Ampio, articolato e politicamente differenziato è stato il dibattito svoltosi in aula sulla relazione tenuta dall’assessore alle politiche della salute, Tommaso Fiore e relativo ai percorsi selettivi che hanno portato all’individuazione dei5 manager delle Asl recentemente nominati dalla giunta e che ieri sono stati ascoltati in Commissione sanità.
Chiamato ad esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante, il Consiglio si è nettamente diviso tra coloro che hanno bocciato senza mezzi termini le procedure selettive, coloro che le hanno parzialmente condivise sospendendone però il giudizio di merito e quelli che ne hanno apprezzato le finalità.

A quest’ultima categoria si possono ascrivere tutti i consiglieri della compagine di maggioranza. Chi in maniera netta, come Arcangelo Sannicandro(Sel) che ha rivendicato alla Puglia il primato di aver autodelimitato il potere della politica sul sistema sanitario, Michele Ventricelli (Sel) che ha comunque colto le difficoltà a cui i nuovi direttori generali sono attesi, il segnale di discontinuità posto come condizione dal Pd e condiviso “parzialmente” (lo ha detto nel suo intervento Giuseppe Romano, Pd), dalla giunta. Ed ancora apprezzamento è stato rivolto da Dino Marino (Pd, presidente della Commissione Sanità) con l’ invito a compiere un ulteriore sforzo. Francesco Laddomada (PpV) ha colto l’individuazione di una residualità di discrezionalità nelle scelte effettuate, il plauso senza riserve è stato rivolto all’esecutivo da Angelo Disabato (capogruppo PpV), per il quale la giunta ha sopperito al fallimento del legislatore nazionale individuando criteri selettivi più trasparenti.
Posizione attendista quella scelta dall’Idv: Patrizio Mazza ha sostenuto di non aver colto il reale mandato affidato ai direttori generali, mentre Aurelio Gianfreda ha detto di volere esprimere un giudizio tra 18 mesi, alla prima verifica cui il management sarà sottoposto. Sulla stessa linea anche Francesco Pastore che a nome del Psi-Misto ha inviato ai neo direttori generali gli auguri di buon lavoro.
Anche la minoranza si è diversificata nelle posizioni critiche, con l’Udc, astenutasi sul voto finale, che con Euprepio Curto ha chiesto al governo regionale di fare proprio il principio della responsabilità politica oggettiva stante ancora l’ingerenza del potere politico nelle vicende sanitarie ed il capogruppo Salvatore Negro che ha sollecitato l’immediata attuazione di un piano di riordino ospedaliero teso a valorizzare il benessere dei cittadini.
Giudizio negativo da parte del Pdl che con il capogruppo Rocco Palese ha sostenuto il fallimento del percorso selettivo nel quale è ancora preponderante il peso della politica per cui i “nuovi direttori generali cui è affidata la gestione di risorse pari a 5,5 miliardi di euro, farebbero bene a non ricevere né consiglieri regionali né assessori”.
Di sistema sanitario fuori controllo ha parlato Maurizio Friolo, perplessità su metodologia e designazioni sono state sollevate da Giammarco Surico, mentre Ignazio Zullo ha sostenuto il concetto del fallimento della classe dirigente sanitaria che sarebbe stata clamorosamente bocciata da un percorso selettivo alla cui conclusione è giunto meno del 10% degli aspiranti iniziali. Identico il concetto espresso da Massimo Cassano, per il quale chi oggi viene presentato come protagonista del rinnovamento ha delle gravi responsabilità nel fallimento della sanità regionale, originato dalla “scelta di accorpare in un’unica ASL tutte quelle esistenti in una provincia”, come ha sostenuto il capogruppo de la Ppdt Francesco Damone.