Vignetta Massimo DonateoIl film-maker è una figura professionale  – anche un’attività amatoriale – apparsa in questi ultimi decenni in cui lo sviluppo tecnologico ha permesso la nascita di un cinema indipendente anche se povero

Gli effetti speciali

Dire effetti speciali, dire trucchi, dire cinema è la stessa cosa. Uno dei motivi di successo del cinema al suo nascere fu proprio la meraviglia che suscitava, l’impressione, la magia dei film. Accadevano eventi impensabili, era come trovarsi a teatro con un mago eccezionale sul palcoscenico. Con la differenza che lo schermo cattura di più e ciò che accadeva allora era per gli spettatori inspiegabile, come la sparizione di una persona, che fu veramente il primo trucco della storia del cinema ad opera di Méliès, regista e ( non a caso ) mago, indicato come uno degli inventori del cinema.  Gli storici sottolineano spesso che i primi cinema si trovavano ( almeno in America )  presso i luna park a voler dire che al suo nascere il cinema era un’attrazione inserita in un parco di divertimenti con gli otto volanti, le giostre, il tiro a segno.
Per certi aspetti, e considerando un determinato tipo di film, la storia degli effetti speciali illustra una parte della storia del cinema. Dal  King Kong del 1933 alle miniature di 2001 Odissea nello spazio del 1968, ai sistemi meccanici ed elettronici (animatronic) dell’italiano Carlo Rambaldi e dell’americano Rick Baker. Erano comandati a distanza e rivestiti di ogni tipo di materiale, furono utilizzati in Alien del 1979 e in E.T. del 1982 e poi integrati con le tecniche della robotica nei più recenti RoboCop e Terminator. E siamo ormai a meno di vent’anni fa quando i dinosauri di Spielberg in Jurassic Park ci hanno impressionato e stupito.
Oggi il computer dimezza i costi di produzione: scenografie virtuali, numero di comparse moltiplicato, personaggi fantastici, assurde scene d’azione. Ma tutto questo è possibile anche per il cinema povero? Tutto no, alcune tecniche sì. Può restare una dose di imperfezione tanto più forte quanto meno sono esperte le persone a cui ci si è affidati.
In un cortometraggio desideravo che  il personaggio fosse dentro un quadro, rappresentante una scenografia suggestiva: un antico porticato. Volevo che nel quadro, visto dallo spettatore inequivocabilmente come quadro, in quanto con la cornice e appoggiato su un cavalletto, si materializzasse il personaggio per poi uscire dal quadro ed “entrare nel mondo reale” del film. Il direttore della fotografia mi disse che potevamo realizzare l’effetto con il chroma key. Mi disse cosa occorreva. E così nel garage, svuotato di ciò che ingombrava, innalzammo un telo blu che copriva la parete e piegava sul pavimento proseguendo a terra per qualche metro. L’attore sarebbe stato ripreso con questo sfondo.
Il chroma key viene utilizzato quando si vogliono inserire i personaggi e/o gli oggetti in un ambiente virtuale, oppure in una fotografia, in un quadro, uno sfondo cioè impossibile, come appunto un ambiente immaginato e disegnato. Lo sfondo deve avere un colore chiave ( può essere blu o verde ) uniforme, che  risulta trasparente, e quindi può essere sostituito dallo sfondo che si vuole inserire.
Questa tecnica viene utilizzata di norma in televisione nei servizi di meteorologia e chi non lo sapeva ha scoperto il trucco nel recente film The weather man ( L’uomo del meteo ) con Nicolas Cage, metereologo televisivo, che durante la registrazione del servizio, per  illustrare le previsioni meteo utilizza il chroma key: parla di cartine climatiche e di tavole metereologiche inesistenti indicando  con grande disinvoltura il nulla sullo sfondo verde.