parti del corpo umano. E’ naturale che l’erosione del mare plasmi la sagoma degli scogli, ma limitatamente agli isolotti di Punta Ristola la fantasia popolare ha originato una leggenda cruenta a carattere mitologico: si vuole che essi siano i resti dei figli di Giasone, il capo della spedizione degli Argonauti.
Giasone quindi dovendo consegnare al re il vello d’oro, fu costretto ad abbandonare la sposa Medea. Ma ella temendo d’essere stata tradita e, presa da cieca vendetta, per privarlo di ogni erede, sgozzò i figli facendoli a pezzi. Con il macabro carico fuggì poi via su una veloce galea, ma Giasone, duramente provato da tanta cattiveria, si mise ad inseguire la crudele madre. Mentre nei paraggi di Leuca stava finalmente raggiungendola, la perfida Medea iniziò a gettare in acqua i resti dei corpi dei figli, che una volta toccata l’acqua si trasformavano in scogli irrimediabilmente.
Questa leggenda ha dato vita ad una strana suggestione: alcuni pescatori affermano che nelle notti in cui tutto è avvolto dalla bufera, nel tratto di mare di Punta Ristola, si vedono vagare delle misteriose ombre, mentre nell’aria si odono lamenti e gemiti.

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